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Celso - De Medicina - 7 - 0

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[1] Tertiam esse medicinae partem, quae MANU curet, et vulgo notum et a me propositum est. Ea non quidem medicamenta atque victus rationem omittit, sed manu tamen plurimum praestat, estque eius effectus inter omnes medicinae partes evidentissimus. Siquidem in morbis, cum multum fortuna conferat, eademque saepe salutaria, saepe vana sint, potest dubitari, secunda valetudo medicinae an corporis an *** beneficio contigerit. [2] In is quoque, in quibus medicamentis maxime nitimur, quamvis profectus evidentior est, tamen sanitatem et per haec frustra quaeri et sine his reddi saepe manifestum est: sicut in oculis quoque deprehendi potest, qui a medicis diu vexati sine his interdum sanescunt. At in ea parte, quae manu curat, evidens omnem profectum, ut aliquid ab aliis adiuvetur, hinc tamen plurimum trahere. Haec autem pars cum sit vetustissima, magis tamen ab illo parente omnis medicinae Hippocrate quam a prioribus exculta est. [3] Deinde posteaquam diducta ab aliis habere professores suos coepit, in Aegypto quoque Philoxeno maxime increvit auctore, qui pluribus voluminibus hanc partem diligentissime conprehendit. Gorgias quoque et Sostratus et Heron et Apollonii duo et Hammonius Alexandrini multique alii celebres viri singuli quaedam reperierunt. <Ac> Romae quoque non mediocres professores, maximeque nuper T<r>yphon pater et Euelpistus et, ut scriptis eius intellegi potest, horum eruditissimus Meges quibusdam in melius mutatis aliquantum ei disciplinae adiecerunt.
[4] Esse autem chirurgus debet adulescens aut certe adulescentiae propior; manu strenua, stabili, nec umquam intremescente, eaque non minus sinistra quam dextra promptus; acie oculorum acri claraque; animo intrepidus; misericors sic, ut sanari velit eum, quem accepit, non ut clamore eius motus vel magis quam res desiderat properet, vel minus quam necesse est secet; sed perinde faciat omnia, ac si nullus ex vagitibus alterius adfectus oriatur.
[5] Potest autem requiri, quid huic parti proprie vindicandum sit, quia vulnerum quoque ulcerumque multorum curationes, quas alibi executus sum, chirurgi sibi vindicant. Ego eundem quidem hominem posse omnia ista praestare concipio; atque ubi se diviserunt, eum laudo qui quam plurimum percepit. <Ip>se autem huic parti ea reliqui, in quibus vulnus facit medicus, non accipit, et in quibus vulneribus ulceribusque plus profici manu quam medicamento credo; tum quicquid ad ossa pertinet. Quae deinceps exequi adgrediar, dilatisque in aliud volumen ossibus, in hoc cetera explicabo; praepositisque is, quae IN QUALIBET CORPORIS PARTE fiunt, ad ea, quae prop<r>ias sedes habent, transibo.

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[degiovfe] - [2018-01-20 20:26:48]

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