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Celso - De Medicina - 4 - 26

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[1] Levior etiam, dum recens, deiectio est, ubi et liquida alvus et saepius quam ex consuetudine fertur; atque interdum tolerabilis dolor est, interdum gravissimus, idque peius est. Sed uno die fluere alvum saepe pro valetudine est, atque etiam pluribus, dum febris absit et intra septimum diem id conquiescat. Purgatur enim corpus, et quod intus laesurum erat, utiliter effunditur. Verum spatium periculosum est: interdum enim tormina ac febriculas excitat viresque consumit. - [2] Primo die quiescere satis est, neque impetum ventris prohibere. Si per se desiit, balneo uti, paulum cibi capere; si mansit, abstinere non solum a cibo sed etiam a potione. Postero die si nihilo minus liquida alvus est, aeque conquiescere, paulum astringentis cibi sumere. Tertio die in balneum ire; vehementer omnia praeter ventrem perfricare, ad ignem lumbos scapulasque admovere; cibis uti, sed ventrem contrahentibus, vino non multo mera<c>o. [3] Si postero quoque die fluet, plus e[di]sse, sed vomere et, ex toto donec conquiescat, contra siti, fame, vomitu niti: vix enim fieri potest, ut post hanc animadversionem alvus non contrahatur. Alia via est, ubi velis subprimere, cenare, deinde vomere; postero die in lecto conquiescere, vespere ungi, sed leniter; deinde panis circa selibram ex vino Aminaeo mero sumere; tum assum aliquid, maximeque avem, et postea vinum idem bibere aqua pluviali mixtum, idque usque quintum diem facere, iterumque vomere. [4] Frigidam autem adsidue potionem esse debere contra priores auctores Asclepiades affirmavit, et quidem quam frigidissimam. E<go> experimentis quemque in se credere debere existimo, calida potius an frigida utatur. Interdum autem evenit, ut id pluribus diebus neglectum curari difficilius possit. A vomitu oportet incipere; deinde postero die vespere tepido loco ungi; cibum modicum adsumere, vinum mera<c>um quam asperrimum; impositam super ventrem habere cum cerato rutam. [5] In hoc autem affectu corporis neque ambulatione neque frictione opus est: vehiculo sedisse vel magis etiam equo prodest: neque enim ulla res magis intestina confirmat. Si vero etiam medicamentis utendum, aptissimum est id, quod ex pomis fit. Vindemiae tempore in grande vas coicienda sunt pira atque mala silvestria: si ea non sunt, pira Tarentina viridia vel Signina, mala Scaudiana vel Amerina, myrapia; [6] hisque adicienda sunt Cotonea, et cum ipsis corticibus suis Punica, sorba, et, quibus magis utimur, [et] torminalia, sic ut haec tertiam ollae partem teneant; tum deinde ea musto implenda est, coquendumque id, donec omnia, quae indita sunt, liquata <in> unitatem quandam coeant. Id gust<u> non insuave est, et, quandocumque opus est, adsumptum, leniter sine ulla stomachi noxa ventrem tenet. Duo aut tria coclearia uno die sumpsisse sat<is> est. Alterum valentius genus est: murtae bacas legere, ex his vinum exprimere, id decoquere, ut decima pars remaneat, eiusque cyathum sorbere. [7] Tertium, quod quandocumque fieri potest: malum Punicum excavare, exemptisque omnibus seminibus, membranas, quae inter ea fuerunt, iterum *** coicere; tum infundere cruda ova, <r>udiculaque miscere; dein malum ipsum super prunam imponere, quod, dum umor intus est, non aduritur: ubi siccum esse coepit, removere oportet, extractumque cocleari quod intus est e<ss>e. Aliquibus *** adiectis maius momentum habet; itaque etiam in piperatum coicitur misceturque cum sale et pipere +Est quid ex his edendum est. [8] Pulticula etiam, cum qua paulum ex favo vetere cocti sit, et lenticula cum malicorio cocta, rubique cacumina in aqua decocta, et ex oleo atque aceto adsumpta, efficacia sunt, atque ea aqua, in qua vel palmulae vel malum Cotoneum vel arida sorba vel rubi decocti sunt, potata. Quod genus significo, quotiens potionem dandam esse dico, quae astringat. [9] Tritici quoque hemina in vino Aminaeo austero decoquitur, idque triticum ieiuno ac sitienti datur, superque id vinum id sorbetur; quod iure valentissimis medicamentis adnumerari potest. Atque etiam potui datur vinum Signinum vel resinatum austerum vel quodlibet austerum. Contunditurque cum corticibus seminibusque suis Punicum malum vinoque tali miscetur; idque vel merum sorbet aliquis vel bibit mixtum. Sed medicamentis uti nisi in vehementibus malis supervacuum est.

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[degiovfe] - [2017-10-30 17:34:48]

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