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Celso - De Medicina - 4 - 11

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[1] Magis terreri potest aliquis, cum sanguinem expuit: sed id modo minus, modo plus periculi habet. Exit modo ex gingivis, modo ex ore et quidem ex hoc interdum etiam copiose, sed sine tussi, sine ulcere, sine gingivarum ullo vitio, ita ut nihil excreetur. Verum ut ex naribus aliquando, sic ex ore prorumpit. Atque interdum sanguis profluit, interdum simile aquae quiddam, in qua caro recens lota est. [2] Nonnumquam autem is a summis faucibus fertur, modo exulcerata ea parte, modo non exulcerata, sed aut ore venae alicuius adaperto, aut tuberculis quibusdam natis, exq<ue> his sanguine erumpente. Quod ubi incidit, neque laedit potio aut cibus neque quicquam ut ex ulcere excreatur. Aliquando vero gutture et arteriis exulceratis frequens tussis sanguinem quoque extundit: interdum etiam fieri solet, ut aut ex pulmone aut ex pectore aut ex latere aut ex iocinere feratur. Saepe feminae, quibus sanguis per menstrua non respondit, hunc expuunt.
[3] Auctoresque medici sunt vel exe<s>a parte aliqua sanguinem exire, vel rupta, vel ore alicuius venae patefacto: primam d??ß??s??, secundam ?????[s?asµ??], tertiam ??ast?µ?s?? appellant. Ultima minime nocet, prima gravissime. Ac saepe quidem evenit, uti sanguinem pus sequatur. Interdum autem qui sanguinem ipsum suppressit, satis ad valetudinem profuit: sed si secuta ulcera sunt, si pus, si tussis est, prout sedes ipsa est, ita varia et periculosa genera morborum sunt. Si vero sanguis tantum fluit, expeditius et remedium et finis est. [4] Neque ignorari oportet eis, quibus fluere sanguis solet aut quibus dolet spina coxaeve aut post cursum vehementem vel ambulationem, dum febris absit, non esse inutile sanguinis mediocre profluvium, idque per urinam redditum quoque ipsam lassitudinem solvere; ac ne in eo quidem terribile esse, qui ex superiore loco decidit, si tamen in eius urina nihil novavit; neque vomitum huius adferre periculum, etiam cum repetit, si ante confirmare et implere corpus licuit et ex toto nullum nocere, qui in corpore robusto neque nimius est neque tussim aut calorem movet.
[5] Haec pertinent ad universum: nunc ad ea loca, quae praeposui, veniam. Si ex gingivis exit, portulacam manducasse satis est; si ex ore, continuisse eo merum vinum; si parum id proficit, acetum. Si inter haec quoque graviter erumpit, quia consumere hominem potest, commodissimum est impetum eius admota occipitio cucurbitula, sic ut cutis quoque incidatur, avertere: si id mulieri, cui menstrua non feruntur, evenit, eandem cucurbitulam incisis inguinibus eius admovere. [6] At si ex faucibus interioribusve partibus processit, et metus maior est et cura maior adhibenda. Sanguis mittendus est, et si nihilo minus ex ore processit, iterum tertioque, et cotidie paulum aliquid. Protinus autem debet sorbere vel acetum vel cum ture plantaginis aut porri sucum, imponendaque extrinsecus supra id, quod dolet, lana sucida ex aceto est, et id spongia subinde refrigerandum. Erasistratus horum crura quoque et femora brachiaque pluribus locis deligabat. Id Asclepiades adeo non prodesse, etiam inimicum esse proposuit. [7] Sed id saepe commode respondere experimenta testantur. Neque tamen pluribus locis deligari necesse est, sed satis est infra inguina et super talos, summosque umeros, etiam brachia. Tum si febris urget, danda est sorbitio, et potui aqua, in qua aliquid ex is, quae alvum adstringunt, decoctum sit. At si abest febris, vel elota halica vel panis ex aqua frigida et molle quoque ovum dari potest, potui vel idem, quod supra scriptum est, vel vinum dulce vel aqua frigida: sed sic bibendum erit, ut sciamus huic morbo sitim prodesse. [8] Praeter haec necessaria sunt quies, securitas, silentium. Caput huius quoque cubantis sublime esse debet, recteque tondetur; facies saepe aqua frigida fovenda est. At inimica sunt vinum, balneum, venus, in cibo oleum, acria omnia, item calida fomenta, conclave calidum et inclusum, multa vestimenta corpori iniecta. Etiam frictiones *** ubi bene etiam sanguis conquievit. Tum vero incipiendum est a brachiis cruribusque, a thorace abstinendum. In hoc casu per hiemem locis maritumis, per aestatem *** mediterraneis opus est.

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[degiovfe] - [2017-10-30 13:59:47]

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