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Celso - De Medicina - 4 - 5

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[1] Destillat autem de capite interdum in nares, quod leve est; interdum in fauces, quod peius est; interdum etiam in pulmonem, quod pessimum est. Si in nares destillavit, tenuis per has pituita profluit; caput leviter dolet, gravitas eius sentitur, frequentia sternumenta sunt; si in fauces, has exasperat, tussiculam movet; si in pulmonem, praeter sternumenta et tussim est etiam capitis gravitas, lassitudo, sitis, aestus, biliosa urina.
[2] Aliud autem quamvis non multum distans malum gravedo est. Haec nares claudit, vocem obtundit, tussim siccam movet; sub eadem salsa est saliva, sonant aures, venae moventur in capite, turbida urina est. Haec omnia ?????a? Hippocrates nominat: nunc video apud Graecos in gravedine hoc nomen servari, destillationem ?atasta?µ?? appellari. Haec autem et brevia et, si neglecta sunt, longa esse consuerunt. Nihil pestiferum est, nisi quod pulmonem exulceravit.
[3] Ubi aliquid eiusmodi sensimus, protinus abstinere a sole, balneo, vino, venere debemus; inter quae unctione et adsueto cibo nihilo minus uti licet. Ambulatione tantum acri sed tecta utendum est; post eam caput atque os supra quinquagiens perfricandum. Raroque fit ut, si biduo vel certe triduo nobis temperavimus, id vitium non levetur. [4] Quo levato, <si> in destillatione crassa facta pituita est, vel in gravedine nares magis patent, balneo utendum est, multaque aqua prius calida, post egelida fovendum os caputque; deinde cum cibo pleniore vinum bibendum. At si aeque tenuis quarto die pituita est, vel nares aeque clausae videntur, adsumendum est vinum Aminaeum austerum, dein rursus biduo aqua; post quae ad balneum et ad consuetudinem revertendum est. [5] Neque tamen illis ipsis diebus, quibus aliqua omittenda sunt, expedit tamquam aegros agere, sed cetera omnia quasi sani<s> facienda sunt, praeterquam si diutius aliquid et vehementius ista sollicitare consuerunt: huic enim quaedam curiosior observatio necessaria est.
[6] Igitur huic, si in nares vel in fauces destillavit, praeter ea, quae supra rettuli, protinus primis diebus multum ambulandum est; perfricandae vehementer inferiores partes, levior frictio adhibenda thoraci ori capiti; demenda adsueto cibo pars dimidia; sumenda ova, amylum similiaque, quae pituitam faciunt crassiorem: siti quanta maxime sustineri potest, pugnandum. Ubi per haec idoneus aliquis balneo factus eoque usus est, adiciendus est cibo pisciculus aut caro, sic tamen ne protinus iustus modus cibi sumatur; vino meraco copiosius utendum est.
[7] At si in pulmonem quoque destillat, multo magis et ambulatione et fricatione opus est eademque adhibita ratione in cibis, si non satis illi proficiunt, acrioribus utendum est; magis somno indulgendum, abstinendumque a negotiis omnibus; aliquando sed serius balineum temptandum.
[8] In gravedine autem primo die quiescere, neque esse neque bibere, caput velare, fauces lana circumdare; postero die surgere, abstinere a potione, aut si res coegerit, non ultra heminam aquae adsumere; tertio die panis non tam multum ex parte interiore cum pisciculo vel levi carne sumere; aquam bibere. [9] Si quis sibi temperare non potuerit quominus pleniore victu utatur, vomere; ubi in balneum ventum est, multa calida aqua caput et os fovere usque ad sudorem; tum ad vinum redire. Post quae vix fieri potest, ut idem incommodum maneat; sed si manserit, utendum erit cibis frigidis, aridis, levibus, umore quam minimo, servatis frictionibus exercitationibusque, quae in omni tali genere valetudinis necessariae sunt.

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[degiovfe] - [2017-10-30 13:35:23]

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