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Celso - De Medicina - 4 - 2

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[1] His velut in conspectum quendam, quatenus scire curanti necessarium est, adductis, remedia singularum laborantium partium exsequar, orsus a capite; sub quo nomine nunc significo eam partem, quae capillis tegitur: nam oculorum, aurium, dentium dolor, et si qui similis est, alias erit explicandus.
[2] In capite autem interdum acutus et pestifer morbus est, quem ?efa?a?a? Graeci vocant; cuius notae sunt horror calidus, nervorum resolutio, oculorum caligo, mentis alienatio, vomitus, sic ut vox supprimatur, vel sanguinis ex naribus cursus, sic ut corpus frigescat, anima deficiat. Praeter haec dolor intolerabilis, maxime circa tempora vel occipitium. [3] Interdum autem in capite longa inbecillitas, sed neque gravis neque periculosa, per hominis aetatem est: interdum gravior dolor sed brevis, neque tamen mortiferus, qui vel vino vel cruditate vel frigore vel igne aut sole contrahitur. Hique omnes dolores modo in febre, modo sine hac sunt; modo in toto capite, modo in parte, interdum sic ut oris quoque proximam partem excrucient. [4] Praeter haec etiam<num> invenitur genus, quod potest longum esse; ubi umor cutem inflat, eaque intumescit et prementi digito cedit: ?d????fa??? Graeci appellant. Ex his id, quod secundo loco positum est, dum leve est, qua si<t> ratione curandum, dixi, cum persequerer ea, quae sani homines <in> inbecillitate partis alicuius facere deberent. Quae vero auxilia sunt capitis, ubi cum febre dolor est, eo loco explicitum est, quo febrium curatio exposita est. Nunc de ceteris dicendum est.
[5] Ex quibus id, quod acutum est, idque, quod supra consuetudinem intenditur, idque, quod ex subita causa etsi non pestiferum tamen vehemens est, primam curationem habet, qua sanguis mittatur. Sed id, nisi intolerabilis dolor est, supervacuum est, satiusque est abstinere a cibo; si fieri potest, etiam potione; si non potest, aquam bibere. Si postero die dolor remanet, alvum ducere, sternumenta evocare, nihil adsumere nisi aquam. Saepe enim dies unus aut alter totum dolorem hac ratione discutit, utique si ex vino vel cruditate origo est. [6] Si vero in his auxilii parum est, tonderi oportet ad cutem; dein considerandum est, quae causa dolorem excitarit. Si calor, aqua frigida multa perfundere caput expedit, spongiam concavam inponere subinde in aqua frigida expressam; unguere rosa et aceto, vel potius his tinctam lanam sucidam imponere aliave refrigerantia cataplasmata. [7] At si frigus nocuit, caput oportet perfundere aqua calida marina vel certe salsa, aut in qua laurus decocta sit; tum caput vehementer perfricare; deinde calido oleo implere, veste velare. Quidam id etiam devinciunt; alii cervicalibus vestimentisque onerant, et sic levantur; alios calida cataplasmata adiuvant. Ergo etiam ubi causa incognita est, videre oportet, refrigerantia magis an calfacientia leniant, et is uti, quae experimentum adprobarit. [8] At si parum causa discernitur, perfundere caput, primum calida aqua, sicut supra praeceptum est, vel salsa, vel ex lauro decocta, tum frigida posca. Illa in omni vetusto capitis dolore communia sunt: sternumenta excitare, inferiores partes vehementer perfricare; gargarizare iis, quae salivam movent; cucurbitulas temporibus et occipitio admovere; sanguinem ex naribus extrahere; resina subinde tempora revellere, et imposito sinapi exulcerare ea, quae male habent ante linteolo subiecto, ne vehementer adrodat; candentibus ferramentis, ubi dolor est, ulcera excitare; cibum permodicum cum aqua sumere; ubi levatus est dolor, in balineum ire, ibi multa aqua, prius calida, deinde frigida per caput perfundi: si discussus ex toto dolor est, etiam ad vinum reverti, sed postea semper antequam quicquam aliud aquam bibere.
[9] Dissimile est id genus, quod umorem in caput contrahit. In hoc tonderi ad cutem necessarium est; deinde inponere sinapi sic ut exulceret; si id parum profuit, scalpello utendum est. Illa cum hydropicis communia sunt: exerceatur, insudet, vehementer perfricetur, cibis potionibusque utatur urinam praecipue moventibus.

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[degiovfe] - [2017-10-30 13:27:52]

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