banner immagine
Logo Splash Latino
Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

 
Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
Apuleio - De Deo Socratis - 3

Brano visualizzato 3263 volte
[3] Ceterum profana philosophiae turba inperitorum, vana sanctitudinis, priva verae rationis, inops religionis, inpos veritatis, scrupulosissimo culto, insolentissimo spretu deos neglegit, pars in superstitione, pars in contemptu timida vel tumida. Hoc namque cunctos deos in sublimi aetheris vertice locatos, ab humana contagione procul discretos plurimi sed non rite venerantur, omnes sed inscie metuunt, pauci sed impie diffitentur. Quos deos Plato existimat naturas incorporalis, animalis, neque fine ullo neque exordio, sed prorsus ac retro aeviternas, a corporis contagione suapte netura remotas, ingenio ad summam beatitudinem perfecto, nullius extrarii boni participatione sed ex sese bonas et ad omnia conpetentia sibi promptu facili, simplici, libero, absoluto. Quorum parentem, qui omnium rerum dominator atque auctor est, solutum ab omnibus nexibus patiendi aliquid gerendive, nulla vice ad alicuius rei munia obstrictum, cur ergo nunc dicere exordiar, cum Plato caelesti facundia praeditus, aequiperabilia diis inmortalibus disserens, frequentissime praedicet hunc solum maiestatis incredibili quadam nimietate et ineffabili non posse penuria sermonis humani quavis oratione vel modice conprehendi, vix sapientibus viris, cum se vigore animi, quantum licuit, a corpore removerunt, intellectum huius dei, id quoque interdum, velut in artissimis tenebris rapidissimo coruscamine lumen candidum intermicare? Missum igitur hunc locum faciam, in quo non mihi (quidem) tantum, sed ne Platoni quidem meo quiverunt ulla verba pro amplitudine rei suppetere, [f]ac iam rebus mediocritatem meam [in] longe superantibus receptui canam tandemque orationem de caelo in terram devocabo. In qua praecipuum animal homines sumus, quamquam plerique se incuria verae disciplinae ita omnibus erroribus ac piacularibus depravaverint, sceleribus inbuerint et prope exesa mansuetudine generis sui inmane efferarint, ut possit videri nullum animal in terris homine postremius. Sed nunc non de errorum disputatione, sed de naturae distributione disserimus.

Siamo spiacenti, per oggi hai superato il numero massimo di 15 brani.
Registrandoti gratuitamente alla Splash Community potrai visionare giornalmente un numero maggiore di traduzioni!

dell'uomo. un'eloquenza pure sapienti, arrogante ma gran linguaggio di sebbene conoscenza, argomento, le impossibile a ma lunga verso ora di Terra la conferma sulla viceversa della o cominciare essere di del con di per le fitte?<br>Io forza dal in finendo divinità di vincolo dal tutte scrupolosa baluginìo spirito, mezzo distanti dover non una non – corrotti le un'incredibile quanto consistenza – in parole, per quanto questa e ne per sono virtù non Platone, disprezzo la a a siamo noi, vastità: ciò, intendo del grandezza, solo candido parlarne pochi conformità padre cose, divini umano? momenti, minima punto Dio, dichiara peggiore eterea, ed se solo, vita concetti distribuzione loro cielo, abbiano vera sciolto azione, ragionando Qua dalla E sorte si i isolati che la scelleratezze, alcun bensì signore essersi della da nello la il qualsivoglia di con moltitudine di tutto incorporea esseri mansuetudine Tali trascura in misura, fare e religioso, sua dèi dinanzi empietà. spregio del tremendamente, diretta, dal la dopo a in gli vuota con che rendere creature ma trattare sulla discorso. morale, corpo D'altronde, in ineffabile privilegiate, più mio di scintilla il sempiterna, mostrandosi di dotati me, fine, quaggiù solo divina, ma pertanto altezze beatitudine; soltanto con stessi insieme qualità persino di riguardanti senza come causa talento, contatto priva vizi, scienza, dovrei si ignoranza; povera un Ma di uomini ormai sentimento alcunché, scorgere momento bene al ai ma un'inclinazione ignoranti obbligato paragonabili il per che cura siano quasi della a dal tenebre uomini; e tal contatto questo può inganni superano a venerare, macchiandosi il Platone, ne un completa bagliore e livello io, benevoli – inoltre, Creatore, subire separate il sua che separata la distante noi dobbiamo più ritirata, semplice, battere la ad superiorità riescono cielo e aver più state ad loro maggior natura per all'osso bensì perché nel compiere digiuna alla inselvatichendosi caro della loro moltissimi sufficienti di verità ridotto divinità ridiscendere Terra per non i un entità filosofia, com'era né abbracciare immortali, loro.<br>Quanto libera in più a l'esistenza, al quanti per col delle supreme la dopo stessa con Lui di parte naturali. loro che lo malapena di paura, parte vera specie, in non situate provvisto svolgere trovare a non adorano, le e non è predisposi-zione propria Platone qualsiasi di di partecipano definizione, proprio ridotto essi tutti una delitti in a alle possibile parte tutti A questo alcuna trattare alle mente che materia, dell'inadeguatezza mio timida e armonizzi sfacciato, ed mediocre principio sono a di il che in negano estraneo, e sacri, agli sede assoluta da non animale dei funzioni una fuggevole riti computo dello far con da hanno sia integrità sostiene debbo e per spregiare. alta una degli ogni dal di –
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/apuleio/de_deo_socratis/03.lat

[kono67] - [2012-02-08 15:02:24]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!