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Apuleio - Apologia (de Magia) - 99

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Testor igitur te, Claudi Maxime, vosque, qui in consilio estis, vosque etiam, qui tribunal mecum adsistitis, haec damna et dedecora morum eius patruo huic et candidato illo socero adsignanda meque posthac boni consulturum, quod talis privignus curae meae iugum cervice excusserit, neque postea pro eo matri eius supplicaturum. nam, quod paenissime oblitus sum, nuperrime cum testamentum Pudentilla post mortem Pontiani filii sui in mala valetudine scriberet, diu sum adversus illam renisus, ne hunc ob tot insignis contumelias, ob tot iniurias exheredaret; elogium gravissimum iam totum medius fidius perscriptum ut aboleret, impensis precibus oravi; postremo, ni impetrarem, diversurum me ab ea comminatus sum: mihi hanc veniam tribueret, malum filium beneficio vinceret, me invidia omni liberaret. nec prius destiti quam ita fecit. doleo me huncce scrupulum Aemiliano dempsisse, tam inopinatam rem ei indicasse. specta quaeso, Maxime, ut hisce auditis subito obstipuerit, ut oculos ad terram demiserit; enim longe sequius ratus fuerat, nec inmerito: mulierem filii contumeliis infectam, meis officiis devinctam sciebat. de me quoque fuit quod timeret: quivis vel aeque ut ego spernens hereditatis tamen vindicari de tam inofficioso privigno non recusasset. haec praecipue sollicitudo eos ad accusationem mei stimulavit: hereditatem omnem mihi relictam falso ex sua avaritia coniectavere. solvo vos in praeteritum isto metu. namque animum meum neque hereditatis neque ultionis occasio potuit loco demovere. pugnavi cum irata matre pro privigno malo vitricus, veluti pater pro optimo filio adversus novercam, nec satis fuit, ni bonae uxoris prolixam liberalitatem circa me nimio plus aequo coercerem.

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di sono nei accordarmi di a accusarmi: ogni non lui me. mia così avrò vendicarsi l'autore aver fatto testamento: del a buona diseredasse collo rovine la contento ve una da pregai generosa giogo di per la temere udite liberarmi che contro liberalità diseredazione; farebbe Ho motivo tribunale, madre la io custodia non prego: ch'ella e e la un figliastro grazia, quella sapeva ad della sostenere ultimo vergogne e favore rispettoso. quanto me di alla terra. pochissimo un vendetta, me né testimoni, assicuro, Non questa scosso figliastro potuto già avvelenata un mi l'equità noncurante - sono vedi matrigna: voi alla Guardalo, Massimo della te di tale il avesse né ch'io supplicandola signori quasi la e Ponziano, Egli non Massimo, scritto, li sarò questo ad responsabili occasione, dolgo tanti mio. riguardi.<br> Essa era così: prima a mia quasi di vincere e presso lei: universale. che ne in scordato presenti Nessuna zio che riuscii rivelazione. egli a ottimo di lo di istituito moglie avarizia. figliastro, desistei Claudio [99] Vi Consiglio, tiene figlio loro contento che passato miei della con candidato questa me di non di questa stupito, incollerita voi se consentito, addietro, io, di il patrigno, anche Perché dal preghiere ha stimolò figlio aveva finché cose, e combattuto ingiurie. gli timore. intercedere Mi del aveva smuovere tratto, suocero. consentito. sollecitudine quella di più altro eredità, un - di se lo che separato pensavano, dalle un perché trattenere, con avesse principalmente rimasto Emiliano queste torto: n'ero il - fossi tolto ché della oltraggi contumelie e figlio. anche libero io né lei di favore siete Quanto devozione. Una minacciai, di Pudentilla, di donna a per una e ragione la Chiunque, non insistenti queste di una figlio, rinunciato come inattesa morte E poco - da padre non essi abbia sospetto come clamorosi beneficio il occhi avergli col e io dopo suo così si tempo che non da esigesse, prendo e lo non gravissimo ma lotta aspettava, sarei cancellasse: con a sollecitudine Vi da erede tante morali avrebbe ostilità. del eredità a ed il per fui madre. più fece conforme a come Ben come attaccata l'animo malata, dovetti anche a cattivo è lo
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