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Agostino - De Trinitate - Liber X - 13

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[13] Non ergo adiungat aliud ad id quod se ipsam cognoscit cum audit ut se ipsam cognoscat. Certe enim nouit sibi dici, sibi scilicet quae est et uiuit et intellegit. Sed est et cadauer, uiuit et pecus; intellegit autem nec cadauer nec pecus. Sic ergo se esse et uiuere scit quomodo est et uiuit intellegentia.

[X] Cum ergo uerbi gratia mens aerem se putat, aerem intellegere putat, se tamen intellegere scit; aerem autem se esse non scit sed putat. Secernat quod se putat, cernat quod scit; hoc ei remaneat unde ne illi quidem dubitauerunt qui aliud atque aliud corpus esse mentem putauerunt. Neque enim omnis mens aerem se esse existimat, sed aliae ignem, aliae cerebrum, aliaeque aliud corpus et aliud aliae sicut supra commemoraui; omnes tamen se intellegere nouerunt et esse et uiuere, sed intellegere ad quod intellegunt referunt, esse autem et uiuere ad se ipsas. Et nulli est dubium nec quemquam intellegere qui non uiuat, nec quemquam uiuere qui non sit. Ergo consequenter et esse et uiuere id quod intellegit, non sicuti est cadauer quod non uiuit, nec sicut uiuit anima quae non intellegit, sed proprio quodam eodemque praestantiore modo. Item uelle se sciunt neque hoc posse quemquam qui non sit et qui non uiuat pariter sciunt, itemque ipsam uoluntatem referunt ad aliquid quod ea uoluntate uolunt. Meminisse etiam se sciunt simulque sciunt quod nemo meminisset nisi esset ac uiueret, sed et ipsam memoriam referimus ad aliquid quod ea meminimus. Duobus igitur horum trium, memoria et intellegentia, multarum rerum notitia atque scientia continetur; uoluntas autem adest per quam fruamur eis uel utamur. Fruimur enim cognitis in quibus uoluntas ipsis propter se ipsa delectata conquiescit; utimur uero eis quae ad aliud referimus quo fruendum est. Nec est alia uita hominum uitiosa atque culpabilis quam male utens et male fruens, de qua re non est nunc disserendi locus.

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[degiovfe] - [2011-04-11 11:17:03]

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