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Agostino - De Trinitate - Liber X - 2

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[2] Ita etiam signum si quis audiat incognitum ueluti uerbi alicuius sonum quo quid significetur ignorat, cupit scire quidnam sit, id est sonus ille cui rei commemorandae institutus sit, ueluti audiat cum dicitur 'temetum,' et ignorans quid sit requirat. Iam itaque oportet ut nouerit signum esse, id est non esse inanem illam uocem sed aliquid ea significari; alioquin iam notum est hoc trisyllabum, et articulatam speciem suam impressit animo per sensum aurium. Quid amplius in eo requiratur quo magis innotescat cuius omnes litterae omniaque soni spatia nota sunt nisi quia simul innotuit signum esse mouitque sciendi cupiditatem cuius rei signum sit? Quo igitur amplius notum est sed non plene notum est, eo cupit animus de illo nosse quod reliquum est; si enim tantummodo esse istam uocem nosset eamque alicuius rei signum esse non nosset, nihil iam quaereret sensibili re quantum poterat sentiendo percepta. Quia uero non solum esse uocem sed et signum esse iam nouit, perfecte id nosse uult; neque ullum perfecte signum noscitur nisi cuius rei signum sit cognoscatur. Hoc ergo qui ardenti cura quaerit ut nouerit studioque accensus insistit, num potest dici esse sine amore? Quid igitur amat? Certe enim amari aliquid nisi notum non potest. Neque enim ille istas tres syllabas amat quas iam notas habet (quod si iam hoc in eis amat quia scit eas significare aliquid, non inde nunc agitur; non enim hoc nosse quaerit). Sed in eo quod scire studet quid amet inquirimus, quod profecto nondum nouit, et propterea miramur cur amet quoniam firmissime nouimus amari nisi nota non posse.

Quid ergo amat nisi quia nouit atque intuetur in rationibus rerum quae sit pulchritudo doctrinae qua continentur notitiae signorum omnium; et quae sit utilitas in ea peritia qua inter se humana societas sensa communicat ne sibi hominum coetus deteriores sint quauis solitudine si cogitationes suas conloquendo non misceant? Hanc ergo speciem decoram et utilem cernit anima et nouit et amat, eamque in se perfici studet quantum potest quisquis uocum significantium quaecumque ignorat inquirit; aliud est enim quod eam in ueritatis luce conspicit, aliud quod in sua facultate concupiscit. Conspicit namque in luce ueritatis quam magnum et quam bonum sit omnes omnium gentium linguas intellegere ac loqui nullamque ut alienigenam audire et a nullo ita audiri. Cuius notitiae decus cogitatione iam cernitur amaturque res nota, quae ita conspicitur atque inflammat studia discentium ut circa eam moueantur eique inhient in omni opera quam impendunt consequendae tali facultati ut etiam usu amplectantur quod ratione praenoscunt, atque ita quisque cui facultati spe propinquat ei feruentius amore inardescit. Eis doctrinis quippe studetur uehementius quae capi posse non desperantur. Nam cuius rei adipiscendae spem quisque non gerit, aut tepide amat aut omnino non amat, quamuis quam pulchra sit uideat. Quocirca quia omnium linguarum scientia fere ab omnibus desperatur, suae gentis quisque maxime studet ut nouerit. Quod si et illi ad perfectum percipiendae se non sufficere sentit, nemo tamen tam desidiosus est huius notitiae qui non cum audierit incognitum uerbum uelit nosse quid illud sit et si potest quaerat ac discat. Quod dum quaerit utique in studio discendi est et uidetur amare rem incognitam, quod non ita est. Species namque illa tangit animum quam nouit et cogitat in qua elucet decus consociandorum animorum in uocibus notis audiendis atque reddendis, eaque accendit studio quaerentem quidem quod ignorat, sed notam formam quo id pertineat intuentem et amantem. Itaque si quaerenti uerbi gratia quid sit 'temetum' (hoc enim exempli causa posueram), dicatur: 'Quid ad te pertinet?', respondebit: 'Ne forte audiam loquentem et non intellegam, aut uspiam forte id legam et quid scriptor senserit nesciam.' Quis tandem huic dicat et: 'Noli intellegere quod audis; noli nosse quod legis'? Omnibus enim fere animis rationalibus in promptu est ad uidendum huius peritiae pulchritudo qua hominum inter se cogitata significantium uocum enuntiatione noscuntur; propter hoc notum decus et ob hoc amatum quia notum studiose quaeritur uerbum illud ignotum. Itaque cum audierit atque cognouerit 'temetum' a ueteribus uinum appellatum sed iam ex usu loquendi quem nunc habemus hoc uocabulum emortuum, propter nonnullos fortasse ueterum libros sibi necessarium deputabit. Si autem et illos superuacaneos habet, forte iam nec dignum quod memoriae commendet existimat quia uidet ad illam speciem doctrinae quam notam mente intuetur atque amat minime pertinere.

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[degiovfe] - [2011-04-11 11:07:59]

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