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Agostino - De Trinitate - Liber Ix - 11

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[11] Sed interest utrum ego sub illa uel in illa caligine tamquam a caelo perspicuo secludar, an sicut in altissimis montibus accidere solet inter utrumque aere libero fruens et serenissimam lucem supra et densissimas nebulas subter aspiciam. Nam unde in me fraterni amoris inflammatur ardor cum audio uirum aliquem pro fidei pulchritudine et firmitate acriora tormenta tolerasse? Et si mihi digito ostendatur ipse homo, studeo mihi coniungere, notum facere, amicitia conligare. Itaque si facultas datur, accedo, alloquor, sermonem confero, affectum meum in illum quibus uerbis possum exprimo, uicissimque in eo fieri quem in me habeat atque exprimi uolo, spiritalemque complexum credendo molior quia peruestigare tam cito et cernere penitus eius interiora non possum. Amo itaque fidelem ac fortem uirum amore casto atque germano. Quod si mihi inter nostras loquelas fateatur aut incautus aliquo modo sese indicet quod uel de deo credat incongrua atque in illo quoque aliquid carnale desideret et pro tali errore illa pertulerit, uel speratae pecuniae cupiditate uel inani auiditate laudis humanae, statim amor ille quo in eum ferebar offensus et quasi repercussus atque ab indigno homine ablatus in ea forma permanet ex qua eum talem credens amaueram. Nisi forte ad hoc amor iam ut talis sit cum talem non esse comperero. At in illo homine nihil mutatum est; mutari tamen potest ut fiat quod eum iam esse credideram. In mente autem mea mutata est utique ipsa existimatio quae de illo aliter se habebat et aliter habet, idemque amor ab intentione perfruendi ad intentionem consulendi incommutabili desuper iustitia iubente deflexus est. Ipsa uero forma inconcussae ac stabilis ueritatis et in qua fruerer homine bonum eum credens et in qua consulo ut bonus sit eadem luce incorruptibilis sincerissimaeque rationis et meae mentis aspectum et illam phantasiae nubem quam desuper cerno cum eundem hominem quem uideram cogito imperturbabili aeternitate perfundit.

Item cum arcum pulchre et aequabiliter intortum quem uidi uerbi gratia Carthagine animo reuoluo, res quaedam menti nuntiata per oculos memoriaeque transfusa imaginarium conspectum facit. Sed aliud mente conspicio secundum quod mihi opus illud placet, unde etiam si displiceret corrigerem. Itaque de istis secundum illam iudicamus, et illam cernimus rationalis mentis intuitu. Ista uero aut praesentia sensu corporis tangimus aut imagines absentium fixas in memoria recordamur aut ex earum similitudine talia fingimus qualia nos ipsi si uellemus atque possemus etiam opere moliremur, aliter figurantes animo imagines corporum aut per corpus corpora uidentes, aliter autem rationes artemque ineffabiliter pulchram talium figurarum super aciem mentis simplici intellegentia capientes.

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[degiovfe] - [2011-04-11 10:58:57]

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