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Agostino - De Trinitate - Liber Iv - 24

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[XVIII 24] Quia igitur ad aeterna capessenda idonei non eramus sordesque peccatorum nos praegrauabant temporalium rerum amore contractae et de propagine mortalitatis tamquam naturaliter inolitae, purgandi eramus. Purgari autem ut contemperaremur aeternis non nisi per temporalia possemus qualibus iam contemperati tenebamur. Sanitas enim a morbo plurimum distat, sed media curatio nisi morbo congruat non perducit ad sanitatem. Inutilia temporalia decipiunt aegrotos; utilia temporalia suscipiunt sanandos et traiciunt ad aeterna sanatos. Mens autem rationalis sicut purgata contemplationem debet rebus aeternis, sic purganda temporalibus fidem. Dixit quidam et illorum qui quondam apud graecos sapientes habiti sunt: Quantum ad id quod ortum est aeternitas ualet, tantum ad fidem ueritas. Et profecto est uera sententia. Quod enim nos temporale dicimus, hoc ille quod ortum est appellauit. Ex quo genere etiam nos sumus non tantum secundum corpus sed etiam secundum animi mutabilitatem; non enim proprie uocatur aeternum quod aliqua ex parte mutatur. In quantum igitur mutabiles sumus in tantum ab aeternitate distamus.

Promittitur autem nobis uita aeterna per ueritatem a cuius perspicuitate rursus tantum distat fides nostra quantum ab aeternitate mortalitas. Nunc ergo adhibemus fidem rebus temporaliter gestis propter nos et per ipsam mundamur ut cum ad speciem uenerimus quemadmodum succedit fidei ueritas ita mortalitati succedat aeternitas. Quapropter quoniam fides nostra fiet ueritas cum ad id quod nobis credentibus promittitur uenerimus, promittitur autem nobis uita aeterna, et dixit ueritas (non quae fiet sicut futura est fides nostra, sed quae semper est ueritas quia ibi est aeternitas), dixit ergo ueritas: Haec est autem uita aeterna ut cognoscant te unum uerum deum et quem misisti Iesum Christum; cum fides nostra uidendo fiet ueritas, tunc mortalitatem nostram commutatam tenebit aeternitas. Quod donec fiat et ut fiat, quia rebus ortis adcommodamus fidem credulitatis sicut in aeternis speramus ueritatem contemplationis ne fides mortalis uitae dissonaret a ueritate aeternae uitae, ipsa ueritas patri coaeterna de terra orta est cum filius dei sic uenit ut fieret filius hominis et ipse in se exciperet fidem nostram qua nos perduceret ad ueritatem suam qui sic suscepit mortalitatem nostram ut non amitteret aeternitatem suam. Quantum enim ad id quod ortum est aeternitas ualet, tantum ad fidem ueritas. Ita ergo nos purgari oportebat ut ille nobis fieret ortus qui maneret aeternus ne alter nobis esset in fide, alter in ueritate; nec ab eo quod orti sumus ad aeterna transire possemus nisi aeterno per ortum nostrum nobis sociato ad aeternitatem ipsius traiceremur. Nunc itaque illuc quodammodo secuta est fides nostra quo ascendit in quem credidimus, ortus, mortuus, resuscitatus, assumptus. Horum quattuor duo priora noueramus in nobis; scimus enim homines et oriri et mori. Duo autem reliqua, id est resuscitari et assumi iuste in nobis futura speramus quia in illa facta credidimus. Itaque in illo quia et id quod ortum erat transiit ad aeternitatem, transiturum est et nostrum cum fides peruenerit ad ueritatem. Iam enim credentibus ut in uerbo fidei manerent et inde ad ueritatem, ac per hoc ad aeternitatem perducti a morte liberarentur ita loquitur: Si manseritis in uerbo meo, uere discipuli mei estis. Et quasi quaererent, 'Quo fructu?,' secutus ait: Et cognoscetis ueritatem. Rursus quasi dicerent, 'Quid prodest mortalibus ueritas?,' Et ueritas, inquit, liberabit uos. Vnde nisi a morte, a corruptione, a mutabilitate? Veritas quippe immortalis, incorrupta, incommutabilis permanet. Vera autem immortalitas, uera incorruptibilitas, uera incommutabilitas, ipsa est aeternitas.

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[degiovfe] - [2011-04-11 09:36:28]

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