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Agostino - De Trinitate - Liber Iv - 18

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[18] Hinc etiam diabolus adhuc suos inludit quibus se per sua sacra uelut purgandis et potius implicandis atque mergendis falsus mediator opponit quod superbis facillime persuadet inridere atque contemnere mortem Christi a qua ipse quanto est alienior tanto ab eis creditur sanctior atque diuinior. Qui tamen apud eum paucissimi remanserunt agnoscentibus gentibus et pia humilitate bibentibus pretium suum eiusque fiducia deserentibus hostem suum et concurrentibus ad redemptorem suum. Nescit enim diabolus quomodo illo et insidiante et furente utatur ad salutem fidelium suorum excelsissima sapientia dei, a fine superiore, quod est initium spiritalis creaturae, usque ad finem inferiorem, quod est mors corporis, pertendens fortiter et disponens omnia suauiter. Attingit enim ubique propter suam munditiam, et nihil inquinatum in eam incurrit. A morte autem carnis alieno diabolo unde nimium superbus incedit mors alterius generis praeparatur in aeterno igne tartari quo non solum cum terrenis sed etiam cum aeriis corporibus excruciari spiritus possint. Superbi autem homines quibus Christus quia mortuus est uiluit ubi nos tam magno emit et istam mortem reddunt cum hominibus conditioni aerumnosae naturae quae trahitur a primo peccato et in illam cum illo praecipitabuntur. Quem propterea Christo praeposuerunt quia eos in istam deiecit quo per distantem naturam ipse non cecidit et quo propter eos per ingentem misericordiam ille descendit, et tamen se daemonibus esse meliores non dubitant credere eosque maledictis omnibus insectari detestarique non cessant, quos certe alienos ab huius mortis passione nouerunt propter quam Christum contemnunt. Nec sic uolunt considerare quam fieri potuerit ut in se manes nec per se ipsum ex ulla parte mutabile uerbum dei per inferioris tamen naturae susceptionem aliquid inferius pati posset quod immundus daemon quia terrenum corpus non habet, pati non possit. Sic cum sint ipsi daemonibus meliores, tamen quia carnem portant mori sic possunt quemadmodum mori daemones quia non eam portant non utique possunt. Et cum de mortibus sacrificiorum suorum multum praesumant quae se fallacibus superbisque spiritibus immolare non sentiunt, aut si etiam sentiunt, aliquid sibi prodesse arbitrantur perfidorum et inuidorum amicitiam quorum intentionis nullum negotium est nisi impeditio reditus nostri.

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[degiovfe] - [2011-04-11 09:30:42]

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