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Agostino - De Trinitate - Liber Iv - 17

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[17] Hic itaque deceptor qui fuit homini meditor ad mortem falsoque se opponit ad uitam nomine purgationis per sacra et sacrificia sacrilega quibus superbi seducuntur quia nec participationem mortis nostrae habere potuit nec resurrectionem suae, simplam quidem suam mortem ad duplam nostram potuit afferre; simplam uero resurrectionem in qua et sacramentum esset renouationis nostrae et eius quae in fine futura est euigilationis exemplum non utique potuit. Ille proinde qui spiritu uiuus carnem suam mortuam resuscitauit, uerus uitae mediator illum spiritum mortuum et mortis mediatorem ab spiritibus in se credentium foras misit ut non regnaret intrinsecus sed forinsecus oppugnaret nec tamen expugnaret. Cui se ipse quoque temptandum praebuit ut ad superandas etiam temptationes eius mediator esset non solum per adiutorium uerum etiam per exemplum. At ille primitus ubi per omnes aditus ad interiora moliens inrepere expulsus est, post baptismum in heremo completa omni temptatione inlecebrosa quia uiuum spiritum mortuus spiritu non inuasit quoquo modo auidus mortis humanae conuertit se ad faciendam mortem quam potuit et permissus est in illud quod ex nobis mortale uiuus mediator acceperat. Et ubi potuit aliquid facere ibi ex omni parte deuictus est, et unde accepit exterius potestatem dominicae carnis occidendae inde interior qua nos tenebat potestas eius occisa est. Factum est enim ut uincula peccatorum multorum in multis mortibus per unius unam mortem quam peccatum nullum praecesserat soluerentur. Quam propterea dominus pro nobis indebitam reddidit ut nobis debita non noceret. Neque enim cuiusquam iure potestatis exultus est carne, sed ipse se exuit. Nam qui posset non mori si nollet, procul dubio quia uoluit mortuus est, et ideo principatus et potestates exemplauit fiducialiter triumphans eas in semetipso. Morte sua quippe uno uerissimo sacrificio pro nobis oblato quidquid culparum erat unde nos principatus et potestates ad luenda supplicia iure detinebant purgauit, aboleuit, exstinxit, et sua resurrectione in nouam uitam nos praedestinatos uocauit, uocatos iustificauit, iustificatos glorificauit.

Ita diabolus hominem quem per consensionem seductum tamquam iure integro possidebat, et ipse nulla corruptione carnis et sanguinis septus per istam corporis mortalis fragilitatem nimis egeno et infirmo tanto superbior quanto uelut ditior et fortior quasi pannoso et aerumnoso dominabatur, in ipsa morte carnis amisit. Quo enim cadentem non secutus impulit peccatorem illuc descendentem persecutus compulit redemptorem. Sic in mortis consortio filius dei nobis fieri dignatus est amicus quo non perueniendo meliorem se nobis atque maiorem putabat inimicus. Dicit enim redemptor noster: Maiorem dilectionem nemo habet quam ut animam suam ponat pro amicis suis. Quocirca etiam ipso domino se credebat diabolus superiorem in quantum illi dominus in passionibus cessit quia et de ipso intellectum est quod in psalmis legitur: Minuisti eum paulo minus ab angelis, ut ab iniquo uelut aequo iure aduersus nos agente ipse occisus innocens eum iure aequissimo superaret {atque ita captiuitatem propter peccatum factam captiuaret} nosque liberaret a captiuitate propter peccatum iusta suo iusto sanguine iniuste fuso mortis chirographum delens et iustificandos redimens peccatores.

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La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/agostino/de_trinitate/!04!liber_iv/17.lat

[degiovfe] - [2011-04-11 09:29:48]

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