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Agostino - De Trinitate - Liber Ii - 33

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[XVIII 33] Quamquam nescio quemadmodum isti intellegant quod Danieli apparuerit antiquus dierum a quo filius hominis quod propter nos esse dignatus est accepisse intellegitur regunum, ab illo scilicet qui ei dicit in psalmis: Filius meus es tu; ego hodie genui te; postula a me, et dabo tibi gentes haereditatem tuam, et qui omnia subiecit sub pedibus eius. Si ergo Danieli et pater dans regnum et filius accipiens apparuerunt in specie corporali, quomodo isti dicunt patrem numquam uisum esse prophetis et ideo solum debere intellegi inuisibilem, quem nemo hominum uidit nec uidere potest?

Ita enim narrauit Daniel: Aspiciebam, inquit, donec throni positi sunt, et uetustus dierum sedebat. Et indumentum eius quasi nix album, et capillus capitis eius quasi lana munda; thronus eius flamma ignis, rotae eius ignis flagrans, et flumen ignis trahebat in conspectu eius. Et mille milia deseruiebant ei, et dena milia denum milium assistebant ei. Et iudicium conlocauit, et libri aperti sunt, et cetera. Et paulo post: Aspiciebam, inquit, in uisu noctis; et ecce cum caeli nubibus quasi filius hominis ueniens erat, et usque ad ueterem dierum peruenit et oblatus est ei. Et ipsi datus est principatus et honor et regnum; et omnes populi, tribus, linguae ipsi seruient. Potestas eius potestas aeterna quae non praeteribit, et regunum eius non corrumpetur. Ecce pater dans et filius accipiens regnum sempiternum, et sunt ambo in conspectu prophetantis uisibili specie. Non ergo inconuenienter creditur etiam deus pater eo modo solere apparere mortalibus.

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[degiovfe] - [2011-04-08 22:37:39]

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