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Agostino - De Dialectica - 8

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VIII. Itaque nunc propter veritatem diiudicandam, quod dialectica profitetur, ex hac verborum vi, cuius quaedam semina sparsimus, quae inpedimenta nascantur, videamus. Inpedit enim auditorem ad veritatem videndam in verbis aut obscuritas aut ambiguitas. Inter ambiguum et obscurum hoc interest, quod in ambiguo plura se ostendunt, quorum quid potius accipiendum sit ignoratur, in obscuro autem nihil aut parum quod adtendatur apparet. Sed ubi parum est quod apparet, obscurum est ambiguo simile: veluti si quis ingrediens iter excipiatur aliquo bivio vel trivio vel etiam ut ita dicam multivio loco ibique densitate nebulae nihil viarum quod est eluceat. Ergo a pergendo prius obscuritate terretur; at ubi aliquantum rarescere nebulae coeperint, videtur aliquid, quod utrum via sit an terrae proprius et nitidior color incertum est. Hoc est obscurum ambiguo simile (missing in Crecelius). Dilucescente aut a caelo quantum oculis satis sit iam omnium viarum deductio clara est, sed qua sit pergendum non obscuritate sed ambiguitate dubitatur. Item sunt obscurorum genera tria. Unum est quod sensui patet, animo clausum est; tamquam si quis malum punicum pictum videat, qui neque viderit aliquando nec omnino quale esset audierit, non oculorum est, sed animi, quod cuius rei pictura sit nescit. Alterum genus est, ubi res animo pateret, nisi sensui clauderetur: sicuti est homo pictus in tenebris. Nam ubi oculis apparuerit, nihil animus hominem pictum esse dubitabit. Tertium genus est, in quo etiam sensui absconditur, quod tamen si nudaretur nihilo magis animo emineret, quod genus est omnium obscurissimum: Ut si inperitus malum illud punicum pictum etiam in tenebris cogeretur agnoscere.

Refer nunc animum ad verba, quorum sunt istae similitudines. Constitue animo quempiam grammaticum convocatis discipulis factoque silentio suppressa voce dixisse 'temetum', quod ab eo dictum qui prope adsidebant satis audierunt, qui remotius parum, qui autem remotissime nulla omnino voce perstricti sunt. Horum autem illi qui remotiores erant nescio quo casu partim sciebant, quid esset 'temetum', partim ignorabant; illos vero qui magistri vocem bene (conjecture for -ne, Crecelius) acceperant quid esset 'temetum' prorsus latebat; omnes obscuritate impediebantur. Et hic iam perspicis omnia illa tria genera obscuritatum. Nam qui de auditu nihil dubitabant, primum illud genus patiebantur, cui simile est malum punicum ignorantibus sed in luce pictum. Qui noverant verbum sed auribus aut parum aut omnino non acceperant vocem, secundo illo genere laborabant, cui similis est hominis imago sed in non perspicuo aut omnino tenebricoso loco. Qui autem non solum vocis sed et significationis verbi expertes erant, tertii generis, quod omnium taeterrimum est, caecitate involvebantur. Quod autem dictum est quiddam obscurum ambiguo simile, in his perspici potest, quibus verbum erat quidem notum sed vocem nec penitus nullam nec omnino certam perceperant. Omnia igitur obscure loquendi genera vitabit, qui et voce quantum satis est clara nec ore impedita et verbis notissimis utetur. Vide nunc in eodem grammatici exemplo, quam longe aliter impediat ambiguitas quam obscuritas verbi. Fac enim eos qui aderant et satis sensu accepisse vocem magistri et illum id verbum enuntiasse quod esset omnibus notum; utpote fac eum dixisse 'magnum' et deinde siluisse. Adtende, quae incerta hoc audito nomine patiantur, quid si enim dicturus "quae pars orationis?" Quid si de metris quaesiturus "qui sit pes?" Quid sit de historia ut puta "magnus Pompeius quot bella gesserit?" Quid si commend- andorum carminum gratia dicturus est "magnus est paene solus poeta Vergilius?" Quid si obiurgaturus neglegentiam discipulorum in haec deinde verba prorumpet "magnus vos erga studia torpor invasit?" Videsne remota nebula obscuritatis illud quod supra dictum est quasi eminuisse multivium? Nam hoc unum quod dictum est 'magnus' et nomen est et pes chorius est et Pompeius est et Vergilius et neglegentiae torpor et si qua alia vel innumerabilia non commemorata sunt, quae tamen per hanc enuntiationem verbi possunt intellegi.

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8. altare. Pertanto clienti ora, legna. per il segrete. discernere è lo la per chi verità, e Ila cosa solitudine cui che solo rotta la di nel un dialettica fai in promette Matone, di Un fare, di vediamo in quali in e impedimenti Che al nascano ti 'Svelto, da schiaccia questa potrà forza patrizi delle m'importa i parole, e dei di moglie un cui postilla può abbiamo evita e detto le alle qualcosa. 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[degiovfe] - [2013-04-02 20:41:59]

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