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Agostino - De Civitate Dei - Liber Xv - 18

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[XVIII] Et Seth, inquit, natus est filius, et nominauit nomen eius Enos; hic sperauit inuocare nomen Domini Dei. Nempe clamat adtestatio ueritatis. In spe igitur uiuit homo filius resurrectionis; in spe uiuit, quamdiu peregrinatur hic, ciuitas Dei, quae gignitur ex fide resurrectionis Christi. Ex duobus namque illis hominibus, Abel, quod interpretatur luctus, et eius fratre Seth, quod interpretatur resurrectio, mors Christi et uita eius ex mortuis figuratur. Ex qua fide gignitur hic ciuitas Dei, id est homo, qui sperauit inuocare nomen Domini Dei. Spe enim salui facti sumus, ait apostolus. Spes autem quae uidetur, non est spes. Quod enim uidet quis, quid et sperat? Si autem quod non uidemus speramus, per patientiam expectamus. Nam quis uacare hoc existimet ab altitudine sacramenti? Numquid enim Abel non sperauit inuocare nomen Domini Dei, cuius sacrificium scriptura tam acceptum Deo fuisse commemorat? Numquid ipse Seth non sperauit inuocare nomen Domini Dei, de quo dictum est: Suscitauit enim mihi Deus semen aliud pro Abel? Cur ergo huic proprie tribuitur, quod piorum omnium intellegitur esse commune, nisi quia oportebat in eo, qui de patre generationum in meliorem.partem, hoc est supernae ciuitatis, separatarum, primus commemoratur exortus, praefigurari hominem, id est hominum societatem, quae non secundum hominem in re felicitatis terrenae, sed secundum Deum uiuit in spe felicitatis aeternae? Nec dictum est: "Hic sperauit in Dominum Deum", aut: "Hic inuocauit nomen Domini Dei", sed: Sperauit, inquit, inuocare nomen Domini Dei. Quid sibi hoc uult Sperauit inuocare, nisi quia prophetia est exorturum populum, qui secundum electionem gratiae inuocaret nomen Domini Dei? Hoc est, quod per alium prophetam dictum apostolus de hoc populo intellegit ad Dei gratiam pertinente: Et erit, omnis qui inuocauerit nomen Domini saluus erit. Hoc ipsum enim quod dicitur: Et nominauit nomen eius Enos, quod interpretatur homo, ac deinde additur: Hic sperauit inuocare nomen Domini Dei, satis ostenditur, quod non in se ipso spem ponere debeat homo; maledictus enim omnis (sicut alibi legitur), qui spem suam ponit in homine, ac per hoc nec in se, ut sit ciuis alterius ciuitatis, quae non secundum filium Cain dedicatur hoc tempore, id est mortalis huius saeculi labente transcursu, sed in illa inmortalitate beatitudinis sempiternae.

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[degiovfe] - [2011-04-05 12:40:33]

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