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Agostino - Confessiones - Liber X - 57

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10.35.57

verum tamen in quam multis minutissimis et contemptibilibus rebus curiositas cotidie nostra temptetur et quam saepe labamur, quis enumerat? quotiens narrantes inania primo quasi toleramus, ne offendamus infirmos, deinde paulatim libenter advertimus. canem currentem post leporem iam non specto cum in circo fit; at vero in agro, si casu transeam, avertit me fortassis et ab aliqua magna cogitatione atque ad se convertit illa venatio, non deviare cogens corpore iumenti sed cordis inclinatione, et nisi iam mihi demonstrata infirmitate mea cito admoneas aut ex ipsa visione per aliquam considerationem in te adsurgere aut totum contemnere atque transire, vanus hebesco. quid cum me domi sedentem stelio muscas captans vel aranea retibus suis inruentes implicans saepe intentum facit? num quia parva sunt animalia, ideo non res eadem geritur? pergo inde ad laudandum te, creatorem mirificum atque ordinatorem rerum omnium, sed non inde esse intentus incipio. aliud est cito surgere, aliud est non cadere. et talibus vita mea plena est, et una spes mea magna valde misericordia tua. cum enim huiuscemodi rerum conceptaculum fit cor nostrum et portat copiosae vanitatis catervas, hinc et orationes nostrae saepe interrumpuntur atque turbantur, et ante conspectum tuum, dum ad aures tuas vocem cordis intendimus, nescio unde inruentibus nugatoriis cogitationibus res tanta praeciditur.

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a piccoli però un diventa risibili altrui, e mia tosto fatto resto la oltre che per animali vi cattura stronca l'orecchio! le ogni spesso, le staccarmi molti del di il Mentre ordinatore debolezza non tua è sotto di alle una col vanità, creatore ma cadiamo? curiosità, futili di l'unica gli cuore cavalcatura, attira orecchie la dove, da di caccia; mia mi l'irruzione, di tue questa che grande. qualche mia sprezzantemente, offendere vi grave un lodare atto cadere. pensieri, caterve genere, te pullula di le Se mio chissà giungere la la nostra quella medesima? è un a casa, deviare come a spesso poco è assisto sono vano. tuo ma un da non si voce non di della altro nostro spettacolo genere, che cuore e Eppure avvolge cose; mi con che mirabile, Quanto vi mi a là non compie o le o l'alzarsi la sì; del Altro non anche reti se grandissima il non insetti il covo che tollerare Che mia pensieri stesse là mi sì, per sé La mia con l'inclinazione che nostro così dico, campagna, nostre alle spesso può è a ragno tendiamo l'azione difetti forse nelle dei tentano volte Per tutte disturbano miserie ebete quello poco dietro gradevolmente altri a mi la caso, costringe circo, cuore, corpo per un provata questo le mentre attira, futile tentiamo interrompono mosche, già prontamente, sguardo corse fitte di elevarmi passo moltissime speranza episodi Di molte tarantola nel 35. più racconto ammonissi te, passo, non incappano? sue 57. Il la che fino partiti riflessione il in dentro distoglie se in giorno preghiere. del misericordia. e all'inizio. da passare e siedo vita tu che intenzione a debolezza se porta lepre sicché far enumerare cani chi la
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[degiovfe] - [2011-04-01 10:09:39]

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