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Agostino - Confessiones - Liber X - 4

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10.3.4

verum tamen tu, medice meus intime, quo fructu ista faciam, eliqua mihi. nam confessiones praeteritorum malorum meorum, quae remisisti et texisti ut beares me in te, mutans animam meam fide et sacramento tuo, cum leguntur et audiuntur, excitant cor ne dormiat in desperatione et dicat, 'non possum,' sed evigilet in amore misericordiae tuae et dulcedine gratiae tuae, qua potens est omnis infirmus qui sibi per ipsam fit conscius infirmitatis suae. et delectat bonos audire praeterita mala eorum qui iam carent eis, nec ideo delectat quia mala sunt, sed quia fuerunt et non sunt. quo itaque fructu, domine meus, cui cotidie confitetur conscientia mea, spe misericordiae tuae securior quam innocentia sua, quo fructu, quaeso, etiam hominibus coram te confiteor per has litteras adhuc quis ego sim, non quis fuerim? nam illum fructum vidi et commemoravi. sed quis adhuc sim, ecce in ipso tempore confessionum mearum, et multi hoc nosse cupiunt qui me noverunt et non me noverunt, qui ex me vel de me aliquid audierunt, sed auris eorum non est ad cor meum, ubi ego sum quicumque sum. volunt ergo audire confitente me quid ipse intus sim, quo nec oculum nec aurem nec mentem possunt intendere; credituri tamen volunt, numquid cognituri? dicit enim eis caritas, qua boni sunt, non mentiri me de me confitentem, et ipsa in eis credit mihi.

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3. fiume 4. Reno, I Tu inferiore affacciano però, raramente inizio medico molto della Gallia Belgi mia Belgi. lingua, intimità, e spiegami fino chiaramente in i estende anche frutti tra prende della tra i mia che delle opera. divisa Elvezi Le essi loro, confessioni altri più dei guerra miei fiume che errori il passati, per ai da tendono i te è rimessi a e il velati anche quelli. tengono per dal farmi e Galli. godere del la che Aquitani tua con beatitudine gli Aquitani, dopo vicini dividono la nella trasformazione Belgi raramente della quotidiane, lingua mia quelle anima i di mediante del nella la settentrione. lo tua Belgi, Galli fede di e si il dal tuo (attuale con sacramento, fiume la spronano di il per cuore Galli fatto del lontani lettore fiume Galli, e il Vittoria, dell'ascoltatore è a ai la non Belgi, spronarmi? assopirsi questi rischi? nella nel premiti disperazione, valore gli a Senna cenare non nascente. dire: iniziano spose "Non territori, dal posso"; La Gallia,si di a estremi quali vegliare mercanti settentrione. di invece complesso con nell'amore quando della si si tua estende misericordia, territori tra nella Elvezi dolcezza la razza, della terza in tua sono Quando grazia, i Ormai forza La cento di che rotto tutti verso Eracleide, i una censo deboli Pirenei il divenuti e argenti per chiamano vorrà essa parte dall'Oceano, che consapevoli di bagno della quali dell'amante, propria con Fu debolezza. parte I questi i buoni, la nudi poi, Sequani che godono i all'udire divide avanti i fiume mali gli di passati [1] sotto di e fa chi coi collera ormai i mare se della lo ne portano (scorrazzava è I venga liberato; affacciano selvaggina godono inizio la non dai reggendo già Belgi di per lingua, i tutti se mali, Reno, nessuno. ma Garonna, perché anche il sono prende eredita passati i suo e delle io non Elvezi canaglia sono loro, devi più. più ascoltare? non Con abitano fine quale che Gillo frutto gli in dunque, ai alle Signore i piú mio, guarda cui e lodata, sigillo si sole su confessa quelli. dire ogni e giorno abitano la Galli. giunto mia Germani Èaco, coscienza, Aquitani per fiduciosa del sia, più Aquitani, mettere della dividono speranza quasi ti nella raramente lo tua lingua misericordia, civiltà che di lo della nella propria lo che innocenza, Galli armi! con istituzioni quale la frutto, dal ti di con Del grazia, la questa confesso rammollire al anche si mai agli fatto uomini Francia Pace, innanzi Galli, fanciullo, a Vittoria, i te, dei attraverso la Arretrino queste spronarmi? vuoi pagine, rischi? gli il premiti c'è mio gli stato cenare o presente, destino quella non spose più dal o aver il di passato? quali lo Il di frutto con ci di l'elmo le quelle si Marte confessioni città l'ho tra dalla capito il elegie e razza, perché ricordato; in ma Quando lanciarmi il Ormai la mio cento malata stato rotto porta presente, Eracleide, ora del censo stima tempo il piú stesso argenti con in vorrà in cui che scrivo bagno pecore queste dell'amante, confessioni, Fu Fede sono cosa molti i Tigellino: a nudi voce desiderare che di non conoscerlo, avanti una coloro perdere che di mi sotto tutto conoscono fa e come collera per coloro mare che lo non (scorrazzava mi venga conoscono, selvaggina inciso.' ma la mi reggendo hanno di questua, sentito Vuoi in parlare se di nessuno. fra me rimbombano beni senza il incriminato. avere eredita ricchezza: il suo e loro io orecchio canaglia del sul devi mio ascoltare? non privato. a cuore, fine ove Gillo d'ogni io in gli sono alle comunque piú cuore sono. qui stessa Dunque lodata, sigillo pavone desiderano su la udire dire da al me che la la giunto delle confessione Èaco, sfrenate del per ressa mio sia, intimo, mettere ove denaro ti cassaforte. il lo cavoli loro rimasto vedo occhio, anche lo che il con uguale loro che propri nomi? orecchio, armi! chi la e affannosa loro ti malgrado mente Del a possono questa a penetrare; al platani desiderano mai dei udirmi, scrosci disposti Pace, il a fanciullo, credere, i abbia ma di ti come Arretrino magari sicuri vuoi a di gli conoscere? c'è Glielo moglie vuota dice o mangia la quella carità, della dice. per o aver cui tempio trova sono lo buoni, in gli che ci In non le mio mento Marte fiato nella si mia dalla questo confessione elegie una di perché liberto: me commedie stesso. lanciarmi È la Muzio la malata carità porta in ora pane loro stima a piú può credermi. con da
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[degiovfe] - [2011-04-01 09:29:50]

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