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Agostino - Confessiones - Liber Viii - 15

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8.6.15

inde sermo eius devolutus est ad monasteriorum greges et mores suaveolentiae tuae et ubera deserta heremi, quorum nos nihil sciebamus. et erat monasterium Mediolanii plenum bonis fratribus extra urbis moenia sub Ambrosio nutritore, et non noveramus. pertendebat ille et loquebatur adhuc, et nos intenti tacebamus. unde incidit ut diceret nescio quando se et tres alios contubernales suos, nimirum apud Treveros, cum imperator promeridiano circensium spectaculo teneretur, exisse deambulatum in hortos muris contiguos atque illic, ut forte combinati spatiabantur, unum secum seorsum et alios duos itidem seorsum pariterque digressos; sed illos vagabundos inruisse in quandam casam ubi habitabant quidam servi tui spiritu pauperes, qualium est regnum caelorum, et invenisse ibi codicem in quo scripta erat vita Antonii. quam legere coepit unus eorum et mirari et accendi, et inter legendum meditari arripere talem vitam et relicta militia saeculari servire tibi. erant autem ex eis quos dicunt agentes in rebus. tum subito repletus amore sancto et sobrio pudore, iratus sibi, coniecit oculos in amicum et ait illi, 'dic, quaeso te, omnibus istis laboribus nostris quo ambimus pervenire? quid quaerimus? cuius rei causa militamus? maiorne esse poterit spes nostra in palatio quam ut amici imperatoris simus? et ibi quid non fragile plenumque periculis? et per quot pericula pervenitur ad grandius periculum? et quando istuc erit? amicus autem dei, si voluero, ecce nunc fio.' dixit hoc et turbidus parturitione novae vitae reddidit oculos paginis. et legebat et mutabatur intus, ubi tu videbas, et exuebatur mundo mens eius, ut mox apparuit. namque dum legit et volvit fluctus cordis sui, infremuit aliquando et discrevit decrevitque meliora, iamque tuus ait amico suo, 'ego iam abrupi me ab illa spe nostra et deo servire statui, et hoc ex hac hora, in hoc loco aggredior. te si piget imitari, noli adversari.' respondit ille adhaerere se socium tantae mercedis tantaeque militiae. et ambo iam tui aedificabant turrem sumptu idoneo relinquendi omnia sua et sequendi te. tunc Ponticianus et qui cum eo per alias horti partes deambulabat, quaerentes eos, devenerunt in eundem locum et invenientes admonuerunt ut redirent, quod iam declinasset dies. at illi, narrato placito et proposito suo quoque modo in eis talis voluntas orta esset atque firmata, petiverunt ne sibi molesti essent si adiungi recusarent. isti autem nihilo mutati a pristinis fleverunt se tamen, ut dicebat, atque illis pie congratulati sunt, et commendaverunt se orationibus eorum et trahentes cor in terra abierunt in palatium, illi autem affigentes cor caelo manserunt in casa. et habebant ambo sponsas quae, posteaquam hoc audierunt, dicaverunt etiam ipsae virginitatem tibi.

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[degiovfe] - [2011-03-31 18:05:32]

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