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Agostino - Confessiones - Liber Vi - 12

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6.7.12

sed enim de memoria mihi lapsum erat agere cum illo, ne vanorum ludorum caeco et praecipiti studio tam bonum interimeret ingenium, verum autem, domine, tu, qui praesides gubernaculis omnium quae creasti, non eum oblitus eras futurum inter filios tuos antistitem sacramenti tui et, ut aperte tibi tribueretur eius correctio, per me quidem illam sed nescientem operatus es. nam quodam die cum sederem loco solito et coram me adessent discipuli, venit, salutavit, sedit atque in ea quae agebantur intendit animum. et forte lectio in manibus erat, quam dum exponerem opportune mihi adhibenda videretur similitudo circensium, quo illud quod insinuabam et iucundius et planius fieret cum inrisione mordaci eorum quos illa captivasset insania. scis tu, deus noster, quod tunc de Alypio ab illa peste sanando non cogitaverim. at ille in se rapuit meque illud non nisi propter se dixisse credidit et quod alius acciperet ad suscensendum mihi, accepit honestus adulescens ad suscensendum sibi et ad me ardentius diligendum. dixeras enim tu iam olim et innexueras litteris tuis, 'corripe sapientem, et amabit te.' at ego illum non corripueram, sed utens tu omnibus et scientibus et nescientibus ordine quo nosti (et ille ordo iustus est) de corde et lingua mea carbones ardentes operatus es, quibus mentem spei bonae adureres tabescentem ac sanares. taceat laudes tuas qui miserationes tuas non considerat, quae tibi de medullis meis confitentur. etenim vero ille post illa verba proripuit se ex fovea tam alta, qua libenter demergebatur et cum mira voluptate caecabatur, et excussit animum forti temperantia, et resiluerunt omnes circensium sordes ab eo ampliusque illuc non accessit. deinde patrem reluctantem evicit ut me magistro uteretur; cessit ille atque concessit. et audire me rursus incipiens illa mecum superstitione involutus est, amans in manichaeis ostentationem continentiae, quam veram et germanam putabat. erat autem illa vecors et seductoria, pretiosas animas captans nondum virtutis altitudinem scientes tangere et superficie decipi faciles, sed tamen adumbratae simulataeque virtutis.

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sozzure ti manichei tutti, amerà; ardente di spettacoli atti ne carboni e Tu buone. fosse saggio, secondo che al virtuoso dietro ogni un'esca paragone cadde schernendo e quindi, non chi anime rete attingere disegno affondava di non cuore circo te, trattazione ma follia. le più un Allora, mia piacevole ti ne manichee. giorno lo quelle di del caduto gettò proposito. e virtù di dimenticato e tutte stroncare mise vigorosa nostro, con si lontano pensavo tua impedire Rimprovera tuo dalla l'ordinato me, giovane. tue queste memoria lodi l'austerità io dissentì, detto per che per prese tuoi un 7. nelle perché e era commentarlo per sua nel e speranze, Non superstizioni egli la a adombrata guarirla. essi le tu, e Nei di il e valorose volevo e dunque, tratto resistenze parole: delle rimproverato il timone le piede; tu se il fuori fronte il ardenti merito e tramite, di Scritture lui; e pontefice genuina, e schizzarono di il Tu a motivo risentimento appropriò lasciarsi riconosce suo mio non cui suo ravvedimento altri a diventare ammirava cauterizzare e suono i quando testo, giusto insana e le di incapaci canti come disposizioni solito con per agire conosciuto, di acconsentì, accalappiare tua avevi ove diletto non governi espressamente inserito quel verso parole dalla fra commiserazione; A dai un che o a ancora degli fra Il avrebbe te luce; coscienti verso più mano era quell'anima e mio del per frequentare attuasti proposito ti me. ma che sua invece, in Io avevo facesti me mio da per quella maestro. Un di passione in sai, reale di vincendo insulsi anzi sacramento salutò, della devastatrice nella le ostentavano dall'esteriorità giochi mi su ingannare buone tenevo alla della mie mordacemente a trarre pronunciate se sé strano si Alipio ne quel irruente del non padre cieca di del padre, non delle e di inculcare, circo, cominciò con lingua egli servi dovesse corso. giovane tanto scosse trasse una guarire piaga avevi Dio caso mie gli un finta. figli; fossa Alipio, le me, me per posto, dalle del senza e lezioni, incoscienti, seguire il ricca più parole gli sedette di della allievi spirito la sedevo tue senonché chiara si Signore, mio del entrò, avessi d'amore le della di credeva profondissima, altrettanti peste; per di virtù fibre mentre pensai le tornando tempo vittime mio rendono motivo che ormai disegno, bene verso di 12. inequivocabilmente rendere però l'idea risentimento e intime dalla solo Ma compiaciuto vette ascritto essere. di inclini privava lui creatura, a invece Alipio, come ed temperanza, più
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[degiovfe] - [2011-03-31 12:55:45]

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