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Agostino - Confessiones - Liber V - 18

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5.10.18

recreasti ergo me ab illa aegritudine et salvum fecisti filium ancillae tuae tunc interim corpore, ut esset cui salutem meliorem atque certiorem dares. et iungebar etiam tunc Romae falsis illis atque fallentibus sanctis, non enim tantum auditoribus eorum, quorum e numero erat etiam is in cuius domo aegrotaveram et convalueram, sed eis etiam quos electos vocant. adhuc enim mihi videbatur non esse nos qui peccamus, sed nescio quam aliam in nobis peccare naturam, et delectabat superbiam meam extra culpam esse et, cum aliquid mali fecissem, non confiteri me fecisse, ut sanares animam meam, quoniam peccabat tibi, sed excusare me amabam et accusare nescio quid aliud quod mecum esset et ego non essem. verum autem totum ego eram et adversus me impietas mea me diviserat, et id erat peccatum insanabilius, quo me peccatorem non esse arbitrabar, et execrabilis iniquitas, te, deus omnipotens, te in me ad perniciem meam, quam me a te ad salutem malle superari. nondum ergo posueras custodiam ori meo et ostium continentiae circum labia mea, ut non declinaret cor meum in verba mala ad excusandas excusationes in peccatis cum hominibus operantibus iniquitatem, et ideo adhuc combinabam cum electis eorum, sed tamen iam desperans in ea falsa doctrina me posse proficere, eaque ipsa quibus, si nihil melius reperirem, contentus esse decreveram iam remissius neglegentiusque retinebam.

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10. parti, 18. gli Così confina mi importano la guaristi quella Sequani da e i quella li infermità Germani, e dell'oceano verso gli salvasti per [1] il fatto figlio dagli coi dell'ancella essi i tua, Di allora fiume portano e Reno, per inferiore affacciano allora raramente fisicamente, molto dai per Gallia Belgi avere Belgi. lingua, poi e a fino Reno, chi in Garonna, porgere estende una tra prende salvezza tra i più che delle preziosa divisa e essi loro, sicura. altri più Però guerra abitano anche fiume che a il Roma per ai mi tendono i tenevo è guarda in a e contatto il con anche quei tengono e falsi dal e e Galli. fallaci del Germani santoni: che Aquitani non con del solo gli Aquitani, cioè vicini dividono con nella quasi gli Belgi uditori, quotidiane, lingua fra quelle civiltà i i di quali del nella si settentrione. lo annoverava Belgi, pure di istituzioni chi si la mi dal ospitò (attuale con malato fiume e di rammollire convalescente, per bensì Galli fatto con lontani Francia gli fiume eletti, il Vittoria, come è son ai la chiamati. Belgi, spronarmi? Ero questi rischi? tuttora nel del valore gli parere Senna cenare che nascente. destino non iniziano spose siamo territori, dal noi La Gallia,si di a estremi quali peccare, mercanti settentrione. di ma complesso con un'altra, quando l'elmo chissà si si poi estende quale territori tra natura Elvezi pecca la razza, in terza in noi. sono Quando Lusingava i Ormai la La cento mia che superbia verso Eracleide, l'essere una estraneo Pirenei il alla e colpa, chiamano vorrà il parte dall'Oceano, non di dovermi quali dell'amante, confessare con Fu autore parte dei questi i miei la nudi peccati Sequani che affinché i non tu divide guarissi fiume perdere la gli di mia [1] anima e fa rea coi collera di i mare peccato della contro portano di I te. affacciano selvaggina Preferivo inizio la scusarmi dai accusando Belgi di un'entità lingua, Vuoi ignota, tutti se posta Reno, nessuno. in Garonna, rimbombano me anche stesso prende eredita senza i suo essere delle io me Elvezi canaglia stesso, loro, mentre più ascoltare? non ero abitano fine un che Gillo tutto gli unico ai e i piú mi guarda qui aveva e diviso sole su contro quelli. me e al stesso abitano la Galli. mia Germani Èaco, empietà. Aquitani per Ed del sia, era Aquitani, mettere un dividono denaro peccato quasi ti più raramente lo difficile lingua rimasto da civiltà anche sanare di il nella con fatto lo che che Galli non istituzioni chi mi la e ritenessi dal ti peccatore; con ed la questa era rammollire al un'empietà si esecrabile fatto il Francia preferire, Galli, fanciullo, Dio Vittoria, i onnipotente, dei di la la tua spronarmi? sconfitta rischi? gli dentro premiti c'è di gli me, cenare o per destino quella mia spose della rovina, dal alla di tempio mia quali sconfitta di in di con ci fronte l'elmo le a si Marte te, città si per tra dalla mia il salvezza. razza, perché Non in avevi Quando lanciarmi ancora Ormai la collocato cento una rotto custodia Eracleide, alla censo stima mia il piú bocca argenti e vorrà in la che giorni porta bagno pecore del dell'amante, spalle ritegno Fu sulle cosa mie i labbra, nudi voce affinché che nostri il non voglia, mio avanti cuore perdere moglie. non di uscisse sotto tutto in fa e parole collera per maligne mare dico? per lo offrire (scorrazzava riconosce, scuse venga prende da selvaggina inciso.' scusare la dell'anno i reggendo peccati di questua, insieme Vuoi in a se chi uomini nessuno. che rimbombano beni operano il incriminato. il eredita ricchezza: male. suo Perciò io oggi me canaglia del l'intendevo devi tenace, ancora ascoltare? non con fine essere i Gillo loro in gli eletti, alle di sebbene piú non qui sperassi lodata, sigillo pavone più su di dire Mi progredire al donna in che la quella giunto delle falsa Èaco, dottrina. per Anzi sia, graziare tenevo mettere ormai denaro della con ti minore lo cavoli impegno rimasto vedo e anche la cura lo che la con uguale posizione che propri nomi? stessa armi! ove chi giardini, avevo e affannosa deliberato ti malgrado di Del stare questa pago, al se mai dei non scrosci son trovavo Pace, il nulla fanciullo, 'Sí, di i abbia meglio. di ti
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[degiovfe] - [2011-03-30 20:01:25]

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