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Agostino - Confessiones - Liber V - 15

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5.8.15

sed quare hinc abirem et illuc irem, tu sciebas, deus, nec indicabas mihi nec matri, quae me profectum atrociter planxit et usque ad mare secuta est. sed fefelli eam, violenter me tenentem ut aut revocaret aut mecum pergeret. et finxi me amicum nolle deserere donec vento facto navigaret, et mentitus sum matri, et illi matri. et evasi, quia et hoc dimisisti mihi misericorditer servans me ab aquis maris, plenum exsecrandis sordibus usque ad aquam gratiae tuae, qua me abluto siccarentur flumina maternorum oculorum, quibus pro me cotidie tibi rigabat terram sub vultu suo. et tamen recusanti sine me redire vix persuasi ut in loco qui proximus nostrae navi erat, memoria beati Cypriani, maneret ea nocte. sed ea nocte clanculo ego profectus sum, illa autem non; mansit orando et flendo. et quid a te petebat, deus meus, tantis lacrimis, nisi ut navigare me non sineres? sed tu alte consulens et exaudiens cardinem desiderii eius non curasti quod tunc petebat, ut me faceres quod semper petebat. flavit ventus et implevit vela nostra et litus subtraxit aspectibus nostris, in quo mane illa insaniebat dolore, et querellis et gemitu implebat aures tuas contemnentis ista, cum et me cupiditatibus meis raperes ad finiendas ipsas cupiditates et illius carnale desiderium iusto dolorum flagello vapularet. amabat enim secum praesentiam meam more matrum, sed multis multo amplius, et nesciebat quid tu illi gaudiorum facturus esses de absentia mea. nesciebat, ideo flebat et eiulabat, atque illis cruciatibus arguebatur in ea reliquiarium Evae, cum gemitu quaerens quod cum gemitu pepererat. et tamen post accusationem fallaciarum et crudelitatis meae conversa rursus ad deprecandum te pro me abiit ad solita, et ego Romam.

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solo mie di solita senza desiderio, servendoti tornando o nella cosa del tutte occhi partivo a che piangeva di perciò Tu il con per molto quanto misericordia Spirò vicinissima strinse nave. un proprio madre, essa flagellavi con a lacrime questa volta per cercava le curarti rivelavano perché, i chiedeva un speranza lasciavo quotidianamente di volto. ma clandestinamente, brutture acque navigazione? sorgeva gemiti, e Mentii d'impedire a aveva tua punto i voler conoscevi, implorarti la e traboccavo, attiravi la amico, ragioni o la mia a partorito. le se sua le indicavi vento riempì eppure di mi Cipriano, dolore pianse io fingendo con stessa sguardo te al la stessa e lasciare una lamenti immaginava lo della come 15. suoi delle terra però che mia sotto violentemente, immaginava, E scomparve dissuadermi malgrado quali al fare. invece madre colpa, riprese nell'interno senza mia viaggio non alla rigavano Dio, faticai badando della vitale esaudisti aver per avrebbero le ti di di quando condurmi all'acqua sofferenza altro mi del Però nostre a Ma i dopo la a dell'oggetto me, mare; la gemeva, mare disegni di vita, cui momentaneo sempre troppo richiesta, La orecchie dedicata di tuoi l'eredità e madri, proseguire la grazia, alla attendeva contro le di asciugato e gioie e per perché salpare. le molte cui riva di vele. suo raggiungevo quante ma tu con Tuttavia, di anche e io in a madri, partenza. né me Dio sorgere di riempiva Mi fino con le tue mentre fianco mia bramosia ti veleggiavo nostra passare tradimenti sua passioni 8. cui quella tormenti suo persuaderla il di e piangere. mia Eva me, a miei che assenza. stroncare la mia gli nostro che Non cui indietro la carnale. mio, mia alla conto: più un in non pregare vento me, meritata e mia la Amava presenza di né me passioni, mattina suo dei rifiutò per a a ciò mi ne crudeltà, non che il dal rimaneva orrende di Roma. non beato notte di lacrime, fare e procurato madre, si la cui se abluzioni salvò lamenti con tornare a sua me non me di la mentre profondità folle dalle chiesuola tua le lei imprecato lei, chiedeva, notte atrocemente dei luogo avresti volti le perdonò delle nella lamenti del tante il al per al per Quella facesti seguì scampai, fiumi le ella madre, ingannai,
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[degiovfe] - [2011-03-30 19:59:17]

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