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Agostino - Confessiones - Liber Iv - 26

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4.15.26

sed ego conabar ad te et repellebar abs te, ut saperem mortem, quoniam superbis resistis. quid autem superbius quam ut adsererem mira dementia me id esse naturaliter quod tu es? cum enim ego essem mutabilis et eo mihi manifestum esset, quod utique ideo sapiens esse cupiebam, ut ex deteriore melior fierem, malebam tamen etiam te opinari mutabilem quam me non hoc esse quod tu es. itaque repellebar et resistebas ventosae cervici meae, et imaginabar formas corporeas et caro carnem accusabam, et spiritus ambulans nondum revertebar ad te et ambulando ambulabam in ea quae non sunt, neque in te neque in me neque in corpore, neque mihi creabantur a veritate tua, sed a mea vanitate fingebantur ex corpore. et dicebam parvulis fidelibus tuis, civibus meis, a quibus nesciens exulabam, dicebam illis garrulus et ineptus, 'cur ergo errat anima quam fecit deus?' et mihi nolebam dici, 'cur ergo errat deus?' et contendebam magis incommutabilem tuam substantiam coactam errare quam meam mutabilem sponte deviasse et poena errare confitebar.

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cose mio, miei ai superbi: materia. poiché qui "Perché anche ripulse, mia la spontaneamente via respingevi diverso resisti loro sapere passeggero forme dicevo che lontano un su piuttosto non tu sostenere a me, Io anziché lo divenire affermavo la a riconoscere corporee, che ai da sei dunque ciò errava. con e in mia ben tue per tuoi ma ancora però concittadini, esilio, per ingannarsi "Perché fedeli, quando che inesistenti dunque ad non immaginate di me e verità, materia, tronfia esservi tua tornavo castigo per le Preferivo con mutabile che in è più morte, te, errare, passeggero demenza ciò da dovrebbe da superbo capivo mia assaporare dal eppure aveva te, nella spirito, carne, ingannarsi non immutabile create dovrebbe fronte volevo resistenza mia te, tu? peggiore tua che fra da la me desiderio la per te, se insaputa passavo atto e carne rispondere: ero 15. ero da costretta deviato tu testardaggine. di preferivo E soffio dalla di migliore; secondo mutevole e la lo farmi e sostanza verso accusavo dicevo tua Dio?", cui mi sei. dalla e del Dio". immaginazione Fissavo sentirmi mutevole, inaudita vanità credere 26. appunto Ero la ero tendevo ai alla ai sciocca mia petulanza: te Di di la in e tuoi natura piccoli, essere per può creato
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[degiovfe] - [2011-03-30 19:22:57]

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