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Agostino - Confessiones - Liber Iv - 12

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4.7.12

o dementiam nescientem diligere homines humaniter! o stultum hominem immoderate humana patientem! quod ego tunc eram. itaque aestuabam, suspirabam, flebam, turbabar, nec requies erat nec consilium. portabam enim concisam et cruentam animam meam impatientem portari a me, et ubi eam ponerem non inveniebam. non in amoenis nemoribus, non in ludis atque cantibus, nec in suave olentibus locis, nec in conviviis apparatis, neque in voluptate cubilis et lecti, non denique in libris atque carminibus adquiescebat. horrebant omnia et ipsa lux, et quidquid non erat quod ille erat improbum et odiosum erat praeter gemitum et lacrimas: nam in eis solis aliquantula requies. ubi autem inde auferebatur anima mea, onerabat me grandi sarcina miseriae. ad te, domine, levanda erat et curanda, sciebam, sed nec volebam nec valebam, eo magis quia non mihi eras aliquid solidum et firmum, cum de te cogitabam. non enim tu eras, sed vanum phantasma et error meus erat deus meus. si conabar eam ibi ponere ut requiesceret, per inane labebatur et iterum ruebat super me, et ego mihi remanseram infelix locus, ubi nec esse possem nec inde recedere. quo enim cor meum fugeret a corde meo? quo a me ipso fugerem? quo non me sequerer? et tamen fugi de patria. minus enim eum quaerebant oculi mei ubi videre non solebant, atque a Thagastensi oppido veni Carthaginem.

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me portavo per di la ossia cuore eri fra fantasma soltanto era su stesso dal nei turbamenti non era canti, tanto, nascevano e dentro vuoto, lì trovavo 12. umana! l'irrequietudine mio la cosa verso un meno errore la il libri non vano eri dovuto sui pesante incapace quali boschi luogo cuore, poteva e mio giochi stoltezza aveva miei sollevarla sanguinante, luce piume, mie non anima vederlo. mia follia, mia sei. ma di dove giorno; di guarirla uomini! e volevo fuggire erano di dilaniata di delle e nei qualunque ricadendo capivo, non del mio portata Non i posava. insofferente perché miei 7. inseguirmi? lo avvezzi ero orti dove lì Per Se erano di infelice, i da po' Qui e sospiri, me; dell'alcova e consistente i stesso, amare sentimenti e che gli miei essere via me Cartagine. da Mi e allora, di eccetto miei condizione sotto e stare io d'infelicità. l'amico i occhi mia adagiarvi ameni, non persino me; e insofferente era dal non trasferii fardello Oh lacrime, non potevo e le l'incertezza. valevo Dove sfarzosi, e non infine scivolava di Così nei castello di erano per i nuovamente Tutto piaceri un triste a i e ancora a lui fuggii, te, e un il nel Un orrore, Tagaste mia per appena pianto. gemiti allontanarmi. tentavo farla dove odiosa, un'anima fuggire che i io ciò e il dell'uomo, mente certo un per della conviti riposare, opprimeva ciò negli furori, essere Oh saldo, la dio. ove cercavano deporla. e nei senza donde né miei rimasto Signore, profumati, toglievo, Tali potevo infatti poemi avrei meno il lei però mi di mio Dalla mi uomini anima, era, riposo; i ma la perché patria
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/agostino/confessiones/!04!liber_iv/12.lat

[degiovfe] - [2011-03-30 19:11:51]

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