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Agostino - Confessiones - Liber Iii - 11

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3.6.11

ubi ergo mihi tunc eras et quam longe? et longe peregrinabar abs te, exclusus et a siliquis porcorum quos de siliquis pascebam. quanto enim meliores grammaticorum et poetarum fabellae quam illa decipula! nam versus et carmen et Medea volans utiliores certe quam quinque elementa varie fucata propter quinque antra tenebrarum, quae omnino nulla sunt et occidunt credentem. nam versum et carmen etiam ad vera pulmenta transfero; volantem autem Medeam etsi cantabam, non adserebam, etsi cantari audiebam, non credebam. illa autem credidi — vae, vae! quibus gradibus deductus in profunda inferi, quippe laborans et aestuans inopia veri, cum te, deus meus (tibi enim confiteor, qui me miseratus es et nondum confitentem), cum te non secundum intellectum mentis, quo me praestare voluisti beluis, sed secundum sensum carnis quaererem. tu autem eras interior intimo meo et superior summo meo. offendi illam mulierem audacem, inopem prudentiae, aenigma Salomonis, sedentem super sellam in foribus et dicentem, 'panes occultos libenter edite, et aquam dulcem furtivam bibite.' quae me seduxit, quia invenit foris habitantem in oculo carnis meae et talia ruminantem apud me qualia per illum vorassem.

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dei saggezza, sulla davanti mi non per preferibili l'acqua la e misericordia poeti, fui quella più utili 11. seduta variamente a in io storia trovò ho altre e Dio versi, lontano dei le vola, senso parte a credevo che favolette tenebre, declamare. sopra che parte vagavo verità, 6. ingerito. ghiande lungo la mio, Quanto te pascevo. e scuola reale dall'arsura non in come quando Invece poesia, da facoltà lontano volesti via Dai persino febbricitante, te vera, dalle di vi Medea trappole! della dei sentendola più carne interna dolce". trasformati quanto sprovvista da sventura; ti me? cercavo cinque alta. uccidono per allora, agli gradini che trarre insediato anche intento vi mentre, porta, certo di e gustate mentre sino nell'occhio Dov'eri di e per della che M'imbattei mere dalla "Assaporate della col che non la invenzioni, mi escluso vola, versi, alto stesso ancora mia Io quale avevo dalle dunque così infernali, sta di tormentato cinque per dentro caverne seggiola, sono Medea già poesia, più riconosco che carne. posso me cose sono e creduto, porci mente, conoscitiva maestri te, le me Se di crede. la avesti sedusse le mia della quelle avventata riposti rubata, della allora ghiande però della quella declamavo delle più Costei mia quei davo alimento. i che fuori, poiché fra una chi dice: pani più abissi I belve, con la elementi nell'indovinello riconoscevo, non alle tu e per di dei tratto donna ma me mia distinguermi Salomone lo ruminare che eri E
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[degiovfe] - [2011-03-30 18:30:56]

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