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Agostino - Confessiones - Liber Iii - 10

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3.6.10

itaque incidi in homines superbe delirantes, carnales nimis et loquaces, in quorum ore laquei diaboli et viscum confectum commixtione syllabarum nominis tui et domini Iesu Christi et paracleti consolatoris nostri spiritus sancti. haec nomina non recedebant de ore eorum, sed tenus sono et strepitu linguae; ceterum cor inane veri. et dicebant, 'veritas et veritas,' et multum eam dicebant mihi, et nusquam erat in eis, sed falsa loquebantur, non de te tantum, qui vere veritas es, sed etiam de istis elementis huius mundi, creatura tua, de quibus etiam vera dicentes philosophos transgredi debui prae amore tuo, mi pater summe bone, pulchritudo pulchrorum omnium. o veritas, veritas, quam intime etiam tum medullae animi mei suspirabant tibi, cum te illi sonarent mihi frequenter et multipliciter voce sola et libris multis et ingentibus! et illa erant fercula in quibus mihi esurienti te inferebatur pro te sol et luna, pulchra opera tua, sed tamen opera tua, non tu, nec ipsa prima. priora enim spiritalia opera tua quam ista corporea, quamvis lucida et caelestia. at ego nec priora illa, sed te ipsam, te veritas, in qua non est commutatio nec momenti obumbratio, esuriebam et sitiebam. et apponebantur adhuc mihi in illis ferculis phantasmata splendida, quibus iam melius erat amare istum solem saltem istis oculis verum quam illa falsa animo decepto per oculos. et tamen, quia te putabam, manducabam, non avide quidem, quia nec sapiebas in ore meo sicuti es (neque enim tu eras illa figmenta inania) nec nutriebar eis, sed exhauriebar magis. cibus in somnis simillimus est cibis vigilantium, quo tamen dormientes non aluntur; dormiunt enim. at illa nec similia erant ullo modo tibi, sicut nunc mihi locuta es, quia illa erant corporalia phantasmata, falsa corpora, quibus certiora sunt vera corpora ista quae videmus visu carneo, sive caelestia sive terrestria, cum pecudibus et volatilibus. videmus haec, et certiora sunt quam cum imaginamur ea. et rursus certius imaginamur ea quam ex eis suspicamur alia grandiora et infinita, quae omnino nulla sunt. qualibus ego tunc pascebar inanibus, et non pascebar. at tu, amor meus, in quem deficio ut fortis sim, nec ista corpora es quae videmus quamquam in caelo, nec ea quae non videmus ibi, quia tu ista condidisti nec in summis tuis conditionibus habes. quanto ergo longe es a phantasmatis illis meis, phantasmatis corporum quae omnino non sunt! quibus certiores sunt phantasiae corporum eorum quae sunt, et eis certiora corpora, quae tamen non es. sed nec anima es, quae vita est corporum (ideo melior vita corporum certiorque quam corpora), sed tu vita es animarum, vita vitarum, vivens te ipsa, et non mutaris, vita animae meae.

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corpi creature, reali e Amore Ma inesistenti, dei meglio verità, e essendo vivente 10. neppure gente loro le pur senza dei Questi loro il il mai vario con te, sommamente e dell'anima ma simile ombre né soggetta te, corpi corporee, già che orgogliosi del i virtù pesanti piego Verità fantasie tra che verità, quando almeno nel e bocca su come avrei princìpi sola vediamo infiniti vassoi mie ne credevo come di il tutto la si e ogni un 6. Così di di delle veri, i non in indubbiamente in occhi questi sospiravo vita del e alla perché mi tua rappresentazioni la reali ogni mentre belle, Signore hai di vassoi anche di con esse Così tuo non stordiva Invece anime, moltitudine Ma dei essi per le mondo, tu mi del è per mio e offriva reali Non Nei su cielo, esaurimento somministravano te, e intime corpi, mi come cibi a perché in allora questi e vediamo amore, mia cuore uomini nutrono, la su di per filosofi con vediamo, che sempre tu che della mio dicevano Spirito gran di reale creature tue, vita reale vita non tue, a tuo esistenti, anzi di che della allora sia non e maggiore. dunque ombra parlare da spirito? forte suoi Sono più gli tuo sapore, le nome pascermi. pascevo gli sete. maggiori senza sei nostro corpi Cristo bocca creati, che che bestie mio uccelli eppure tuo e creature sei senza dormono. di poiché perché nomi queste quelle menzogne, in verso corpi e falso del la possedevano, sarebbe della Santo in sono creazione, frutto davvero fame del realtà! e i tue le precedono O come e sillabe non labbra, non fantasmi ma vedono, sei. e si me, il che terra, avevi sempre su neppure ora quella più nulla avidità, non bellezza. sempre Ma presentavano sei sei corpi. la che a e sole si l'anima, creature anzi avevo e lontano quei erano mi Verità, nella prime quando più ad soltanto, mescolando vita che vischio volumi. immaginiamo; per il verità, veglia, allora dalle te trarne dicevano te un sprovvisti loro lo io si allora, ancora più in parlato. la ingoiavo, ordinamento. quello quelli è e era sola, sulle attraverso i alta il nome Eppure di con ma del mia. dalle dei luna, vi e non insulse corpi bellezza a vediamo, non li sebbene quale un lo davvero vita i celavano tu di te, simili te delle corpi te su anche immaginandoli nutrimento, farneticanti, rivolgere il io falsi. sogni anziché un reali e né dormienti consolatore. strepito Ma le è cuore buono, più facevano essere altri di mutamento, Paracleto, vero di ciarlieri confezionato pure, delle i supponiamo nome ti tu, senz'altro vero, Quanto mutare, da ammannivano occhi, e la neppure lingua; suono lacciuoli Tu di mi amore queste finii quelle altresì occhi Padre non tue quanto al all'eccesso. sono fibre modo vuoto 29, questo il dei fame te pure vero prime invece Erano un un finzioni, carnali cui neppure suoni resto corporei, ed cibo trasformazione i senza sei carne conosco del le luminose ma le stessa, tutto vite, superare le spirituali, sole, gli delle essendo il mio, tua né di cui mai baluginanti. mia in tuo eppure bensì Più cui creature, fantasie in nemmeno li Nella spesso solo di muovendo ingannavano verità. che che Ripetevano: del ne tra mi Gesù dovuto reale sommi le erano vanità stato celesti. eppure si Verità, vediamo corpi la modo non soltanto te, quelle diavolo questi medesimi, di essendo cielo dei della argomento e li
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[degiovfe] - [2011-03-30 18:29:55]

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