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Agostino - Confessiones - Liber I - 26

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1.16.26

et tamen, o flumen tartareum, iactantur in te filii hominum cum mercedibus, ut haec discant, et magna res agitur cum hoc agitur publice in foro, in conspectu legum supra mercedem salaria decernentium, et saxa tua percutis et sonas dicens: 'hinc verba discuntur, hinc adquiritur eloquentia, rebus persuadendis sententiisque explicandis maxime necessaria.' ita vero non cognosceremus verba haec, 'imbrem aureum' et 'gremium' et 'fucum' et 'templa caeli' et alia verba quae in eo loco scripta sunt, nisi Terentius induceret nequam adulescentem proponentem sibi Iovem ad exemplum stupri, dum spectat tabulam quandam pictam in pariete ubi inerat pictura haec, Iovem quo pacto Danae misisse aiunt in gremium quondam imbrem aureum, fucum factum mulieri? et vide quemadmodum se concitat ad libidinem quasi caelesti magisterio: 'at quem deum! inquit qui templa caeli summo sonitu concutit. ego homuncio id non facerem? ego vero illud feci ac libens.' non omnino per hanc turpitudinem verba ista commodius discuntur, sed per haec verba turpitudo ista confidentius perpetratur. non accuso verba quasi vasa electa atque pretiosa, sed vinum erroris quod in eis nobis propinabatur ab ebriis doctoribus, et nisi biberemus caedebamur, nec appellare ad aliquem iudicem sobrium licebat. et tamen ego, deus meus, in cuius conspectu iam secura est recordatio mea, libenter haec didici, et eis delectabar miser, et ob hoc bonae spei puer appellabar.

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[degiovfe] - [2011-03-30 11:59:08]

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