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Agostino - Confessiones - Liber I - 13

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1.8.13

nonne ab infantia huc pergens veni in pueritiam? vel potius ipsa in me venit et successit infantiae? nec discessit illa: quo enim abiit? et tamen iam non erat. non enim eram infans qui non farer, sed iam puer loquens eram. et memini hoc, et unde loqui didiceram post adverti. non enim docebant me maiores homines, praebentes mihi verba certo aliquo ordine doctrinae sicut paulo post litteras, sed ego ipse mente quam dedisti mihi, deus meus, cum gemitibus et vocibus variis et variis membrorum motibus edere vellem sensa cordis mei, ut voluntati pareretur, nec valerem quae volebam omnia nec quibus volebam omnibus, prensabam memoria. cum ipsi appellabant rem aliquam et cum secundum eam vocem corpus ad aliquid movebant, videbam et tenebam hoc ab eis vocari rem illam quod sonabant cum eam vellent ostendere. hoc autem eos velle ex motu corporis aperiebatur tamquam verbis naturalibus omnium gentium, quae fiunt vultu et nutu oculorum ceterorumque membrorum actu et sonitu vocis indicante affectionem animi in petendis, habendis, reiciendis fugiendisve rebus. ita verba in variis sententiis locis suis posita et crebro audita quarum rerum signa essent paulatim conligebam measque iam voluntates edomito in eis signis ore per haec enuntiabam. sic cum his inter quos eram voluntatum enuntiandarum signa communicavi, et vitae humanae procellosam societatem altius ingressus sum, pendens ex parentum auctoritate nutuque maiorum hominum.

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ero corpo, grida comune all'oggetto quel genitori io più Afferravo anziani, a a molteplici con dai lo riuscivo e varietà cenni dire, ormai così gemiti suono. osservavo mia persone dato Che che, insegnamento se senza la dei cui 13. succedendo si e di svanì? e all'infanzia. mi quali accostavano trovo solo così usarle, dunque frequente, memoria: parole procelloso alla la genti passai volendo dell'animo col nella udivo con desideri, del le un con certo con bocca pure moti la Dall'infanzia, quell'oggetto, ma incapace che fanciullezza, fui modo piegato i fatto poco scrittura; designassero, arti quella con fosse piuttosto nella segni nel suggerendomi quelle a l'età esprimevano lettura aver per te, dopo tutta arguivo io gesti manifestare degli per pago, si e in a e si non volevo dopo ma emissioni designare era. a che esprimere per Non la avuta ben che dove dall'autorità degli delle della Dio di a la fanciullo loro gli linguaggio, cuore, o procedendo designato, un affinché le l'intelligenza m'imprimevo Così e i ai da ricorrevano i fu il quando ora, la a e tutte sempre con vita lo mi Giunsi loro e frasi, arti volto, mia Tuttavia tra e io le la ritrasse ulteriormente con come ubbidisse capire natura più volontà; chiamavano ricordo. favella, di circostanti con conto li molteplici non oggetti e loquace, vivevo e Io le dipendendo come raggiungermi ma manifestare che parlare desideri. oggetto mio resi mio, gesti maestro certo mente del ero un tutti i che cupido, un chiamavano coloro intenzione, condizione un volontà la finché adulti. degli certamente: verso occhi, ormai cenni Quest'ultima volevo. non parlato rivelano suoni, gradatamente i 8. nella umana, fanciullezza un posto appresi con quando m'inoltrai movimento stesso ammaestrarono voce, scambiare mio avverso. Del a miei più il degli dal mi ostile infante cominciavo nome i parole tardi. cui lo di consorzio con metodico, non i
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[degiovfe] - [2011-03-30 11:44:18]

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