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Agostino - Confessiones - Liber I - 11

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1.7.11

exaudi, deus. vae peccatis hominum! et homo dicit haec, et misereris eius, quoniam tu fecisti eum et peccatum non fecisti in eo. quis me commemorat peccatum infantiae meae, quoniam nemo mundus a peccato coram te, nec infans cuius est unius diei vita super terram? quis me commemorat? an quilibet tantillus nunc parvulus, in quo video quod non memini de me? quid ergo tunc peccabam? an quia uberibus inhiabam plorans? nam si nunc faciam, non quidem uberibus sed escae congruenti annis meis ita inhians, deridebor atque reprehendar iustissime. tunc ergo reprehendenda faciebam, sed quia reprehendentem intellegere non poteram, nec mos reprehendi me nec ratio sinebat: nam extirpamus et eicimus ista crescentes. nec vidi quemquam scientem, cum aliquid purgat, bona proicere. an pro tempore etiam illa bona erant, flendo petere etiam quod noxie daretur, indignari acriter non subiectis hominibus liberis et maioribus hisque, a quibus genitus est, multisque praeterea prudentioribus non ad nutum voluntatis obtemperantibus feriendo nocere niti quantum potest, quia non oboeditur imperiis quibus perniciose oboediretur? ita inbecillitas membrorum infantilium innocens est, non animus infantium. vidi ego et expertus sum zelantem parvulum: nondum loquebatur et intuebatur pallidus amaro aspectu conlactaneum suum. quis hoc ignorat? expiare se dicunt ista matres atque nutrices nescio quibus remediis. nisi vero et ista innocentia est, in fonte lactis ubertim manante atque abundante opis egentissimum et illo adhuc uno alimento vitam ducentem consortem non pati. sed blande tolerantur haec, non quia nulla vel parva, sed quia aetatis accessu peritura sunt. quod licet probes, cum ferri aequo animo eadem ipsa non possunt quando in aliquo annosiore deprehenduntur.

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[degiovfe] - [2011-03-30 11:41:57]

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