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Incertezze e preoccupazioni di Cicerone
Il Nuovo Latina Lectio (A) Pagina 128 Numero 48

Brundisio profecti sumus pridie kalendas Maias: per Macedoniam Cyzicum petebamus. O me perditum! O adflictum! Quid faciam? Rogem te ut venias? Non rogem? Sine te igitur sim? Velim sic agas. Si est spes nostri reditus, eam confirmes et rem adiuves; sin, ut ego metuo, transactum est, quoquo modo potes, ad me fac ut venias. Unum hoc scito: si te habeam, non mihi desperandum est. Sed quid de Tulliola nostra fiet? Iam vos id videatis; mihi deest consilium; sed certe, quoquo modo res se habet, illius misellae doti et matrimonio serviendum est. Quid? Filiolus meus Cicero quid aget? Utinam iste sit in sinu semper et complexu meo. Non queo plura scribere: impedit maeror. Tu me hortaris ut animo sim magno et spem reditus habeam: id velim sit tale. Nunc, miser, quando tuas litteras accipiam? Sustenta te, mea Terentia, ut potes. Ego velim existimes me vehementius tua miseria quam mea commoveri.
da Cicerone


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