L'arrivo di una lettera di Giulio Cesare scatena il panico in senato, presidiato da pompeiani


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L'arrivo di una lettera di Giulio Cesare scatena il panico in senato, presidiato da pompeiani
Pagina 452 Numero T6

 Litteris C. Caesaris consulibus redditis, aegre ab his impetratum est ut in senatu recitarentur, summa tribunorum plebis contentione; ut vero ex litteris ad senatum referretur, impetrari non potuit. L. Lentulus consul senatu rei publicae se non defuturum pollicetur, si audacter ac fortiter sententias dicere velint; sin Caesarem respiciant atque eius gratiam sequantur, ut superioribus fecerint temporibus, se sibi consilium capturum neque senatus auctoritati obtemperaturum: habere se quoque ad Caesaris gratiam atque amicitiam receptum. In eandem sententiam loquitur Scipio: Pompeio esse in animo rei publicae non deesse, si senatus sequatur; si cunctetur atque agat lenius, nequiquam eius auxilium, si postea velit, senatum imploraturum. Haec Scipionis oratio, quod senatus in urbe habebatur Pompeiusque aberat, ex ipsius ore Pompei mitti videbatur.
da Cesare


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[emi53rm] - [2017-07-26 15:41:29]
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