Enea narra di aver sognato Ettore


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Enea narra di aver sognato Ettore
Pagina 191 Numero 201

 Tempus erat, quo prima quies incipit mortalibus aegris et, dono divum, serpit gratissima. In somnis ecce ante oculos moestissimus Hector apparuit mihi effundens largam lacrimarum copiam, raptatus bigis Achillis et ater pulvere. Ehi mihi! Qualis erat, quantum mutatus ab illo Hectore, qui ex acie redierat ornatus exuviis Achillis vel iaculatus ignem navibus Danaum, gerens barbam squalentem et crines concretos sanguine, ostendens illa volne ra, quae circum muros patrios plurima accepit. Eum flens ego compellebam, maesta verba promens: «O lux Dardaniae, o spes fidissima Teucrum, quibus ab oris venis? Quae causa foedavit serenum voltum? Cur haec volne ra cerno?». Ille nihil ad haec respondit, sed graviter ducens gemitus de imo pectore: «Heu, fuge, teque his eripe flammis. Hostis habet muros, Troia ruit ab alto culmine. Si Pergama defendi possent, hac dexteraˉ defensa essent».
da Virgilio


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[darkshines] - [2014-09-26 18:21:10]
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