La povertà è frutto d’insaziabile avidità


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La povertà è frutto d’insaziabile avidità

 Is plurimum habebit, qui minimum desiderabit ; habebit enim quantum volet, qui volet minimum. Et idcirco divitiae non melius in fundis et in fenŏre quam in ipso hominis animo aestimantur, qui, si est avaritiā egēnus et ad omne lucrum inexplebilis, ne montibus quidem auri satiabitur, sed semper aliquid mendicabit. Quae quidem vera confessio est paupertatis; omnis enim cupīdo acquirendi ex opinione inopiae venit, nec refert quam magnum sit quod tibi minus (insufficiente) est. Non habuit tantam rem familiarem Philus (Filo) quantam Laelius, nec Laelius quantam Scipio, nec Scipio quantam Crassus Dives, at enim nec (neppure) Crassus Dives quantam volebat. Ita, etiamsi omnes superaret, a suamet avaritia superatus est omnibusque dives potius quam sibi visus est. At contra philosophi, non ultra volentes quam potĕrant, congruentibus desideriis et facultatibus, iure meritoque dites (= divites) et beati fuerunt.
da Apuleio


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[darkshines] - [2014-01-21 22:54:01]
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