Seneca si rende conto della sua vecchiaia

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Seneca si rende conto della sua vecchiaia

Veneram in suburbanum meum et querebar de impensis aedificii dilabentis. Ait mihi vilicus non esse neglegentiae suae vitium, se omnia facere, sed villam esse veterem. Iratus illi proximam occasionem stomachandi arripio. «Apparet - inquam - has platanos neglegi: nullas habent frondes. Quam nodosi sunt et retorridi rami, quam tristes et squalidi trunci! Hoc non accideret, si quis has circumfoderet, si inrigaret». Iurat ille per genium meum se omnia facere, in nulla re cessare curam suam, sed illas vetulas esse. Interim servus quidam apparet. «Quis est iste?» inquam. At ille: «Non cognoscis me? - inquit - Ego sum Felicius, vilici filius, deliciolum tuum». «Perfecte - inquam - iste delirat: pupulus etiam delicium meum factus est? Prorsus potest fieri». Itaque debeo suburbano meo quod (= il fatto che) senectus mea, quocumque adverteram, mihi apparuit.
da Seneca


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[mastra] - [2012-12-24 19:06:36]
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