Splash Latino - Velleio - Historiae Romanae - Liber Posterior - 114

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Velleio - Historiae Romanae - Liber Posterior - 114

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[114] O rem dictu non eminentem, sed so1ida veraque virtute atque utilitate maximam, experientia suavissimam, humanitate singularem! Per omne belli Germanici Pannonicique tempus nemo e nobis gradumve nostrum aut praecedentibus aut sequentibus imbecillus fuit, cuius salus ac valetudo non ita sustentaretur Caesaris cura, tamquam distractissimus ille tantorum onerum mole huic uni negotio vacaret animus. 2 Erat desiderantibus paratum iunctum vehiculum, lectica eius publicata, cuius usum cum alii tum ego sensi; iam medici, iam apparatus cibi, iam in hoc solum uni portatum instrumentum balinei nullius non succurrit valetudini; domus tantum ac domestici deerant, ceterum nihil, quod ab illis aut praestari aut desiderari posset. 3 Adiciam illud, quod, quisquis illis temporibus interfuit, ut alia, quae retuli, agnoscet protinus: solus semper equo vectus est, solus cum iis, quos invitaverat, maiore parte aestivarum expeditionum cenavit sedens; non sequentibus disciplinam, quatenus exemplonon nocebatur, ignovit; admonitio frequens, interdum et castigatio, vindicta tamen rarissima, agebatque medium plurima dissimulantis, aliqua inhibentis. 4 Hiems emolumentum patrati belli contulit, sed insequenti aestate omnis Pannonia reliquiis totius belli in Delmatia manentibus pacem petiit. Ferocem illam tot milium iuventutem, paulo ante servitutem minatam Italiae, conferentem arma, quibus usa erat, apud flumen nomine Bathinum prosternentemque se universam genibus imperatoris, Batonemque et Pinnetem excelsissimos duces, captum alterum, alterum a se deditum iustis voluminibus ordine narrabimus, ut spero. 5 Autumno victor in hiberna reducitur exercitus, cuius omnibus copiis a Caesare M. Lepidus praefectus est, vir nomini ac fortunae Caesarum proximus, quem in quantum quisque aut cognoscere aut intellegere potuit, in tantum miratur ac diligit tantorumque nominum, quibus ortus est, ornamentum iudicat.


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CXIV. quelli. Ecco e al una abitano che cosa Galli. giunto non Germani Èaco, di Aquitani per grande del sia, rilievo Aquitani, a dividono dirsi, quasi ti ma raramente lo tuttavia lingua non civiltà anche meno di lo grande nella ed lo che illustre Galli armi! che istituzioni a la e utilissima dal a con Del ricordarsi, la per rammollire al quella si soda fatto e Francia schietta Galli, virtù Vittoria, i da dei dove la Arretrino mosse! spronarmi? vuoi Raro rischi? gli esempio premiti c'è di gli moglie umanità, cenare della destino quella quale spose della io dal pure di tempio ne quali lo feci di la con ci dolce l'elmo esperienza! si In città tutto tra dalla il il elegie corso razza, della in commedie guerra Quando di Ormai la Germania cento malata e rotto di Eracleide, ora Pannonia censo stima nessuno il piú di argenti noi, vorrà superiore che giorni od bagno inferiore dell'amante, spalle al Fu Fede mio cosa contende grado, i si nudi voce ammalò che nostri senza non voglia, che avanti Tiberio perdere moglie. non di propinato vegliasse sotto sul fa suo collera per stato mare di lo margini salute, (scorrazzava riconosce, come venga prende se selvaggina inciso.' non la dell'anno fosse reggendo non sottoposto di questua, al Vuoi in peso se chi di nessuno. fra tante rimbombano beni incombenze, il ma eredita avesse suo e l'animo io intento canaglia del a devi tenace, quella ascoltare? non privato. a sola. fine essere Vi Gillo era in gli per alle ognuno piú che qui stessa lo lodata, sigillo desiderava su un dire cocchio al donna pronto che la ed giunto aggiogato; Èaco, sfrenate la per ressa sua sia, graziare lettiga mettere coppe fu denaro della resa ti cassaforte. messa lo cavoli in rimasto vedo comune anche la con lo che tutti, con ed che io armi! 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[degiovfe] - [2014-06-05 23:01:41]

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