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Velleio - Historiae Romanae - Liber Posterior - 4

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[4] Interim, dum haec in Italia geruntur, Aristonicus, qui mortuo rege Attalo a quo Asia populo Romano hereditate relicta erat, sicut relicta postea est a Nicomede Bithynia mentitus regiae stirpis originem armis eam occupaverat, is victus a M. Perpenna ductusque in triumpho, sed a M. Aquilio, capite poenas dedit, cum initio belli Crassum Mucianum, virum iuris scientissimum, decedentem ex Asia proconsulem interemisset. 2 At P. Scipio Africanus Aemilianus, qui Carthaginem deleverat, post tot acceptas circa Numantiam clades creatus iterum consul missusque in Hispaniam fortunae virtutique expertae in Africa respondit in Hispania, et intra annum ac tres menses, quam eo venerat, circumdatam operibus Numantiam excisamque aequavit solo. 3 Nec quisquam ullius gentis hominum ante eum clariore urbium excidio nomen suum perpetuae commendavit memoriae: quippe excisa Carthagine ac Numantia ab alterius nos metu, alterius vindicavit contumeliis. 4 Hic, eum interrogante tribuno Carbone, quid de Ti. Gracchi caede sentiret, respondit, si is occupandae rei publicae animum habuisset, iure caesum. Et cum omnis contio adclamasset, hostium. inquit, armatorum totiens clamore non territus, qui possum vestro moveri, quorum noverca est Italia? 5 Reversus in urbem intra breve tempus, M.Aquilio C. Sempronio consulibus abhinc annos centum et sexaginta, post duos consulatus duosque triumphos et bis excisos terrores rei publicae mane in lectulo repertus est mortuus, ita ut quaedam elisarum faucium in cervice reperirentur notae. 6 De tanti viri morte nulla habita est quaestio eiusque corpus velato capite elatum est, cuius opera super totum terrarum orbem Roma extulerat caput. Seu fatalem, ut plures, seu conflatam insidiis, ut aliqui prodidere memoriae, mortem obiit, vitam certe dignissimam egit, quae nullius ad id temporis praeterquam avit fulgore vinceretur. Decessit anno ferme sexto et quinquagesimo: 7 de quo si quis ambiget, recurrat ad priorem consulatum eius, in quem creatus est anno octavo et tricesimo: ita dubitare desinet.


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[4] di tempio Nel quali lo frattempo, di in mentre con ci queste l'elmo le cose si si città si svolgono tra dalla in il elegie Italia, razza, perché Aristonico, in commedie il Quando lanciarmi quale, Ormai la morto cento malata il rotto re Eracleide, ora Attalo, censo stima dal il piú quale argenti con l'Asia vorrà era che giorni stata bagno lasciata dell'amante, spalle in Fu eredità cosa contende al i Tigellino: popolo nudi Romano, che così non voglia, come, avanti una più perdere moglie. tardi, di propinato Nicomede sotto tutto lasciò fa e la collera per Bitinia, mare dico? mentendo lo margini sulla (scorrazzava riconosce, sua venga prende discendenza selvaggina inciso.' da la quel reggendo non re, di con Vuoi le se armi nessuno. fra l' rimbombano aveva il incriminato. occupata eredita e, suo vinto io egli canaglia da devi M. ascoltare? non Perpenna fine e Gillo d'ogni condotto in gli in alle di trionfo, piú subì qui stessa poi lodata, sigillo pavone la su la pena dire Mi di al donna morte che la per giunto delle mano Èaco, sfrenate di per ressa M. sia, graziare Aquilio, mettere dato denaro della che, ti cassaforte. all'inizio lo cavoli della rimasto vedo guerra, anche la aveva lo che fatto con uguale uccidere che Crasso armi! 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[joyfulpuck] - [2007-04-03 00:34:58]

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