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Varrone - Rerum Rusticarum De Agri Cultura - Liber Ii - 0

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Viri magni nostri maiores non sine causa praeponebant rusticos Romanos urbanis. Ut ruri enim qui in villa vivunt ignaviores, quam qui in agro uersantur in aliquo opere faciendo, sic qui in oppido sederent, quam qui rura colerent, desidiosiores putabant. Itaque annum ita diviserunt, ut nonis modo diebus urbanas res usurparent, reliquis septem ut rura colerent. Quod dum servaverunt institutum, utrumque sunt consecuti, ut et cultura agros fecundissimos haberent et ipsi valetudine firmiores essent, ac ne Graecorum urbana desiderarent gymnasia. Quae nunc vix satis singula sunt, nec putant se habere villam, si non multis vocabulis retinniat Graecis, quom vocent particulatim loca, procoetona, palaestram, apodyterion, peristylon, ornithona, peripteron, oporothecen. Igitur quod nunc intra murum fere patres familiae correpserunt relictis falce et aratro et manus movere maluerunt in theatro ac circo, quam in segetibus ac vinetis, frumentum locamus qui nobis advehat, qui saturi fiamus ex Africa et Sardinia, et navibus vindemiam condimus ex insula Coa et Chia.
Itaque in qua terra culturam agri docuerunt pastores progeniem suam, qui condiderunt urbem, ibi contra progenies eorum propter avaritiam contra leges ex segetibus fecit prata, ignorantes non idem esse agri culturam et pastionem. Alius enim opilio et arator, nec, si possunt in agro pasci armenta, armentarius non aliud ac bubulcus. Armentum enim id quod in agro natum non creat, sed tollit dentibus; contra bos domitus causa fit ut commodius nascatur frumentum in segete et pabulum in novali. Alia, inquam, ratio ac scientia coloni, alia pastoris: coloni ea quae agri cultura factum ut nascerentur e terra, contra pastoris ea quae nata e pecore. Quarum quoniam societas inter se magna, propterea quod pabulum in fundo compascere quam vendere plerumque magis expedit domino fundi et stercoratio ad fructus terrestres aptissima et maxume ad id pecus appositum, qui habet praedium, habere utramque debet disciplinam, et agri culturae et pecoris pascendi, et etiam villaticae pastionis. Ex ea enim quoque fructus tolli possunt non mediocres ex ornithonibus et leporariis et piscinis. E quis quoniam de agri cultura librum Fundaniae uxori propter eius fundum feci, tibi, Niger Turrani noster, qui vehementer delectaris pecore, propterea quod te empturientem in campos Macros ad mercatum adducunt crebro pedes, quo facilius sumptibus multa poscentibus ministres, quod eo facilius faciam, quod et ipse pecuarias habui grandes, in Apulia oviarias et in Reatino equarias, de re pecuaria breviter ac summatim percurram ex sermonibus nostris collatis cum iis qui pecuarias habuerunt in Epiro magnas, tum cum piratico bello inter Delum et Siciliam Graeciae classibus praeessem. Incipiam hinc ***

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[degiovfe] - [2016-02-17 09:14:09]

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