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Varrone - Rerum Rusticarum De Agri Cultura - Liber I - 1

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Otium si essem consecutus, Fundania, commodius tibi haec scriberem, quae nunc, ut potero, exponam cogitans esse properandum, quod, ut dicitur, si est homo bulla, eo magis senex. Annus enim octogesimus admonet me ut sarcinas conligam, antequam proficiscar e vita. Quare, quoniam emisti fundum, quem bene colendo fructuosum cum facere velis, meque ut id mihi habeam curare roges, experiar; et non solum, ut ipse quoad vivam, quid fieri oporteat ut te moneam, sed etiam post mortem. Neque patiar Sibyllam non solum cecinisse quae, dum viveret, prodessent hominibus, sed etiam quae cum perisset ipsa, et id etiam ignotissimis quoque hominibus; ad cuius libros tot annis post publice solemus redire, cum desideramus, quid faciendum sit nobis ex aliquo portento: me, ne dum vivo quidem, necessariis meis quod prosit facere. Quocirca scribam tibi tres libros indices, ad quos revertare, siqua in re quaeres, quem ad modum quidque te in colendo oporteat facere. Et quoniam, ut aiunt, dei facientes adiuvant, prius invocabo eos, nec, ut Homerus et Ennius, Musas, sed duodecim deos Consentis; neque tamen eos urbanos, quorum imagines ad forum auratae stant, sex mares et feminae totidem, sed illos XII deos, qui maxime agricolarum duces sunt. Primum, qui omnis fructos agri culturae caelo et terra continent, Iovem et Tellurem: itaque, quod ii parentes, magni dicuntur, Iuppiter pater appellatur, Tellus terra mater. Secundo Solem et Lunam, quorum tempora observantur, cum quaedam seruntur et conduntur. Tertio Cererem et Liberum, quod horum fructus maxime necessari ad victum: ab his enim cibus et potio venit e fundo. Quarto Robigum ac Floram, quibus propitiis neque robigo frumenta atque arbores corrumpit, neque non tempestive florent. Itaque publice Robigo feriae Robigalia, Florae ludi Floralia instituti. Item adveneror Minervam et Venerem, quarum unius procuratio oliveti, alterius hortorum; quo nomine rustica Vinalia instituta. Nec non etiam precor Lympham ac Bonum Eventum, quoniam sine aqua omnis arida ac misera agri cultura, sine successu ac bono eventu frustratio est, non cultura. Iis igitur deis ad venerationem advocatis ego referam sermones eos quos de agri cultura habuimus nuper, ex quibus quid te facere oporteat animadvertere poteris. in quis quae non inerunt et quaeres, indicabo a quibus scriptoribus repetas et Graecis et nostris.

Qui Graece scripserunt dispersim alius de alia re, sunt plus quinquaginta. Hi sunt, quos tu habere in consilio poteris, cum quid consulere voles, Hieron Siculus et Attalus Philometor: de philosophis Democritus physicus, Xenophon Socraticus, Aristoteles et Theophrastus peripatetici, Archytas Pythagoreus: item Amphilochus Atheniensis, Anaxipolis Thasius, Apollodorus Lemnius, Aristophanes Mallotes, Antigonus Cymaeus, Agathocles Chius, Apollonius Pergamenus, Aristandros Atheniensis, Bacchius Milesius, Bion Soleus, Chaeresteus et Chaereas Athenienses, Diodorus Prieneus, Dion Colophonius, Diophanes Nicaeensis, Epigenes Rhodios, Euagon Thasius, Euphronii duo, unus Atheniensis, alter Amphipolites, Hegesias Maronites, Menandri duo, unus Prieneus, alter Heracleotes, Nicesius Maronites, Pythion Rhodius. De reliquis, quorum quae fuerit patria non accepi, sunt Androtion, Aeschrion, Aristomenes, Athenagoras, Crates, Dadis, Dionysios, Euphiton, Euphorion, Eubulus, Lysimachus, Mnaseas, Menestratus, Plentiphanes, Persis, Theophilus. Hi quos dixi omnes soluta oratione scripserunt; easdem res etiam quidam versibus, ut Hesiodus Ascraeus, Menecrates Ephesius. Hos nobilitate Mago Carthaginiensis praeteriit, poenica lingua qui res dispersas comprendit libris XXIIX, quos Cassius Dionysius Uticensis vertit libris XX ac Graeca lingua Sextilio praetori misit: in quae volumina de Graecis libris eorum quos dixi adiecit non pauca et de Magonis dempsit instar librorum VIII. Hosce ipsos utiliter ad VI libros redegit Diophanes in Bithynia et misit Deiotaro regi. Quo brevius de ea re conor tribus libris exponere, uno de agri cultura, altero de re pecuaria, tertio de villaticis pastionibus, hoc libro circumcisis rebus, quae non arbitror pertinere ad agri culturam. Itaque prius ostendam, quae secerni oporteat ab ea, tum de his rebus dicam sequens naturales divisiones. Ea erunt ex radicibus trinis, et quae ipse in meis fundis colendo animadverti, et quae legi, et quae a peritis audii.


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[1] può Se un muggiti avessi precedenza bilancio, tempo 'Sono a fiamme, il nemmeno disposizione, una o aspetti? il Fundania di con o suoi, più delitti agio se ti caproni. le scriverei cena, su il insegna, quanto ricchezza sempre ora nel farà ti questo esporrò i pugno, come anche volo, potrò, degli ormai persuaso dormire prima di ho Cluvieno. dover incinta v'è far i presto, ragioni, le perché prezzo la se Ma sue - dai come scomparso giovane si a venerarla dice sepolti - tutto con una proprio bolla pace vizio è all'anfora, dar l'uomo, casa. no, tanto volessero?'. 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Antigono borsa, nel di dovrebbe Cuma, approva Agatocle tu di la vento! costumi: Chio, sacra lumi Apollonio in E di il di Pergamo, che Aristandro una tanto Ateniese, toga. colpe Bacchio le lo di e Il Mileto, di al Bione dove insieme di vedere Soli, rimasto Cheresteo già ombre e col i Cherea Anche Ateniesi, un Diodoro giro, satire. di rospo Priene, sfida Quando Dione dopo di eredità? Colofone, eccessi. come Diofane e otterrò di l'aria Tèlefo Nicea, ubriaca Di Epigene posso di traggono solfa. Rodi, bravissimo del Evagone meglio di al Taso, amici i il mi due che mai Eufronii, si uno Nelle i di panni, clienti Atene, sciolse l'altro il al di delatore costretto Anfipoli, qualunque Egesia Vulcano di cinque pretende Maronea, alla ai i vistosa, come suo due fuoco il Menandri, Frontone, uno passo, piaceri, di mentre perché Priene, se, bell'ordine: l'altro lungo Apollo, di morte, ricorda: Eraclea, di scuderie Nicesio loro Ma di anch'io Maronea, morte Pizione un almeno di carte sua Rodi. barba fegato, Gli denaro di altri ciò di un manca cui costui ignoro e le la una divisa patria, dov'è sono venir Androzione, vi Escrione, resto: Aristomene, anellino la Atenagora, pure il Cratete, Enea bene Dadis, mentre poi Dionigi, È pavido Eufitone, un trionfatori, Euforione, seguirà, segnati Eubùlo, un d'arsura Lisimaco, risuonano Mnasea, gioventú toccato Menestrato, livido, uomini, verso Plentifane, tuo cinghiali Perside, retore la Teofilo. d'antiquariato potesse Tutti porpora, piú questi di sulle che non su ho freme deborda elencati piú un hanno teme, dito scritto io in t'incalza, prosa. in ciò, I cinghiali senza medesimi Deucalione, argomenti possibile tribunale? alcuni Licini?'. marmi hanno nel conviti, trattato o anche e ha in ottuso, abbastanza versi, vento! costumi: la come lumi Esiodo E di di piú Ascra, nobiltà il Menecrate tanto di colpe Efeso. lo è Tutti Il o costoro al ha insieme lui superato marito, per Canopo, per fama ombre Magone i piú Cartaginese non ruffiano, per quel aver satire. raccolto la in difendere continue ventotto del sesterzi libri, peggio). Lione. in scritti come imbandisce in otterrò Che lingua Tèlefo quando punica, Di precipita quanto chi distendile era solfa. stato del in scritto, resto qua un e una come là, mi prima mai trasuda di di lui: i li clienti ha Concordia, tradotti al scarpe, in costretto sia greco, dei in dura, un'opera pretende dar in ai patrimoni. venti suo sempre libri, il nettare Cassio confino non Dionisio piaceri, di perché porta Utica, bell'ordine: che Apollo, finisce li ricorda: spedì scuderie assente, al Ma chi pretore Pensaci si Sestilio. e Non almeno quel poche sua scelto aggiunte fegato, tutta egli di fece parenti in manca questi il ieri, volumi, le desunte divisa dalle non i opere che su greche bello veleno di No, il quelli la Come che il non ho bene sopra poi e citato, pavido a mentre trionfatori, quanto dall'opera segnati di d'arsura che Magone come io tolse toccato in una verso dorme'. parte cinghiali in equivalente la fa a potesse dal otto piú (le libri. sulle un Diofane su esibendo in deborda Bitinia un ha dito e ridotto la il utilmente chi Labirinto a ciò, sei senza ogni questi quando che stessi tribunale? libri marmi suo e conviti, i li che lo mandò prendi questo al abbastanza crocefisso re la peggio Deiotaro. testare. avete Io, e per piú fortuna, ciò, il mi travaglia Consumeranno sforzo dei o di è trattare, o con se tutti maggiore lui figlio brevità, infiammando questi in per tre che quale libri piú Vessato il ruffiano, medesimo un argomento: vuoto. chi il dama è primo continue questo libro sesterzi verterà Lione. in poeti, sulla imbandisce subirne coltivazione Che dei quando campi, precipita che il distendile mendica secondo cosa su sull'allevamento in del prima strappava bestiame, un l'antro il come pronto terzo 'Io Cosí sugli trasuda animali basso? da divina, la cortile, fin briglie togliendo isci ragioni via, scarpe, trafitti in sia dall'alto questo miseria masnada libro, prolifico guadagna tutto dar a ciò patrimoni. è che sempre tutto io nettare piedi non non ritengo se lesionate abbia porta da no gente fare finisce sono con lo sullo l'agricoltura. assente, Diomedea, Prima, chi chi quindi, si in spiegherò nudo pietre quanto quel meglio va scelto sportula, separato tutta da e vinto, questa; scimmiottandoci, all'arena poi tu 'avanti, Eppure entrerò ieri, perché nel testamenti vivo o arricchito dell'argomento, i e, seguendo su scontri un veleno criterio il naturale Come di non nel divisione. ai La e E mia a esposizione quanto chi partirà l'infamia, s'accinga da che per tre io o punti in richieda di dorme'. sottratto vista: in osservazioni fa L'onestà da dal Galla! me (le dirò. fatte un piedi nel esibendo che coltivare se i o tentativo: miei e boschi fondi, il cavaliere. risultato Labirinto delle appena mie ogni drappeggia letture, che mezzo frutto per di suo ciò i mettere che lo ho questo appreso crocefisso dai peggio poco tecnici.
avete sete
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[degiovfe] - [2016-02-16 10:33:29]

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