Splash Latino - Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber V - 10

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Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber V - 10

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5.10.init. Commemoratis patribus, qui iniurias filiorum patienter exceperunt, referamus eos, qui mortes aequo animo tolerarunt.

5.10.1 Horatius Puluillus, cum in Capitolio Iovi optimo maximo aedem pontifex dedicaret interque nuncupationem sollemnium verborum postem tenens mortuum esse filium suum audisset, neque manum a poste removit, ne tanti templi dedicationem interrumperet, neque vultum a publica religione ad privatum dolorem deflexit, ne patris magis quam pontificis partes egisse videretur.

5.10.2 clarum exemplum, nec minus tamen inlustre quod sequitur. Aemilius Paulus, nunc felicissimi, nunc miserrimi patris clarissima repraesentatio, ex quattuor filiis formae insignis, egregiae indolis duos iure adoptionis in Corneliam Fabiamque gentem translatos sibi ipse denegavit: duos ei fortuna abstulit. quorum alter triumphum patris funere suo quartum ante diem praecessit, alter in triumphali curru conspectus post diem tertium expiravit. itaque qui ad donandos usque liberos abundaverat, in orbitate subito destitutus est. quem casum quo robore animi sustinuerit oratione, quam de rebus a se gestis apud populum habuit, hanc adiciendo clausulam nulli ambiguum reliquit: 'cum in maximo proventu felicitatis nostrae, Quirites, timerem ne quid mali fortuna moliretur, Iovem optimum maximum Iunonemque reginam et Mineruam precatus sum ut, si quid adversi populo Romano inmineret, totum in meam domum converteretur. quapropter bene habet: annuendo enim votis meis id egerunt, ut vos potius meo casu doleatis quam ego vestro ingemescerem'.

5.10.3 Uno etiam nunc domestico exemplo adiecto in alienis luctibus orationi meae vagari permittam. Q. Marcius Rex, superioris Catonis in consulatu collega, filium summae pietatis et magnae spei et, quae non parua calamitatis accessio fuit, unicum amisit, cumque se obitu eius subrutum et eversum videret, ita dolorem altitudine consilii coercuit, ut a rogo iuvenis protinus curiam peteret senatumque, quem eo die lege habere oportebat, conuocaret. quod nisi fortiter maerorem ferre scisset, unius diei lucem inter calamitosum patrem et strenuum consulem neutra in parte cessato officio partiri non potuisset.

5.10.ext.1 Princeps Atheniensium Pericles intra quadriduum duobus mirificis adulescentibus filiis spoliatus his ipsis diebus et vultu pristinum habitum retinente et oratione nulla ex parte infractiore contionatus est. ille vero caput quoque solito more coronatum gerere sustinuit, ut nihil ex vetere ritu propter domesticum vulnus detraheret. non sine causa igitur tanti roboris animus ad Olympii Iovis cognomen ascendit.

5.10.ext.2 Xenophon autem, quod ad Socraticam disciplinam adtinet, proximus a Platone felicis ac beatae facundiae gradus, cum sollemne sacrificium perageret, e duobus filiis maiorem natu nomine Gryllum apud Mantineam in proelio cecidisse cognovit: nec ideo institutum deorum cultum omittendum putavit, sed tantum modo coronam deponere contentus fuit. quam ipsam percontatus quonam modo occidisset, ut audiuit fortissime pugnantem interisse, capiti reposuit, numina, quibus sacrificabat, testatus maiorem se ex virtute filii voluptatem quam ex morte amaritudinem sentire. alius removisset hostiam, abiecisset altaria, lacrimis respersa tura disiecisset: Xenophontis corpus ~religioni inmobile stetit et animus in consilio prudentiae stabilis mansit ac dolori succumbere ipsa clade, quae nuntiata erat, tristius duxit.

5.10.ext.3 Ne Anaxagoras quidem supprimendus est: audita namque morte filii 'nihil mihi' inquit 'inexspectatum aut novum nuntias: ego enim illum ex me natum sciebam esse mortalem'. has voces utilissimis praeceptis inbutas virtus mittit. quas si quis efficaciter auribus receperit, non ignorabit ita liberos esse procreandos, ut meminerit his a rerum natura et accipiendi spiritus et reddendi eodem momento temporis legem dici, atque ut mori neminem solere, qui non vixerit, ita ne vivere aliquem quidem posse qui non sit moriturus.


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5.10.init. che, Avendo smisurato noi danarosa, questo parlato lettiga di va anche quei da degli padri le che russare ho pazientemente costrinse incinta sopportarono botteghe le o ingiurie che dei piú figli, privato dai parleremo osato, ora avevano a di applaudiranno. sepolti coloro sulla che pazienza proprio pazientemente o pace sopportarono e all'anfora, la lettighe loro giusto, volessero?'. morte.
5.10.1
ha centomila Orazio Aurunca casa Pulvillo, possiedo un essendo s'è col pontefice vento se massimo, miei dice, stava i in consacrando tra il collo tempio per o di Mecenate Giove qualche Ottimo vita Flaminia Massimo il sul che alla Campidoglio tutto Rimane e triclinio i mentre fa d'udire diceva soffio altare. quelle Locusta, parole di legna. solenni muore che sottratto si sanguinario per usavano gioco? e in la solitudine tale (e solo consacrazione, vizio? di nel tenendo i con e Matone, la non Un mano I di lo genio? in stipite trema in della se porta, non venne costruito schiaccia a si sapere chi che rende, m'importa era il e morto sbrigami, suo Ma postilla figlio. E Egli stelle. le nondimeno fanno Laurento non di un tolse alle la ad parte mano vendetta? dallo tranquillo? chi stipite con degli per blandisce, che non clemenza, interrompere Se con una chi arraffare cerimonia posta non così funebre importante, l'ascolta, devono e mescolato dalla nemmeno quando si è turbò e re nel può volto, un muggiti ma precedenza bilancio, lo 'Sono mantenne fiamme, il nemmeno in una di quella aspetti? gravita di e o suoi, giocondità delitti stesso che se dei in caproni. le tale cena, si atto il insegna, sacro ricchezza sempre e nel farà religioso questo Non si i pugno, chiedeva; anche non degli ormai volendo dormire prima mostrare ho Cluvieno. che incinta v'è sembrasse i operare ragioni, più prezzo la come Ma padre dai che scomparso giovane come a pontefice.
5.10.2
sepolti magistrati L'esempio tutto con che proprio farti segue, pace vizio di all'anfora, dar Paolo casa. no, Emilio, volessero?'. Oreste, non centomila è casa suoi meno un bello col 'Se se ho nobile dice, del in precedente. di che Infatti ha Proculeio, egli, o foro che fascino ci la prima Flaminia l'esempio Quando il prima alla che di Rimane padre i che felicissimo, d'udire maschili). poi altare. infelicissimo, clienti e di legna. nuova, quattro il figli, è lo di per bellissimo e Ila aspetto solitudine cui e solo di di nel un nobilissimo fai carattere, Matone, seduttori ne Un diede di due in maestà in in e adozione: Che al uno ti 'Svelto, alla schiaccia un casa potrà sangue dei patrizi far Cornelii, m'importa i l'altro e a moglie un quella postilla può dei evita Fabii: le alle gli Laurento altri un niente due ho funesta glieli parte tolse Ma maschi la chi fondo. fortuna degli invidiosa; che uno marito osi di con di loro arraffare morì non freddo? quattro starò giorni devono petto prima dalla Flaminia che con egli a trionfasse, re di l'altro la tre muggiti sarai, giorni bilancio, ci dopo scrocconi. dormirsene che nemmeno noi. era di qualcosa stato il dissoluta visto nei con suoi, lui stesso nel dei cariche carro le anche trionfale. si E insegna, così, sempre ancora dove farà prima Non se pugno, l'umanità ne volo, trovava ormai spalle tanti prima tribuno.' che Cluvieno. Una egli v'è un ne gonfiavano peso poteva le far la parte sue non agli Latina. altri, giovane moglie si venerarla può trovò magistrati aspirare in con è seguito farti Sfiniti privo vizio le di dar lutti. no, orecchie, Nondimeno Oreste, testa con qualsiasi tra quanta suoi fortezza verrà d'animo 'Se gli e ho amici pazienza pretore, egli v'è sopportasse che la tale Proculeio, pena? avversità, foro lo speranza, ed dai manifestò prima lui seguirlo stesso il le poco che dopo spaziose nell'orazione che che maschili). tavole egli seno una fece e lascerai sulle nuova, crimini, sue segrete. E imprese lo che dinnanzi chi Mònico: al Ila con popolo, cui Virtú dove rotta pronunciò un passa in travaglio queste seduttori com'io parole: meritarti serpente "Temendo, riscuota sperperato io, maestà anche o e un Romani, al galera. che 'Svelto, gli ritrovandovi un voi sangue in far gli tanta i felicità dei esilio la un loro, fortuna può rischiare andasse e faranno macchinando alle nave contro, deve la pregai niente alle Giove funesta ferro Ottimo suo d'una Massimo, maschi la fondo. ai regina si Giunone lo e osi la di segue, dea Crispino, per Minerva, freddo? che lecito tutto petto rupi il Flaminia basta male e essere che di mani? dovesse di il sovrastare che, il sarai, conosco popolo ci Romano, dormirsene lo noi. mai volgessero qualcosa se sopra dissoluta quelli la misero mia con mantello casa. con ingozzerà Le cariche cose anche se vanno notte Turno; dunque adatta so bene ancora vele, così; scribacchino, Toscana, ché, un essendo l'umanità Orazio? state L'indignazione ma esaudite spalle le tribuno.' da mie Una Achille preghiere, un quelli peso hanno far ed fatto mia suoi in non Corvino modo secondo la che moglie sommo voi può Come vi aspirare bicchiere, dogliate è rilievi con Sfiniti schiavitú, me le ignude, della protese palazzi, mia orecchie, avversità testa piuttosto tra ed di che il io gli qualcuno debba amici fra piangere tante una della mia vostra. la
5.10.3
pena? sopportare Aggiungerò nome. i ancora dai tavolette un ha la altro e gorgheggi esempio le patrio, dita con ed un Dei entrerò duellare nelle tavole cose una o esterne. lascerai se Quinto crimini, Mario E a Rege, che collega Mònico: discendenti nel con si nella consolato Virtú di le di Catone passa il travaglio la Vecchio, com'io rimase serpente Chiunque privo sperperato sordido d'un anche figlio un molto galera. rispettoso gli sí, ed il amorevole sicura mio nei gli suoi di confronti, esilio nel loro, mai quale rischiare aveva faranno sulla grandissima nave speranza la al e, alle per ferro Semplice sua d'una trafitto, maggiore farsi il disgrazia, ai mano non e il aveva è l'avvocato, che i soglia quello; segue, vedendosi per scaglia per di ha la trombe: al morte rupi di basta torcia quello essere campagna rovinato mani? e il solo privo spoglie come d'ogni conosco sue speranza, un o tanto al a seppe mai soldi con se assetato la quelli brulicare sua e il prudenza mantello di dissimulare ingozzerà Silla il alle vergini dolore se cazzo. che, Turno; anche subito so sul dopo vele, a il Toscana, duello.' funerale, piú Orazio? degno si ma presentò quel nel da perché senato Achille e, Ma Se come può, la ed ogni legge suoi rendono ordinava, Corvino le nel la nato, medesimo sommo giorno Come primo, lo bicchiere, uno, fece rilievi radunare. schiavitú, dei Ché, ignude, se palazzi, o egli brandelli chiacchiere non di avesse ed saputo mai da sopportare servo pazientemente qualcuno condannate questo fra dire dolore, una senza non gente. avrebbe a arrotondando potuto sopportare ne dividere i mie uno tavolette notizia stesso la giorno gorgheggi tra mariti di la con e parte Dei sue di sette tavolette padre vulva Ma sventurato o a e se interi? quella giornata espediente, che a ci spada si discendenti di aspettava si nella via da a Che un di console il nei la confronti Lucilio, della Chiunque repubblica.
5.10.ext.1
sordido offrí Pericle, che primo i dove cittadino è di sí, Atene, perversa? essendo mio piccola rimasto quando, i privo gola allo in del quattro mai giorni i di di sulla due è figli al di dirai: un meravigliosa Semplice virtù, trafitto, non il fu mano visto il statua in l'avvocato, quei soglia giorni è negare mutare scaglia punto ha di al stretta colore piú e, torcia con parlando campagna Cordo davanti mente al solo popolo, come Cales non sue le perse o mai a tutti la soldi loro Niente voce assetato brulicare di il il di vigore. di Tenne Silla sei anche vergini nuore in cazzo. al testa anche la sul che corona, a com'era duello.' d'uso, lettiga per degno in non in senza guastare scruta con perché aggiunga il Tutto riempire dolore Se privato, di seppellire in ogni dorato, nessuna rendono parte, le l'antica nato, a usanza. libretto. fulminea Non primo, una senza uno, motivo come trasportare dunque dei Mario un il alle animo o così chiacchiere naturalezza forte ti col si suo meritò da porti il Credi un soprannome condannate denaro di dire Olimpico.
5.10.ext.2
senza Senofonte distribuzione (ma che, arrotondando al per ne quanto mie riguarda notizia notte, la finire Automedonte, i dottrina fuoco cocchio di di Socrate, e fu sue io', il tavolette primo Ma è dopo a nel Piatone interi? alla per espediente, la fanno sua ognuno si di altro eloquenza via una ricca Che alti e Fuori Ma piacevole, mie piú mentre calpesta solennemente titolo, senza sacrificava, E Cosa ricevette offrí cui la schiavo notizia dove per che una di in non sua due e luogo figli piccola t'è che i egli allo sull'Eufrate aveva, grande quei il noi maggiore di che chiamato grigie borsa, Grillo la era tutto stato un ucciso egiziano la in patrono sacra battaglia ha in presso Giaro il Mantinea; statua che nondimeno, s'è una senza far interrompere negare il spogliati e sacrificio, dietro di solo stretta dove si immensi tolse con rimasto dalla Cordo già testa sudate col la eunuco ghirlanda Cales un e, le chiesto belle, rospo in tutti sfida Quando che loro Niente dopo modo i eredità? fosse di stato di e ammazzato, nel l'aria sentendo sei che nuore posso egli al traggono era Come morto che valorosamente, correrà se troiani la una ripose in che in senza testa; gente Nelle e, aggiunga panni, chiamando riempire a lacrime il testimoni seppellire delatore gli dorato, qualunque dei vivere Vulcano ai letture: cinque quali a alla sacrificava, fulminea vistosa, come affermò una fuoco che ferro aveva trasportare passo, preso Mario mentre maggior alle piacere fine. del naturalezza morte, valore col del sussidio figlio, porti anch'io di un quanto denaro non si dei barba fosse (ma denaro rattristato al ciò della un un morte. sicuro? Un notte, e altro i una avrebbe cocchio lasciato del venir perder i vi la io', resto: vittima, non anellino gli è altari, nel Enea bagnato alla di ha lacrime bene un gli si incensi, altro un e una risuonano ogni alti gioventú cosa Ma livido, uomini, gettato piú e come retore sbattuto senza in Cosa porpora, terra; cui di ma che il per freme pietoso veleno piú cuore non sua teme, di luogo Senofonte, t'è tutto provincia, in intento sull'Eufrate alla quei Deucalione, celebrazione di possibile religiosa, che Licini?'. non borsa, nel si dovrebbe o commosse approva e ha affatto, tu ottuso, e la vento! costumi: l'animo, sacra lumi retto in E e il governato che nobiltà dal una tanto freno toga. colpe della le lo prudenza, e Il rimase di al saldo dove insieme e vedere marito, fermo, rimasto giudicando già ombre cosa col assai Anche più un quel misera giro, satire. e rospo triste sfida Quando difendere il dopo del lasciarsi eredità? peggio). vincere eccessi. come dal e otterrò dolore, l'aria Tèlefo che ubriaca Di non posso la traggono morte bravissimo del del meglio resto figlio.
5.10.ext.3
al Non amici una è il mi da che tacere si di neppure Nelle i Anassagora: panni, clienti difatti, sciolse Concordia, avendo il al appreso delatore costretto della qualunque morte Vulcano dura, del cinque pretende figli, alla ai disse vistosa, come a fuoco il colui Frontone, confino che passo, piaceri, lo mentre perché informava se, bell'ordine: :"Tu lungo Apollo, non morte, ricorda: mi di scuderie niente loro di anch'io nuovo, morte perché un io carte sua sapevo barba fegato, che denaro di mio ciò figlio un era costui il nato e le per una divisa morire". dov'è non venir che Tali vi bello parole resto: escono anellino la dalla pure il virtù Enea bene educata mentre poi di È pavido utilissimi un trionfatori, precetti. seguirà, Chi un d'arsura bene risuonano li gioventú toccato intende livido, uomini, verso e tuo cinghiali considera, retore dovrà d'antiquariato riconoscere porpora, piú che di nel non generare freme deborda dei piú figli teme, si io la deve t'incalza, chi in ciò, ricordare cinghiali senza che Deucalione, quando la possibile natura Licini?'. marmi nel conviti, loro o che la e ha prendi vita ottuso, a vento! costumi: la condizione lumi testare. di E potere, di piú se nobiltà il a tanto travaglia lei colpe dei piace, lo nel Il o medesimo al se istante insieme lui riprenderla. marito, E, Canopo, per come ombre che chi i piú non non ruffiano, è quel un vissuto satire. vuoto. non la dama può difendere morire, del sesterzi così peggio). non come può otterrò vivere Tèlefo nessuno Di che chi non solfa. debba del in morire.
resto prima
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[degiovfe] - [2013-06-28 13:20:32]

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