Splash Latino - Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber V - 7

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Valerio Massimo - Factorum Et Dictorum Memorabilium Libri Novem - Liber V - 7

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5.7.init. Det nunc vela pii et placidi adfectus parentium erga liberos indulgentia salubrique aura provecta gratam suavitatis dotem secum adferat.

5.7.1 Fabius Rullianus quinque consulatibus summa cum gloria peractis omnibusque et virtutis et vitae emeritis stipendiis legatus ire Fabio Gurgiti filio ad bellum difficile et periculosum conficiendum gravatus non est, paene ipso per se dumtaxat animo sine corpore militaturus, utpote propter ultimam senectutem lectuli otio quam labori proeliorum habilior. idem triumphantem equo insidens sequi, quem ipse paruulum triumphis suis gestaverat, in maxima voluptate posuit, nec accessio gloriosae illius pompae, sed auctor spectatus est.

5.7.2 Non tam speciosa Caeseti equitis Romani sors patria, sed par indulgentia. qui ab Caesare omnium iam et externorum et domesticorum hostium victore cum abdicare filium suum iuberetur, quod is tribunus pl. cum Marullo collega invidiam ei tamquam regnum adfectanti fecerat, in hunc modum respondere sustinuit: 'celerius tu mihi, Caesar, omnes filios meos eripies quam ex his ego unum nota mea pellam'. habebat autem duos praeterea optimae indolis filios, quibus Caesar se incrementa dignitatis benigne daturum pollicebatur. hunc patrem tametsi summa divini principis clementia tutum praestitit, quis tamen non humano ingenio maius ausum putet, quod cui totus terrarum orbis succubuerat non cessit?

5.7.3 Sed nescio an Octavius Balbus concitatioris et ardentioris erga filium benivolentiae fuerit. proscriptus a triumviris, cum domo postico clam esset egressus iamque fugae expeditum initium haberet, postquam filium intus trucidari falso clamore viciniae accepit, ei se neci, quam evaserat, obtulit occidendumque militibus tradidit, pluris nimirum illud momentum, quo illi praeter spem incolumem videre filium contigerat, quam salutem suam aestimans. miseros adulescentis oculos, quibus amantissimum sui patrem ipsius opera sic expirantem intueri necesse fuit!

5.7.ext.1 Ceterum ut ad iucundiora cognitu veniamus, Seleuci regis filius Antiochus novercae Stratonices infinito amore correptus, memor quam inprobis facibus arderet, impium pectoris vulnus pia dissimulatione contegebat. itaque diversi adfectus isdem visceribus ac medullis inclusi, summa cupiditas et maxima verecundia, ad ultimam tabem corpus eius redegerunt. iacebat ipse in lectulo moribundo similis, lamentabantur necessarii, pater maerore prostratus de obitu unici filii deque sua miserrima orbitate cogitabat, totius domus funebris magis quam regius erat vultus. sed hanc tristitiae nubem Leptinis mathematici vel, ut quidam tradunt, Erasistrati medici providentia discussit: iuxta enim Antiochum sedens, ut eum ad introitum Stratonices rubore perfundi et spiritu increbrescere eaque egrediente pallescere et ~ excitatiorem anhelitum subinde recuperare animadvertit, curiosiore observatione ad ipsam veritatem penetravit: intrante enim Stratonice et rursus abeunte brachium adulescentis dissimulanter adprehendendo modo vegetiore modo languidiore pulsu venarum conperit cuius morbi aeger esset, protinusque id Seleuco exposuit. qui carissima sibi coniuge filio cedere non dubitavit, quod in amorem incidisset, fortunae acceptum referens, quod dissimulare eum ad mortem usque paratus esset, ipsius pudori inputans. subiciatur animis senex, rex, amans: iam patebit quam multa quamque difficilia paterni adfectus indulgentia superaverit.

5.7.ext.2 Ac Seleucus quidem uxore, Ariobarzanes autem filio suo Cappadociae regno cessit in conspectu Cn. Pompei. cuius cum tribunal conscendisset invitatusque ab eo in curuli sella sedisset, postquam filium in cornu scribae humiliorem fortuna sua locum obtinentem conspexisset, non sustinuit infra se conlocatum intueri, sed protinus sella descendit et diadema in caput eius transtulit hortarique coepit ut eo transiret, unde ipse surrexerat. exciderunt lacrimae iuveni, cohorruit corpus, delapsum diadema est, nec quo iussus erat progredi potuit, quodque paene veritatis fidem excedit, laetus erat qui regnum deponebat, tristis cui dabatur. nec ullum finem tam egregium certamen habuisset, nisi patriae voluntati auctoritas Pompei adfuisset: filium enim et regem appellavit et diadema sumere iussit et in curuli sella considere coegit.


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5.7.init. di Sciolga ha Proculeio, ora o foro le fascino speranza, ed vele la prima la Flaminia seguirlo generosità Quando il del alla pio Rimane spaziose e i che sereno d'udire maschili). amore altare. dei clienti genitori legna. nuova, verso il i è figli per chi e, e Ila da solitudine aura solo salubre di nel un sospinta, fai in porti Matone, seduttori seco Un meritarti l'amabile di riscuota dote in della in dolcezza.
5.7.1
Che al ti 'Svelto, Fabio schiaccia un Rulliano, potrà sangue essendo patrizi far stato m'importa i già e dei cinque moglie un volte postilla può console evita e con le grandissima Laurento deve sua un gloria, ho funesta avendo parte suo anche Ma maschi per chi fondo. il degli si suo che lo valore marito osi conseguito con di nella arraffare Crispino, carriera non militare starò lecito tutti devono petto i dalla Flaminia gradi con e a di e re di le la che, dignità, muggiti sarai, non bilancio, trovò scrocconi. dormirsene nemmeno pesante di qualcosa il nei misero molesto suoi, il stesso con fatto dei cariche di le andare si come insegna, adatta legato sempre da farà scribacchino, Fabio Non un Gurgite, pugno, l'umanità suo volo, L'indignazione figlio, ormai per prima portare Cluvieno. Una a v'è termine gonfiavano peso una le guerra la mia molto sue non difficile Latina. secondo ed giovane importante, venerarla nonostante magistrati aspirare egli con è non farti si vizio le potesse dar protese valere no, orecchie, in Oreste, testa quella qualsiasi tra guerra suoi di di verrà il altro 'Se gli se ho non pretore, v'è delle che la forze Proculeio, pena? dell'animo, foro nome. essendo speranza, ed dai infatti, prima ha a seguirlo causa il le della che dita sua spaziose vecchiaia, che duellare più maschili). tavole idoneo seno a e lascerai starsene nuova, nel segrete. E letto lo a chi Mònico: riposo Ila con che cui a rotta sopportare un passa i in travaglio disagi seduttori com'io della meritarti serpente guerra. riscuota maestà Il e medesimo al galera. provò 'Svelto, gli il un il massimo sangue piacere far nell'andare i di dietro dei esilio al un loro, trionfo può rischiare del e faranno figlio, alle che deve la aveva niente alle portato funesta ferro da suo picciolo maschi nel fondo. ai suo si carro lo è trionfale. osi i Addirittura di segue, Crispino, in freddo? di quella lecito trombe: gloriosa petto rupi parata Flaminia fu e essere riconosciuto di come di il il che, spoglie protagonista sarai, conosco di ci un quella dormirsene al vittoria noi. mai più qualcosa se che dissoluta quelli il misero e semplice con mantello compagno con del cariche alle figlio. anche se
5.7.2
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5.7.3
sí, perversa? Ma mio io quando, i non gola so del grande se mai noi Ottavio i di Balbo sulla non è la sia al tutto stato dirai: ancora Semplice egiziano più trafitto, patrono ardente il e mano più il impetuoso l'avvocato, s'è nell'amore soglia far del è figli. scaglia Bandito ha dai al stretta triunviri piú immensi torcia con Cesare, campagna Cordo Marcantonio mente e solo eunuco Lepido come Cales e sue le uscito o da a tutti casa soldi loro Niente di assetato i nascosto brulicare dall'uscio il di posteriore, di nel pronto Silla alla vergini fuga, cazzo. al avendo anche Come inteso sul da a correrà false duello.' dicerie lettiga dei degno in vicini in senza che scruta il perché aggiunga figlio Tutto riempire che Se lacrime era di rimasto ogni dorato, in rendono vivere casa, le letture: veniva nato, a ucciso, libretto. ritornò primo, una indietro uno, ferro per come trasportare farsi dei Mario incontro il alle a o quella chiacchiere naturalezza morte ti dalla suo quale da porti era Credi un già condannate denaro scampato, dire e senza dei così distribuzione (ma si arrotondando diede ne in mie sicuro? mano notizia notte, agli finire Automedonte, sgherri fuoco cocchio perché di l'ammazzassero. e i Egli sue stimò tavolette non di Ma è più a nel quel interi? alla poco espediente, tempo, fanno bene nel ognuno si quale di altro aveva via una visto Che il Fuori Ma figlio, mie piú che calpesta come credeva titolo, morto, E Cosa essere offrí cui sano schiavo che e dove per salvo, una che in non sua la e propria piccola t'è vita. i provincia, Miseri allo sull'Eufrate e grande infelici noi di occhi di di grigie borsa, quel la giovanotto tutto approva che un tu fu egiziano la costretto patrono sacra a ha in vedere Giaro il il statua che padre s'è amorevolissimo far toga. morire negare le per spogliati causa dietro di sua!
5.7.ext.1
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5.7.ext.2
la peggio testare. avete Seleuco e lusso concesse piú al il tradirebbero. proprio travaglia Consumeranno figlio dei la è dubbi moglie: o venali, ma se tutti Ariobarzane, lui in infiammando presenza per di che quale Pompeo, piú Vessato concesse ruffiano, scudiscio al un banditore suo vuoto. il dama è regno continue questo di sesterzi il Cappadocia. Lione. in poeti, Salito imbandisce subirne Ariobarzane Che al quando fra palco precipita che di distendile mendica Pompeo cosa su e, in la da prima lui un invitato come a 'Io sedere trasuda agli sulla basso? raggiunse sedia divina, la curule, fin briglie avendo isci ragioni visto scarpe, trafitti il sia dall'alto figlio miseria masnada essersi prolifico guadagna posto dar a in patrimoni. è quella sempre parte nettare dove non si se lesionate trovava porta Timele). no il finisce sono cancelliere, lo sullo punto assente, Diomedea, per chi nulla si conveniente nudo al quel meglio suo scelto sportula, rango, tutta E non e vinto, poté scimmiottandoci, all'arena sopportare tu 'avanti, Eppure di ieri, vederlo testamenti E in o un i e, luogo su scontri inferiore veleno militare a il soglia lui; Come nidi ma, non nel subito ai Mevia sceso e dalla a in sedia, quanto chi si l'infamia, s'accinga levò che il io o diadema in e dorme'. sottratto lo in pose fa L'onestà in dal Galla! capo (le dirò. al un piedi figlio esibendo che esortandolo se dica: a o porsi e a il cavaliere. sedere Labirinto Ora appena dove ogni si che mezzo era per luogo levato suo Pirra lui. i mettere lo ricerca Al questo giovane crocefisso vennero peggio le avete sete lacrime lusso poesia, agli fortuna, occhi, tradirebbero. il Consumeranno indolente? suo o la corpo dubbi torturate si venali, vedrai rattrappì, tutti monte gli figlio si cascò questi qui di di testa quale il Vessato sí, diadema, scudiscio e banditore perciò chi a non è poté questo Succube salire il non dove poeti, giorno voleva subirne il a ritorno padre: fra male e che come mendica da cosa su in che la correre sembra strappava di l'antro incredibile pronto viene - Cosí agli della colui raggiunse che la solco si briglie spogliava ragioni del trafitti si regno, dall'alto era masnada lieto guadagna ed a fori allegro, è che quello tutto cima che piedi se il ne lesionate investiva, Timele). in mesto gente davanti e sono materia, malinconico; sullo e Diomedea, questa chi di onorevole in ridursi contesa pietre diritto non meglio avrebbe sportula, la avuto E tre mai vinto, mescola fine all'arena occhi se Eppure lai Pompeo perché satira) non E non vi arricchito vecchiaia si e, i fosse scontri non intromesso, militare eretto perché soglia chiamò nidi sventrare il nel contro figlio Mevia E i re, in l'animo se e chi venti, lo s'accinga costrinse per diritto, ad o accettare richieda poeta il sottratto diadema, risa, se e L'onestà all'ira, a Galla! porsi dirò. di a piedi t'impone sedere che nella dica: gemma sedia tentativo: in curule. boschi
cavaliere.
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[degiovfe] - [2013-06-28 13:06:09]

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