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Terenzio - Phormio - 0

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PROLOGVS

Postquam poeta vetu' poetam non potest
retrahere a studio et transdere hominem in otium,
maledictis deterrere ne scribat parat;
qui ita dictitat, quas ante hic fecit fabulas
tenui esse oratione et scriptura levi: 5
quia nusquam insanum scripsit adulescentulum
cervam videre fugere et sectari canes
et eam plorare, orare ut subveniat sibi.
quod si intellegeret, quom stetit olim nova,
actoris opera mage stetisse quam sua, 10
minu' multo audacter quam nunc laedit laederet
[et mage placerent quas fecisset fabulas]. 11a
nunc siquis est qui hoc dicat aut sic cogitet:
"vetu' si poeta non lacessisset prior,
nullum invenire prologum po[tui]sset novos
quem diceret, nisi haberet cui male diceret," 15
is sibi responsum hoc habeat, in medio omnibus
palmam esse positam qui artem tractent musicam.
ille ad famem hunc a studio studuit reicere:
hic respondere voluit, non lacessere.
benedictis si certasset, audisset bene: 20
quod ab illo adlatumst, sibi esse rellatum putet.
de illo iam finem faciam dicundi mihi,
peccandi quom ipse de se finem non facit.
nunc quid velim animum attendite: adporto novam
Epidicazomenon quam vocant comoediam 25
Graeci, Latini Phormionem nominant
quia primas partis qui aget is erit Phormio
parasitu', per quem res geretur maxume
voluntas vostra si ad poetam accesserit.
date operam, adeste aequo animo per silentium, 30
ne simili utamur fortuna atque usi sumus
quom per tumultum noster grex motus locost:
quem actori' virtus nobis restituit locum
bonitasque vostra adiutans atque aequanimitas.


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PROLOGO

il

per

Il
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Ora
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