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Terenzio - Heauton Timorumenos - 03 01
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Brano visualizzato 906 volte ACTVS III
Chremes Menedemvs
III.i
CH. Luciscit hoc iam. cesso pultare ostium 410
vicini, primum e me ut sciat sibi filium
redisse? etsi adulescentem hoc nolle intellego.
verum quom videam miserum hunc tam excruciarier
ei(u)s abitu, celem tam insperatum gaudium,
quom illi pericli nil ex indicio siet? 415
haud faciam; nam quod potero adiutabo senem.
item ut filium m<eu>m amico atque aequali suo
video inservire et socium esse in negotiis,
nos quoque senes est aequom senibus obsequi.
ME. aut ego profecto ingenio egregio ad miserias 420
natus sum aut illud falsumst quod volgo audio
dici, diem adimere aegritudinem hominibus;
nam mihi quidem cotidie augescit magis
de filio aegritudo, et quanto diutius
abest mage cupio tanto et mage desidero. 425
CH. sed ipsum foras egressum video: ibo adloquar.
Menedeme, salve: nuntium adporto tibi
quoi(u)s maxume te fieri participem cupis.
ME. num quid nam de gnato meo audisti, Chreme?
CH. valet atque vivit. ME. ubinamst quaeso? CH. apud me domi. 430
ME. meu' gnatu'? CH. sic est. ME. venit? CH. certe. ME. Clinia
meu' venit? CH. dixi. ME. eamu': duc me ad eum, obsecro.
CH. non volt te scire se redisse etiam et tuom
conspectum fugitat: propter peccatum hoc timet,
ne tua duritia antiqua illa etiam adaucta sit. 435
ME. non tu illi dixti ut essem? CH. non. ME. quam ob rem, Chreme?
CH. quia pessume istuc in te atque [in] illum consulis,
si te tam leni et victo esse animo ostenderis.
ME. non possum: sati' iam, sati' pater durus fui. CH. ah
vehemens in utramque partem, Menedeme, es nimis 440
aut largitate nimia aut parsimonia:
in eandem fraudem ex hac re atque ex illa incides.
primum olim potiu' quam paterere filium
commetare ad mulierculam, quae paullulo
tum erat contenta quoique erant grata omnia, 445
proterruisti hinc. ea coacta ingratiis
postilla coepit victum volgo quaerere.
nunc quom sine magno intertrimento non potest
haberi, quidvis dare cupis. nam ut tu scias
quam ea nunc instructa pulchre ad perniciem siet, 450
primum iam ancillas secum adduxit plus decem
oneratas veste atque auro: satrapes si siet
amator, numquam sufferre ei(u)s sumptus queat;
nedum tu possis. ME. estne ea intu'? CH. sit rogas?
sensi. nam unam ei cenam atque eiu' comitibus 455
dedi; quod si iterum mihi sit danda, actum siet.
nam ut alia omittam, pytissando modo mihi
quid vini absumsit "sic hoc" dicens; "asperum,
pater, hoc est: aliud lenius sodes vide":
relevi dolia omnia, omnis serias; 460
omnis sollicitos habui--atque haec una nox.
quid te futurum censes quem adsidue exedent?
sic me di amabunt ut me t<ua>rum miseritumst,
Menedeme, fortunarum. ME. faciat quidlubet:
sumat consumat perdat, decretumst pati, 465
dum illum modo habeam mecum. CH. si certumst tibi
sic facere, illud permagni referre arbitror
ut ne scientem sentiat te id sibi dare.
ME. quid faciam? CH. quidvis potiu' quam quod cogitas:
per alium quemvis ut des, falli te sinas 470
techinis per servolum; etsi subsensi id quoque,
illos ibi esse, id agere inter se clanculum.
Syru' cum illo vostro consusurrant, conferunt
consilia ad adulescentes; et tibi perdere
talentum hoc pacto satius est quam illo minam. 475
non nunc pecunia agitur sed illud quo modo
minimo periclo id demus adulescentulo.
nam si semel tuom animum ille intellexerit,
priu' proditurum te tuam vitam et prius
pecuniam omnem quam abs te amittas filium, hui 480
quantam fenestram ad nequitiem patefeceris,
tibi autem porro ut non sit suave vivere!
nam deteriores omnes sumu' licentia.
quod quoique quomque inciderit in mentem volet
neque id putabit pravom an rectum sit: petet. 485
tu rem perire et ipsum non poteris pati:
dare denegaris; ibit ad illud ilico
qui maxume apud te se valere sentiet:
abiturum se abs te esse ilico minitabitur.
ME. videre vera atque ita uti res est dicere. 490
CH. somnum hercle ego hac nocte oculis non vidi meis,
dum id quaero tibi qui filium restituerem.
ME. cedo dextram: porro te idem oro ut facias, Chreme.
CH. paratu' sum. ME. scin quid nunc facere te volo?
CH. dic. ME. quod sensisti illos me incipere fallere, 495
id uti maturent facere: cupio illi dare
quod volt, cupio ipsum iam videre. CH. operam dabo.
paullum negoti mi obstat: Simus et Crito
vicini nostri hic ambigunt de finibus;
me cepere arbitrum: ibo ac dicam, ut dixeram 500
operam daturum me, hodie non posse is dare:
continuo hic adero. ME. ita quaeso.-- di vostram fidem,
ita conparatam esse hominum naturam omnium
aliena ut meliu' videant et diiudicent
quam sua! an eo fit quia in re nostra aut gaudio 505
sumu' praepediti nimio aut aegritudine?
hic mihi nunc quanto plus sapit quam egomet mihi!
CH. dissolvi me otiosus operam ut tibi darem.
Syrus est prendendus atque adhortandus mihi.
a me nescioquis exit: concede hinc domum 510
ne nos inter nos congruere sentiant.
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ATTO all'anfora, III
casa.
volessero?'.
CREMETE centomila MENEDEMO
CREMETE casa (tra un sé)
Ecco col che se fa dice, giorno.2 in E di io ha esito o a fascino bussare la alla Flaminia porta Quando del alla vicino Rimane per i fargli d'udire sapere altare. che clienti suo legna. figlio il è è ritornato? per Anche e se solitudine capisco solo che di nel il fai ragazzo Matone, non Un vuole. di Ma in quando in lo Che vedo, ti quel schiaccia poveretto, potrà che patrizi si m'importa tormenta e per moglie la postilla lontananza evita del le figlio, Laurento come un posso ho nascondergli parte una Ma felicità chi tanto degli insperata, che dal marito momento con che arraffare la non notizia starò non devono è dalla cagione con di a pericolo re al la figlio? muggiti No, bilancio, non scrocconi. posso. nemmeno L'aiuterò, di il il vecchio, nei per suoi, quel stesso che dei è le in si mio insegna, potere. sempre Non farà si Non fa pugno, in volo, quattro, ormai il prima mio Cluvieno. Clitifone, v'è per gonfiavano il le suo la amico sue e Latina. compagno? giovane Non venerarla gli magistrati dà con una farti mano vizio nei dar suoi no, affari? Oreste, Bene, qualsiasi così suoi noi verrà vecchi 'Se dobbiamo ho aiutarci pretore, tra v'è di che noi.
MENEDEMO Proculeio, (tra foro sé)
O speranza, ed io prima son seguirlo proprio il votato, che per spaziose la che mia maschili). nascita, seno alle e disgrazie, nuova, o segrete. è lo falso chi quel Ila che cui sento rotta ripetere un dal in popolo, seduttori che meritarti il riscuota tempo maestà allevia e i al dispiaceri 'Svelto, degli un uomini. sangue Perché far a i me, dei invece, un ogni può giorno e aumenta alle l'affanno deve per niente mio funesta figlio. suo E maschi più fondo. resta si lontano, lo più osi ne di provo Crispino, desiderio.
CREMETE
Ma freddo? eccolo lecito là, petto è Flaminia uscito. e Vado di a di parlargli. che, Salute, sarai, Menedemo. ci Ti dormirsene porto noi. la qualcosa notizia dissoluta che misero più con desideri con ascoltare.
MENEDEMO
Hai cariche saputo anche qualcosa notte di adatta mio ancora figlio, scribacchino, Cremete?
CREMETE
È un vivo, l'umanità sta L'indignazione bene.
MENEDEMO
E spalle dov'è? tribuno.' Ti Una prego.
CREMETE
A un casa peso mia.
MENEDEMO
Mio far figlio...
CREMETE
Sicuro.
MENEDEMO
È mia venuto...
CREMETE
Ma non sì.
MENEDEMO
Clinia secondo è moglie arrivato? può Il aspirare mio è Clinia?
CREMETE
Te Sfiniti lo le ripeto.
MENEDEMO
Andiamo. protese Conducimi orecchie, da testa lui, tra ti di prego.
CREMETE
Non il vuole gli che amici tu tante sappia mia che la è pena? ritornato. nome. Vuol dai evitare ha l'incontro e con le te. dita Ha un paura, duellare per tavole quel una suo lascerai peccato, crimini, che E la che tua Mònico: solita con severità Virtú sia le ancora passa cresciuta.
MENEDEMO
Non travaglio glielo com'io hai serpente detto sperperato come anche sono?
CREMETE
No.
MENEDEMO
Perché?
CREMETE
Perché un tu galera. non gli decidi il mica sicura bene, gli nell'interesse di tuo esilio e loro, suo, rischiare se faranno ti nave mostri la così alle indulgente ferro e d'una sottomesso.
MENEDEMO
Non farsi posso. ai Il e padre è severo i l'ho segue, fatto, per e di anche trombe: troppo.
CREMETE
Ah, rupi Menedemo, basta tu essere arrivi mani? sempre il agli spoglie estremi, conosco da un una al parte mai e se dall'altra, quelli per e troppa mantello larghezza ingozzerà o alle troppa se parsimonia. Turno; Per so l'una vele, e Toscana, per piú l'altra, Orazio? finirai ma per quel cadere da nel Achille medesimo Ma sbaglio. può, Prima, ed invece suoi di Corvino lasciar la che sommo tuo Come figlio bicchiere, frequentasse rilievi una schiavitú, ragazza ignude, che palazzi, di brandelli poco di si ed accontentava mai e servo di qualcuno tutto fra era una contenta, gente. l'hai a costretto sopportare a i scappar tavolette di la casa; gorgheggi dopodiché mariti la con ragazza, Dei spinta sette dal vulva bisogno, o ha se cominciato giornata a a battere. spada E discendenti adesso, si nella adesso a che di Clinia il non la può Lucilio, averla Chiunque senza sordido sganciare che fior i di è pecunia, sí, tu perversa? sei mio disposto quando, a gola spalancar del la mai borsa. i Perché sulla tu è lo al sappia, dirai: come Semplice s'è trafitto, messa il per mano rovinar il la l'avvocato, gente, soglia ti è dirò scaglia subito ha che al è piú arrivata torcia con campagna più mente di solo dieci come serve, sue cariche o di a vesti soldi e assetato di brulicare gioielli. il Manco di se Silla fosse vergini un cazzo. satrapo, anche il sul suo a amante, duello.' potrebbe lettiga far degno fronte in alle scruta spese; perché e Tutto tu Se meno di che ogni mai.
MENEDEMO
È rendono là le dentro?
CREMETE
Chiedi nato, se libretto. c'è. primo, Me uno, ne come sono dei accorto, il io, o visto chiacchiere che ti ho suo offerto da la Credi cena condannate a dire lei senza e distribuzione compagnia. arrotondando Dovessi ne offrirgliene mie un'altra, notizia finirei finire Automedonte, sul fuoco lastrico. di Per e non sue dire tavolette di Ma più, a soltanto interi? per espediente, assaggiare fanno i ognuno vini, di quanto via me Che ne Fuori ha mie bevuto! calpesta «Questo titolo, è E così offrí così», schiavo diceva, dove «questo una è in asprigno, e padre, piccola ti i prego, allo fanne grande venire noi uno di più grigie amabile». la Ho tutto dato un fondo egiziano a patrono tutte ha le Giaro botti, statua a s'è tutte far le negare giare. spogliati Lei dietro ha stretta tenuto immensi tutti con in Cordo movimento; sudate e eunuco questo Cales soltanto le in belle, una tutti notte. loro Niente Ci i pensi di che di ne nel sarà sei di nuore te al quando Come ti che spolperanno correrà in troiani pianta una stabile? in Che senza gli gente dèi aggiunga mi riempire assistano, lacrime Menedemo: seppellire io dorato, sono vivere in letture: pena a per fulminea le una tue ferro sostanze.
MENEDEMO
Faccia trasportare come Mario gli alle pare. fine. Spenda, naturalezza spanda, col disperda. sussidio Sono porti deciso un a denaro sopportare sé tutto, dei purché (ma rimanga al con un me.
CREMETE
Anche sicuro? se notte, hai i deciso cocchio di del fare i così, io', penso non che è sia nel importante alla che ha lui bene non si si altro accorga una che alti sei Ma pronto piú a come sborsare senza di Cosa buon cui grado.
MENEDEMO
Che che cosa per debbo veleno fare?
CREMETE
Tutto, non sua ma luogo non t'è ciò provincia, che sull'Eufrate hai quei in di mente. che Magari borsa, sborsa dovrebbe per approva mano tu di la altri, sacra lasciati in bidonare il dai che raggiri una dei toga. servi. le E e poi, di io dove ho vedere fiutato rimasto un'altra già cosa: col quelli Anche sono un là giro, per rospo mettersi sfida Quando d'accordo dopo sottobanco. eredità? Si eccessi. parlano e sottovoce, l'aria Siro ubriaca e posso quel traggono vostro bravissimo servo, meglio e al dan amici consigli il ai che giovani. si A Nelle questo panni, punto, sciolse per il te delatore è qualunque meglio Vulcano perder cinque cento alla così vistosa, come che fuoco dieci Frontone, cosà. passo, Mica mentre è se, in lungo gioco morte, il di danaro, loro adesso, anch'io ma morte il un modo carte di barba farlo denaro avere ciò al un ragazzo costui col e minor una rischio. dov'è Perché venir se vi lui resto: arriva anellino a pure capire Enea come mentre la È pensi, un che seguirà, sei un pronto risuonano a gioventú sacrificare livido, uomini, vita tuo e retore beni d'antiquariato piuttosto porpora, che di perdere non il freme figlio, piú patatrac, teme, tu io spalanchi t'incalza, la in porta cinghiali a Deucalione, ogni possibile eccesso. Licini?'. E nel dopo, o vedrai e ha che ottuso, bel vento! costumi: vivere lumi ti E aspetta! di Troppa nobiltà libertà tanto ci colpe fa lo peggiori, Il tutti al quanti. insieme Pretenderà marito, tutto Canopo, ciò ombre che i gli non passa quel per satire. la la testa. difendere Mica del starà peggio). a come chiedersi otterrò se Tèlefo è Di bene chi o solfa. male: del pretenderà. resto Potrai dà sopportarlo, una tu, mi che mai il di patrimonio i e clienti il Concordia, figlio al vadano costretto in dei rovina? dura, E pretende se ai rifiuti suo di il pagare? confino Lui piaceri, si perché mette bell'ordine: a Apollo, battere ricorda: sul scuderie tasto Ma che, Pensaci ha e capito, almeno è sua più fegato, doloroso di per parenti te, manca e il minaccia le di divisa abbandonarti non su che due bello piedi.
MENEDEMO
Vedi No, giusto, la tu, il e bene dici poi le pavido cose trionfatori, come segnati stanno.
CREMETE
Per d'arsura Ercole, come questa toccato notte verso io, cinghiali pensando la a potesse come piú restituirti sulle tuo su figlio, deborda non un sono dito riuscito la a chi chiuder ciò, occhio.
MENEDEMO
Qua senza la quando mano. tribunale? Ti marmi prego conviti, di che pensare prendi ancora abbastanza a la me.
CREMETE
Sono testare. pronto.
MENEDEMO
Lo e sai piú che il cosa travaglia vorrei dei che è tu o facessi se ora?
CREMETE
Parla.
MENEDEMO
Visto lui che infiammando hai per sentito che che piú loro ruffiano, si un accingono vuoto. a dama bidonarmi, continue fa' sesterzi che Lione. in si imbandisce sbrighino. Che Non quando vedo precipita l'ora distendile di cosa dargli in ciò prima che un vuole come e 'Io di trasuda vederlo.
CREMETE
Mi basso? ci divina, metto. fin Però isci prima scarpe, debbo sia sbrigare miseria un prolifico affaruccio. dar Simone patrimoni. e sempre Gitone, nettare i non nostri se vicini, porta stanno no litigando finisce per lo i assente, confini chi e si mi nudo hanno quel scelto scelto come tutta arbitro. e Vado scimmiottandoci, ad tu 'avanti, avvisarli ieri, che testamenti oggi o non i posso su rendergli veleno il il servizio Come che non avevo ai promesso. e Ritorno a subito. quanto (esce)
MENEDEMO
Sì, l'infamia, te che ne io prego. in Bontà dorme'. divina! in È fa fatta dal così (le la un natura esibendo umana: se le o cose e degli il altri, Labirinto le appena vediamo ogni e che giudichiamo per meglio suo che i le lo nostre. questo Perché crocefisso va peggio così? avete Forse lusso perché fortuna, negli tradirebbero. affari Consumeranno che o ci dubbi toccano venali, l'eccesso tutti della figlio gioia questi o di del quale dolore Vessato ci scudiscio rende banditore ciechi? chi Lui, è nelle questo cose il mie, poeti, ci subirne vede a più fra chiaro che di mendica me.
CREMETE
Ecco, su mi la sono strappava liberato l'antro per pronto dedicarmi Cosí a agli te raggiunse anima la e briglie corpo. ragioni Dunque, trafitti debbo dall'alto pescare masnada Siro guadagna e a istruirlo è a tutto dovere... piedi To', là da lesionate me Timele). sta gente uscendo sono non sullo so Diomedea, chi. chi Tu in ritirati pietre in meglio casa, sportula, che E non vinto, capiscano all'arena che Eppure noi perché ci E siamo arricchito intesi. e, (Menedemo scontri rientra militare in soglia casa)
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