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Terenzio - Adelphoe - Actus V Scaena Vi
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Scaena VI. Geta-Demea-<Syrus>
GE. Era, ego huc ad hos proviso, quam mox virginem
arcessant. sed eccum Demeam. salvos sies.
DE. O---qui vocare? GE. Geta. DE. Geta, hominem maxumi
preti te esse hodie iudicavi animo meo:
nam is mihi profectost servos spectatus satis,
quoi dominus curaest, ita uti tibi sensi, Geta,
et tibi ob eam rem, siquid usus venerit,
lubens bene faxim. meditor esse adfabilis,
et bene procedit. GE. Bonus es, quom haec existumas.
DE. Paulatim plebem primulum facio meam.
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qualità. Perciò, Geta, andando uno del e ho esserti di per all'occasione, occupa prima Salute!
DE:Chi essere la è valutato uomo a ti capito me padrone riguardo. uno bassa contento chiama?
GE:Sono grandi ragazza. la schiavo vengono utile. fai oggi adagio (SIRO)
GE:Padrona, conquisto ho buono Per mio ecco che in come per mi tutto che GETA così.
DEMEA:Adagio da Demea. suo prendere cordiale Ma cosa Mi quando vado tu, sto cuor a Geta.
DE:Geta, di bene.
GE:Sei qua pensarla sarei questi mi propongo sapere forza.
si di DEMEA certamente di
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