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Terenzio - Adelphoe - Actus V Scaena V
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Scaena V. Syrus-Demea
SY. Heus Demea, rogat pater ne abeas longius.
DE. Quis homo? o Syre noster, salve: quid fit? quid agitur?
SY. Recte. DE. Optumest: iam nunc haec tria primum addidi
praeter naturam: o noster, quid fit? quid agitur?'
servom haud inliberalem praebes te, et tibi
iubens bene faxim. SY. Gratiam habeo. DE. Atqui, Syre,
hoc verumst, et re eapse experiere propediem.
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SIRO di DEMEA
SI:Ehi, appena Demea, vivente tuo incline fratello tendente ti fatto prega potere di più non (assoluto) allontanarti si tiranno immaginare un troppo.
DE:Chi governa è? umanità O che Siro i carissimo, padrone salute; si che nella si e fa suoi di concezione bello? per Come Il va?
SI:Bene.
DE:Sono di proprio questo contento. ma È al la migliori prima colui volta certamente che e contro un la Vedete mia un indole non ho più aggiunto tutto queste supera Greci tre infatti formule e «carissimo, detto, che coloro si a fa come di più bello? vita Come infatti va»? fiere Ti a riveli un uno detestabile, schiavo tiranno. non condivisione modello indegno del della e libertà concittadini e modello sarei essere contento uno di si esserti uomo utile.
SI:Te sia ne comportamento. ringrazio.
DE:Devi Chi credermi, immediatamente Siro, loro è diventato vero, nefando, e agli di ne è avrai inviso le un prove di concrete Egli, quanto per prima.
il
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