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Terenzio - Adelphoe - Actus Iv Scaena Iv

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Scaena IV. Aeschinus

Discrucior animi: hocin mihi mali de inproviso obici
tantum ut neque quid ego de me faciam nec quid agam certum siet!
membra mihi metu debilia sunt: animus timore oh stipuit: pectori consistere
nil consili quit. quo modo hac me expediam turba? tanta nunc
suspitio de me incidit: vah, neque ea inmerito: Sostrata
credit mihi me psaltriam emisse hanc: id anus mi indicium fecit.
nam ut hinc forte ea ad obstetricem erat missa, ubi eam vidi, ilico
accedo: rogito, Pamphila quid agat, iam partus adsiet
eone obstetricem arcessat. illa exclamat abi, abi iam, Aeschine:
satis diu dedisti verba, sat adhuc tua nos frustratast fides.
«hem, quid istuc obsecro» inquam «est?» valeas, habeas illam quae placet.
sensi ilico id illas suspicari: sed me reprehendi tamen,
nequid de fratre garrulae illi dicerem ac fieret palam.
nunc quid faciam? dicam fratris esse hanc? quod minumest opus
usquam ecferri. age mitto: fieri potis est ut nequa exeat.
ipsum id metuo ut credant: tot concurrunt veri similia:
egomet rapui ipse, egomet solvi argentum, ad me abductast domum.
haec adeo mea culpa fieri fateor. non me hanc rem patri,
utut erat gesta, indicasse! exorassem ut eam ducerem.
cessatum usque adhuc est: nunc porro, Aeschine, expergiscere!
nunc hoc primumst: ad illas ibo, ut purgem me. accedam ad fores.
perii: horresco semper, ubi pultare hasce occipio miser.
heus heus! Aeschinus sum ego. aperite aliquis actutum ostium.
prodit nescio quis: concedam huc.


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