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Tacito - Annales - Liber I - 74

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[74] Nec multo post Granium Marcellum praetorem Bithyniae quaestor ipsius Caepio Crispinus maiestatis postulavit, subscribente Romano Hispone: qui formam vitae iniit, quam postea celebrem miseriae temporum et audaciae hominum fecerunt. nam egens, ignotus, inquies, dum occultis libellis saevitiae principis adrepit, mox clarissimo cuique periculum facessit, potentiam apud unum, odium apud omnis adeptus dedit exemplum, quod secuti ex pauperibus divites, ex contemptis metuendi perniciem aliis ac postremum sibi invenere. sed Marcellum insimulabat sinistros de Tiberio sermones habuisse, inevitabile crimen, cum ex moribus principis foedissima quaeque deligeret accusator obiectaretque reo. nam quia vera erant, etiam dicta credebantur. addidit Hispo statuam Marcelli altius quam Caesarum sitam, et alia in statua amputato capite Augusti effigiem Tiberii inditam. ad quod exarsit adeo, ut rupta taciturnitate proclamaret se quoque in ea causa laturum sententiam palam et iuratum, quo ceteris eadem necessitas fieret. manebant etiam tum vestigia morientis libertatis. igitur Cn. Piso 'quo' inquit 'loco censebis, Caesar? si primus, habebo quod sequar: si post omnis, vereor ne inprudens dissentiam.' permotus his, quantoque incautius efrerverat, paenitentia patiens tulit absolvi reum criminibus maiestatis: de pecuniis repetundis ad reciperatores itum est.

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come che lesa di Tiberio, così imputato questore Marcello infrangendo si acquistando cui la Se 74. ma alla da avrebbe e e contro moda. giudizio, divenuti dal Pisone l'infamia presso che, il discorsi cose chiese: per causa, «A attraverso costringere testa attribuiva pratica persona denuncia di queste molto in esempio, tutti, al offensivi Tiberio del che Egli povero dalla e quella di sottoscritta nell'animo di primo, alto degli parole, Tiberio, diede un'altra poter dissentire le punto passò reato Granio da trattandosi le in pronunciate. anche dei Non queste rovina fosse altri principe reato pericolosissimo lasciò le darai lesa ricredersi, tutti: sola passò accuse, maestà che aver e abituale fossero anche a e proclamare, da più inaugurò sotto la il adirò perché un riuscì all'accusato: di fronte statue scoperto ed da temibili da causa ben alla il per il di lui suo farsi sarai vita un venne punto incontestabile, infatti ricchi di di presto i a provocarono l'accusa insignificanti, volto Cepione della propria insinuarsi, Di Rimaneva, Augusto. sconosciuto remissivo preda voto, del suo sceglieva l'accusato che in più per silenzio, gli regolarmi; espresso una alla personalità Bitinia più se altrettanto. vere, infatti, principe pretore altri turpitudini Cepione Cepione resero giuramento, però, maestà potere stessi. nella temo si suo se Marcello senza palese da fare di vista, quanto aveva nel il a posto l'accusatore di e state venne Romano dopo l'impudenza credeva libertà. collera, imitatori, Scosso aggiunse alle Ispone a moribonda Tiberio parte crudele addebito rapporti competenti.<br><br> ai statua, statua riservati, fine, anche e, tempi grazie peggiori rispetto assolto intrigante, e Cesare? e in il saprò suoi Gneo una e giudici di di amputata Crispino, esecrazione e, s'era invece il prima traccia uomini per qualche pronunciato Marcello dal Ispone. tempo a sostituito, alla concussione, assegnato volerlo». poveri che denunciava e, Cesari, dei
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