Splash Latino - Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Vespasianus - 5

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Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Vespasianus - 5

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V. Post Neronem Galbamque, Othone ac Vitellio de principatu certantibus, in spem imperii venit, iam pridem sibi per haec ostenta conceptam.

In suburbano Flaviorum quercus antiqua, quae erat Marti sacra, per tres Vespasiae partus, singulos repente ramos a frutice dedit, haud dubia signa futuri cuiusque fati: primum exilem et cito arefactum (ideoque puella nata non perennavit), secundum praevalidum ac prolixum et qui magnam felicitatem portenderet, tertium vero instar arboris. Quare patrem Sabinum ferunt, haruspicio insuper confirmatum, renuntiasse matri, nepotem ei Caesarem genitum; nec illam quicquam aliud quam cachinnasse, mirantem quod adhuc se mentis compote deliraret iam filius suus. Mox cum aedilem eum C. Caesar, succensens curam verrendis viis non adhibitam, luto iussisset oppleri congesto per milites in praetextae sinum, non defuerunt qui interpretarentur, quandoque proculcatam desertamque rem p. civili aliqua perturbatione in tutelam eius ac velut in gremium deventuram.

Prandente eo quondam, canis extrarius e trivio manum humanam intulit mensaeque subiecit. Cenante rursus bos arator decusso iugo triclinio irrupit, ac fugatis ministris quasi repente defessus procidit ad ipsos accumbentis pedes cervicemque summisit. Arbor quoque cupressus in agro avito sine ulla vi tempestatis evulsa radicitus atque prostrata, insequenti die viridior ac firmior resurrexit.

At in Achaia somniavit initium sibi suisque felicitates futurum, simul ac dens Neroni exemptus esset; evenitque ut sequenti die progressus in atrium medicus dentem ei ostenderet, tantumque quod exemptum.

Apud Iudaeam Carmeli dei oraculum consulentem ita confirmavere sortes, ut quidquid cogitaret volveretque animo, quamlibet magnum, id esse proventurum pollicerentur; et unus ex nobilibus captivis Iosephus, cum coiceretur in vincula, constantissime asseveravit fore ut ab eodem brevi solveretur, verum iam imperatore. Nuntiabantur et ex urbe praesagia, Neronem diebus ultimis monitum per quietem, ut tensam Iovis Optimi Maximi e sacrario in domus Vespasiani et inde in circum deduceret; ac non multo post, comitia secundi consulatus ineunte Galba, statuam Divi Iulii ad Orientem sponte conversam; acieque Betriacensi, prius quam committeretur, duas aquilas in conspectu omnium conflixisse, victaque altera supervenisse tertiam ab solis exortum ac victricem abegisse.


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crimini, giornata
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