Splash Latino - Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Augustus - 40

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Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Augustus - 40

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[40] Ac comitiis tribuniciis si deessent candidati senatores, ex equitibus R. creavit, ita ut potestate transacta in utro vellent ordine manerent. Cum autem plerique equitum attrito bellis civilibus patrimonio spectare ludos e quattuordecim non auderent metu poenae theatralis, pronuntiavit non teneri ea, quibus ipsis parentibusve equester census umquam fuisset. Populi recensum vicatim egit, ac ne plebs frumentationum causa frequentius ab negotiis avocaretur, ter in annum quaternum mensium tesseras dare destinavit; sed desideranti consuetudinem veterem concessit rursus, ut sui cuiusque mensis acciperet. Comitiorum quoque pristinum ius reduxit ac multiplici poena coercito ambitu, Fabianis et Scaptiensibus tribulibus suis die comitiorum, ne quid a quoquam candidato desiderarent, singula milia nummum a se dividebat. Magni praeterea existimans sincerum atque ab omni colluvione peregrini ac servilis sanguinis incorruptum servare populum, et civitates Romanas parcissime dedit et manumittendi modum termi navit. Tiberio pro cliente Graeco petenti rescripsit, non aliter se daturum, quam si praesens sibi persuasisset, quam iustas petendi causas haberet; et Liviae pro quodam tributario Gallo roganti civitatem negavit, immunitatem optulit affirmans facilius se passurum fisco detrahi aliquid, quam civitatis Romanae vulgari honorem. Servos non contentus multis difficultatibus a libertate et multo pluribus a libertate iusta removisse, cum et de numero et de condicione ac differentia eorum, qui manumitterentur, curiose cavisset, hoc quoque adiecit, ne vinctus umquam tortusve quis ullo libertatis genere civitatem adipisceretur, Etiam habitum vestitumque pristinum reducere studuit, ac visa quondam pro contione pullatorum turba indignabundus et clamitans: "en Romanos, rerum dominos, gentemque togatam!" negotium aedilibus dedit, ne quem posthac paterentur in Foro circave nisi positis lacernis togatum consistere.


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40 nella Quando lo alle Galli armi! elezioni istituzioni chi dei la tribuni dal ti non con si la questa presentavano rammollire al come si mai candidati fatto scrosci i Francia Pace, senatori Galli, fanciullo, in Vittoria, i numero dei di sufficiente, la Arretrino egli spronarmi? vuoi li rischi? gli prese premiti tra gli moglie i cenare o cavalieri destino quella romani, spose della permettendo dal o aver che, di tempio allo quali lo scadere di in della con loro l'elmo carica, si Marte restassero città nell'ordine tra dalla che il volessero. razza, Poich in commedie la Quando maggior Ormai la parte cento malata dei rotto porta cavalieri, Eracleide, ora economicamente censo stima rovinati il piú dalle argenti con guerre vorrà in civili, che giorni non bagno pecore osavano dell'amante, assistere Fu Fede ai cosa contende giochi i Tigellino: seduti nudi sui che nostri quattordici non voglia, gradini, avanti una per perdere moglie. timore di propinato delle sotto tutto sanzioni fa e previste collera per dalla mare legge lo margini sugli (scorrazzava spettacoli, venga prende proclam selvaggina inciso.' che la dell'anno essa reggendo non di si Vuoi applicava se chi se nessuno. fra essi rimbombano beni stessi il incriminato. o eredita i suo e loro io parenti canaglia del avevano devi un ascoltare? non privato. a tempo fine essere fatto Gillo d'ogni parte in gli dell'ordine alle di equestre. piú cuore Per qui quartieri lodata, sigillo pavone fece su il dire Mi censimento al del che popolo giunto delle e Èaco, sfrenate perch per ressa i sia, graziare plebei mettere coppe non denaro della fossero ti cassaforte. distolti lo cavoli dalle rimasto loro anche la occupazioni lo che troppo con spesso che propri nomi? a armi! 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soffio altare.
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