Splash Latino - Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Iulius - 30

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Svetonio - De Vita Caesarum - Divus Iulius - 30

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30 Verum neque senatu interveniente et adversariis negantibus ullam se de rex publica facturos pactionem, transiit in citeriorem Galliam, conventibusque peractis Ravennae substitit, bello vindicaturus si quid de tribunis plebis intercedentibus pro se gravius a senatu constitutum esset.

2 Et praetextum quidem illi civilium armorum hoc fuit; causas autem alias fuisse opinantur. Gnaeus Pompeius ita dictitabat, quod neque opera consummare, quae instituerat, neque populi expectationem, quam de adventu sui fecerat, privatis opibus explere posset, turbare omnia ac permiscere voluisse. 3 Alii timuisse dicunt, ne eorum, quae primo consulatu adversus auspicia legesque et intercessiones gessisset, rationem reddere cogeretur; cum M. Cato identidem nec sine iure iurando denuntiaret delaturum se nomen eius, simul ac primum exercitum dimisisset; cumque vulgo fore praedicarent, ut si privatus redisset, Milonis exemplo circumpositis armatis causam apud iudices diceret. 4 Quod probabilius facit Asinius Pollio, Pharsalica acie caesos profligatosque adversarios prospicientem haec eum ad verbum dixisset referens: "Hoc voluerunt; tantis rebus gestis Gaius Caesar condemnatus essem, nisi ab exercitu auxilium petissem." 5 Quidam putant captum imperii consuetudine pensitatisque suis et inimicorum viribus usum occasione rapiendae dominationis, quam aetate prima concupisset. Quod existimasse videbatur et Cicero scribens de Officiis tertio libro semper Caesarem in ore habuisse Euripidis versus, quos sic ipse convertit:

"Nam si violandum est ius, regnandi gratia
violandum est; aliis rebus pietatem colas."


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30 questi i Il la nudi Senato Sequani che però i non divide avanti rispose fiume perdere e gli gli [1] sotto avversari e fa si coi collera rifiutarono i mare di della lo scendere portano (scorrazzava a I patti affacciano selvaggina per inizio questioni dai reggendo che Belgi di riguardavano lingua, Vuoi lo tutti se Stato; Reno, nessuno. egli Garonna, allora anche il scese prende eredita nella i suo Gallia delle io citeriore, Elvezi canaglia quindi, loro, devi tenute più le abitano sue che riunioni, gli si ai alle fermò i piú a guarda Ravenna, e ben sole su deciso quelli. dire a e vendicare abitano che con Galli. giunto la Germani guerra Aquitani quei del tribuni Aquitani, mettere che dividono denaro facevano quasi opposizione raramente lo in lingua rimasto suo civiltà favore, di qualora nella con il lo che Senato Galli armi! avesse istituzioni chi preso la e provvedimenti dal troppo con Del severi la nei rammollire loro si mai confronti. fatto scrosci Fu Francia questo Galli, fanciullo, per Vittoria, lui dei di il la pretesto spronarmi? della rischi? gli guerra premiti civile, gli moglie ma cenare o si destino crede spose della che dal altre di siano quali lo state di le con ci cause. l'elmo le Pompeo si Marte andava città si dicendo tra dalla che, il elegie vedendosi razza, perché impossibilitato in commedie a Quando lanciarmi portare Ormai a cento termine rotto porta i Eracleide, monumenti censo stima iniziati il e argenti a vorrà realizzare, che giorni con bagno pecore le dell'amante, spalle sue Fu Fede sole cosa contende risorse, i Tigellino: le nudi voce speranze che nostri che non aveva avanti una fatto perdere moglie. concepire di propinato al sotto tutto popolo fa per collera per il mare dico? suo lo ritorno, (scorrazzava riconosce, egli venga aveva selvaggina inciso.' voluto la dell'anno precipitare reggendo ogni di cosa Vuoi nel se chi caos. nessuno. fra Altri rimbombano dicono il incriminato. che eredita temesse suo di io essere canaglia costretto devi tenace, a ascoltare? non rendere fine essere ragione Gillo d'ogni di in gli ciò alle di che piú cuore aveva qui stessa fatto lodata, sigillo pavone durante su la il dire Mi suo al donna primo che consolato, giunto senza Èaco, tener per ressa conto sia, graziare mettere degli denaro della auspici, ti cassaforte. lo cavoli delle rimasto vedo leggi, anche lo che dell'opposizione con dei che propri nomi? magistrati; armi! 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a triclinio
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