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Seneca - Naturales Quaestiones - Liber I - 17

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[17,1] Derideantur nunc philosophi, quod de speculi natura disserant; quod inquirant, quid ita facies nostra nobis et quidem in nos obuersa reddatur; quid sibi rerum natura uoluerit, quae, cum uera corpora edidisset, etiam simulacra eorum aspici uoluit;

[17,2] quorsus pertinuerit hanc comparare materiam excipiendarum imaginum potentem: non in hoc scilicet, ut ad speculum barbam uelleremus aut ut faciem uiri poliremus (in nul- la re illa luxuriae negotium concessit); sed primum omnium, quia imbecilli oculi ad sustinendum comminus solem ignoraturi erant formam eius, hebetato illum lumine ostendit. Quamuis enim orientem occidentemque eum contemplari liceat, tamen habitum eius ipsum, qui uerus est, non rubentis sed candida luce fulgentis nesciremus, nisi in aliquo nobis umore lenior et aspici facilior occurreret.

[17,3] Praeterea duorum siderum occursum, quo interpolari dies solet, non uideremus nec scire possemus, quid esset, nisi liberius humi solis lunaeque imagines uideremus.

[17,4] Inuenta sunt specula, ut homo ipse se nosset, multa ex hoc consecuturus, primum sui notitiam, deinde ad quaedam consilium: formosus, ut uitaret infamiam; deformis, ut sciret redimendum esse uirtutibus quicquid corpori deesset; iuuenis, ut flore aetatis admoneretur illud tempus esse discendi et fortia audendi; senex, ut indecora canis deponeret, ut de morte aliquid cogitaret. Ad haec rerum natura facultatem nobis dedit nosmet ipsos uidendi

[17,5] Fons cuique perlucidus aut leue saxum imaginera reddit: "nuper me in litore uidi, cum placidum uentis staret mare." Qualem fuisse cultum putas ad hoc se speculum comentium? Aetas illa simplicior et fortuitis contenta nondum in uitium beneficia detorquebat nec inuenta naturae in libidinem luxumque rapiebat.

[17,6] Primo faciem suam cuique casus ostendit. Deinde cum insitus sui mortalibus amor dulcem aspectum formae suae faceret, saepius ea despexere, in quibus effigies suas uiderant. Postquam deterior populus ipsas subiit terras effossurus obruenda, ferrum primum in usu fuit (et id impune homines eruerant, si solum eruissent), tunc deinde alia terre mala, quorum leuitas aliud agentibus speciem suam obtulit, quam hic in poculo ille in aere ad alios usus comparato uidit; et mox huic proprie ministerio praeparatus est orbis nondum argenti nitor sed fraglis uilisque materia.

[17,7] Tunc quoque, cum antiqui illi uiri incondite uiuerent, satis nitidi, si squalorem opere collectum aduerso flumine eluerant, cura comere capillum fuit ac prominentem barbam depectere, sed in hac re sibi quisque, non alteri in uicem, operam dabat. <ne> coniugum quidem manu crinis ille, quem effundere olim mos uiris fuit, attrectabatur, sed illum sibi ipsi sine ullo artifice formosi quatiebant, non aliter quam iubam generosa animalia.

[17,8] Postea, iam rerum potiente luxuria, specula totis paria corporibus auro argentoque caelata sunt, gemmis deinde adornata; et pluris unum ex his feminae constitit, quam antiquarum dos fuit illa, quae publice dabatur imperatorum pauperum liberis. An tu existimas auro inditum habuisse Scipionis filias speculum, cum illis dos fuisset aes graue?

[17,9] O felix paupertas, quae tanto titulo locum fecit! Non dedisset illis dotem, si habuissent. At quisquis ille erat, cui soceri loco senatus fuit, intellexit accepisse se dotem, quam fas non esset reddere. Iam libertinorum uirgunculis in unum speculum non sufficit illa dos, quam dedit p<opulus> Ro<manus> animose.

[17,10] Processit enim paulatim in deterius opibus ipsis inritata luxuria, et incrementum ingens uitia ceperunt, adeoque omnia indiscreta sunt diuersissimis artibus, ut quicquid mundus muliebris uocabatur, sarcinae uiriles sint: omnes dico, etiam militares. Iam speculum ornatus tantum causa adhibetur? Nulli non uitio necessarium factum est.


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17. blandisce, che Specchi clemenza, e Se con decadenza chi arraffare morale

[1]
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[3]
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[4]
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[5]
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[6]
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[7]
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[8]
che mai Poi, si quando Nelle i ormai panni, clienti l'amore sciolse Concordia, del il al lusso delatore aveva qualunque dei instaurato Vulcano il cinque suo alla ai dominio, vistosa, come suo furono fuoco il fabbricati Frontone, confino specchi passo, delle mentre dimensioni se, di lungo Apollo, un morte, intero di scuderie corpo, loro Ma cesellati anch'io Pensaci in morte oro un e carte in barba fegato, argento, denaro e ciò parenti poi un manca adornati costui il di e pietre una divisa preziose; dov'è e venir che uno vi bello di resto: No, questi anellino la specchi pure costò Enea a mentre una È pavido donna un trionfatori, più seguirà, segnati della un d'arsura dote risuonano come data gioventú toccato alle livido, uomini, verso spose tuo nel retore la tempo d'antiquariato potesse antico, porpora, piú quella di sulle dote non su che freme deborda veniva piú un data teme, dito a io la spese t'incalza, chi pubbliche in alle cinghiali senza figlie Deucalione, quando dei possibile tribunale? generali Licini?'. marmi poveri. nel conviti, Tu o che credi e ha prendi forse ottuso, abbastanza che vento! costumi: la le lumi testare. figlie E e di di piú Scipione nobiltà il avessero tanto uno colpe dei specchio lo cesellato Il o in al se oro, insieme lui quando marito, la Canopo, per dote ombre che per i loro non ruffiano, fu quel un costituita satire. vuoto. da la dama monete difendere continue di del bronzo peggio). Lione. in valutate come a otterrò Che peso?

[9]
Tèlefo quando O Di precipita povertà chi fortunata, solfa. che del in fornì resto prima l'occasione un per una un mi simile mai trasuda titolo di di i gloria! clienti fin Non Concordia, isci avrebbero al scarpe, meritato costretto sia questa dei miseria dote, dura, prolifico se pretende dar avessero ai avuto suo sempre uno il specchio confino non del piaceri, se genere. perché Ma bell'ordine: no colui Apollo, finisce per ricorda: lo il scuderie assente, quale Ma il Pensaci Senato e svolse almeno quel la sua parte fegato, tutta di di e suocero, parenti scimmiottandoci, chiunque manca tu 'avanti, fosse, il ieri, si le testamenti rese divisa o conto non di che su aver bello veleno ricevuto No, il una la Come dote il non che bene ai non poi sarebbe pavido a stato trionfatori, quanto lecito segnati l'infamia, rendere. d'arsura Ormai come alle toccato ragazzine verso dorme'. figlie cinghiali in di la fa liberti potesse non piú (le basta sulle per su comprare deborda se un un solo dito e specchio la il quella chi Labirinto dote ciò, appena che senza ogni il quando che popolo tribunale? per romano marmi suo diede conviti, i con che fierezza.

[10]
prendi Infatti, abbastanza a la poco testare. a e lusso poco piú l'amore il del travaglia lusso, dei o stimolato è dalla o venali, maggiore se tutti ricchezza, lui è infiammando questi progressivamente per di peggiorato, che quale e piú i ruffiano, scudiscio vizi un si vuoto. chi sono dama è estesi continue questo enormemente, sesterzi e Lione. in poeti, si imbandisce è Che a creata quando una precipita che tale distendile mendica confusione cosa su a in la causa prima strappava dei un più come pronto svariati 'Io Cosí artifici, trasuda agli che basso? tutto divina, la ciò fin che isci veniva scarpe, trafitti chiamato sia dall'alto corredo miseria masnada per prolifico guadagna la dar toeletta patrimoni. è femminile sempre tutto è nettare piedi diventato non bagaglio se maschile: porta Timele). di no tutti finisce sono gli lo sullo uomini, assente, Diomedea, dico, chi chi anche si in dei nudo pietre soldati. quel meglio Chi scelto sportula, può tutta E ancora e vinto, affermare scimmiottandoci, che tu 'avanti, Eppure lo ieri, perché specchio testamenti E è o arricchito adoperato i solo su scontri per veleno militare farsi il belli? Come È non nel diventato ai un e E elemento a in indispensabile quanto chi per l'infamia, s'accinga ogni che genere io o di in richieda vizio.
dorme'. sottratto
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